lunedì 29 settembre 2008

ただ、君を愛してる (Semplicemente, Ti Amo)

Erano mesi che dovevo vederlo. Di solito guardo i film giapponesi quando faccio i turni di notte, il bello (e anche il brutto) del mio lavoro è che a volte sei lì solo per "fare presenza", quindi, computer, cup noodles e via! Le ultime notti sono state abbastanza irritanti, infatti c'è sempre un dannato volo della Myair per Bergamo che parte in ritardo: penso di non averlo mai visto partire in orario, ma sono ritardi allucinanti, parte alle 5 del mattino, o alle 4, dopo aver lasciato i passeggeri in aerostazione per 8 o 10 ore! Insomma, tra voli in ritardo, colleghi non amanti del cinema giapponese (si perchè vogliono vedere un film anche loro, ma non si ricordano che il computer è mio), non ho mai potuto mettere su questo polpettone romantico all'ennesima potenza, definito da tutti il miglior esponente del genere 純愛(Jun-ai – vero amore).
Makoto (Hiroshi Tamaki) va a New York. Dentro il bus si addormenta (magari è per il fuso orario, ma comunque i giapponesi si addormentano in qualsiasi mezzo pubblico...) e una lettera gli cade dalla mano. Una graziosissima bambina di colore la raccoglie, lo sveglia in un dolcissimo malo modo e gliela riconsegna augurandogli Buon Natale, si perchè siamo in America e sono tutti buoni (...)! La lettera è di Shizuru Satonaka (Aoi Miyazaki), una ragazza che ha conosciuto all'università, e che ora tiene una mostra fotografica nientemeno che nella grande mela! Makoto sorride, guarda fuori dal finestrino del pullman che guardacaso attraversa uno dei panorami più belli della città, ed inizia la storia, che non è ambientata a New York, ma a Tokyo!
E' il primo giorno di università, Makoto si accinge ad attraversare la strada, ma vede una ragazza, all'incorcio, che si sbraccia perchè qualcuno la faccia passare. Una ragazza parecchio strana, vestita come una bambola di pezza, buffi occhiali da vista e dei modi davvero unici. E' Shizuru, ed è il loro primo incontro. Makoto l'aiuta ma si sente in imbarazzo davanti ad una tipa così strana e l'abbandona a sè stessa. Shizuru gli si affeziona e nasce una strana amicizia: lei è molto presa da lui, ma lui pur essendo attratto da lei bada solo all'apparenza delle cose e soprattutto al non sfigurare di fronte agli altri nostrando di avere un'amica così "stramba". Makoto è molto timido, e poi soffre di una incontrollabile paura: ha uno sfogo nel fianco destro che gli dà prurito, e fin da piccolo deve metterci una pomata che secondo lui puzza. Questa fobia lo tiene lontano da chiunque, tranne che da Shizuru che (fortunatamente per lui) soffre di una rinite cronica che riduce il suo olfatto ad un centesimo del normale. C'è poi una ragazza di cui lui è segretamente innamorato, Miyuki (Meisa Kuroki), forse la ragazza più bella della terra, ma lei sembra presa solo dall'invadente gruppo di amici di cui fa parte. Incredibilmente le cose si evolveranno inaspettatamente per Makoto e Miyuki, e Shizuru pur rimanendone sconvolta, troverà, a modo suo, il modo di conquistare Makoto.
Ogni volta che mi accingo a guardare un 純愛(Jun-ai), mi sento estremamente attratto ed impaziente di vedere quale dannato intreccio troveranno gli sceneggiatori per distruggere lo spettatore. ただ、君を愛してる (Tada, Kimi Wo Ai Shiteru - Semplicemente, Ti Amo), è un film bastardo, si è proprio bastardo dentro. E' estremamente equilibrato in ogni suo aspetto, il ritmo è abbastanza veloce e non si attarda mai in inutili fronzoli, pur essendo esso stesso un "fronzolo gigantesco". Devo dire con tutta sincerità che ho scoperto un'attrice davvero d'eccezione, interpreta Shizuru e si chiama 宮崎あおい(Aoi Miyazaki), classe 1985, ragazza modello super impegnata nel sociale. La Miyazaki, per lo meno in questo film, ha un talento che ha del sovrannaturale nel rendere un personaggio come quello di Shizuru: avrà sicuramente avuto dei forti crampi ai muscoli facciali per fare quelle continue smorfie da bambina piccola, ma quando sorrideva mostrando una gioia ed innocenza incredibilmente vere e cominciava a correre in circolo come una forsennata, mi sembrava di poter ricevere quella stessa gioia, e quando qualcuno la faceva soffrire, che peso nel cuore! La bravura della Miyazaki sta nell'interpretare un personaggio che a tutti gli effetti potrebbe essere una macchietta, una caricatura, e di non farlo sembrare tale dandogli verità e concretezza. Eh si, questi sceneggiatori e produttori giapponesi sono dei bastardi e hanno dalla loro parte delle armi segrete che stupiscono sempre! Per quanto riguarda lui, 玉木宏(Hiroshi Tamaki), è il solito "bonazzo" giapponese che fa il maldestro. Una menzione deve obbligatoriamente andare a 黒木メイサ(Meisa Kuroki), l'antagonista di Shizuru, è veramente bella, sono senza parole, forse troppo bella per il film, un taglio d'occhi talmente affilato da far male, e dei denti di un bianco porcellana abbagliante, insomma è una perfezione che induce quasi antipatia, e forse è questo il vero intento dei produttori del film.
Come al solito il brutto di un intreccio narrativo complesso è che non si può raccontare molto della trama, ma vi posso dire che questo film, pur dissimulando sè stesso in una semplice storia d'amore, purtroppo non sfugge alla regola che rispettano tutti i film d'amore giapponesi (che sa di cosa parlo, capirà, chi non lo sa invece capirà quando guarderà il film). Non è cattivo come 世界の中心で、愛をさけぶ(Sekai No Chushin De, Ai Wo Sakebu – Crying Out Love In The Center Of The World), ma preparatevi a piangere. E se siete depressi, scoratevelo! Non posso negare che sia un film veramente splendido, uno dei migliori che abbia visto quest'anno.

ただ、君を愛してる (Tada, Kimi Wo Ai Shiteru - Semplicemente, Ti Amo)
Giappone, 2006 - regia di Takehiko Shinjo

domenica 28 settembre 2008

女子競泳反乱軍 (Giovani Nuotatrici ribelli)

O come splendidamente tradotto dai distributori (sicuramente Cina o Hong Kong), "The girls Rebel Force Of Competitive Swimmers". Se abbiamo visto questo film, il merito è del grande Torakiki, al quale va il premio "miglior selezionatore di film incredibili". Si perchè 女子競泳反乱軍(Joshi kyō eihan rangun - Giovani Nuotatrici ribelli) è veramente un film incredibile, almeno agli occhi di un occidentale! Storia: Una ragazza nuota in una piscina di una scuola superiore giapponese, sembra che qualcuno o qualcosa di terrificante le si avvicini, ma sembra anche che non ci sia niente, ma c'è una musica terrificante quindi ci dev'essere per forza qualcosa che le si avvicina, ma lei continua a nuotare, l'acqua per fortuna e trasparente e anche dalle inquadrature si vede proprio che non c'è niente..allora comincia a fare rana...si insomma, bimba, non senti che il regista ha messo una musica terrificante? Perchè fai rana? E' come entrare in una macchina che non si accende quando sei inseguito da qualche mostro in un film dell'orrore, è come entrare in una cazzo di porta in cui non devi entrare in una casa dell'orrore!! Se fai rana, quando emergi ad ogni bracciata potresti trovare qualcosa davanti a te, e poi sei pure in Giappone dove ci sono quei cazzo di spiriti coi capelli in faccia, EHI! E infatti, BAM, una faccia imbecille per niente spaventosa le appare davanti ad una bracciata di rana, ma, più che spaventata dalla "terrificante" visione che le si è "terrificantemente" materializzata davanti, la ragazza sembra più spaventata da una ciocca di capelli che le si è attaccata alla mano. Si insomma, io ho lavorato per quattro anni come instruttore di nuoto, e ho fatto nuoto per una buona parte della mia vita, e potrei intrecciare almeno cinque tappeti persiani coi capellli che vedevo sul fondo delle vasche, ma che ti spaventi, scema? Ma non è finita, perchè il terribile spavento e la famigerata ciocca di capelli ritorneranno, nel finale del film! E intanto una terribile maledizione sta per piombare sulla scuola!
Aki, una bella ragazza (...) si trasferisce in questa nuova scuola, nessuno la conosce, nessuno sa da dove viene. All'improvviso tutti cominciano a tossire, c'è un virus nella scuola! Arrivano dei medici, tutti a fare il vaccino! Ma le cose si mettono male, il virus trasforma le persone in mostri che squartano e uccidono, ma pur essendo verdastri e abbastanza lenti e goffi questi mostri non sono zombie, anzi hanno una loro intelligenza e utilizzano anche delle "sottili" astuzie per fregare le loro vittime (vedi la professoressa d'inglese...). Tutti sembrano essere colpiti da questo virus tranne le ragazze del club di nuoto, che guidate da Aki e dalla sua "amica fraterna" Sayaka interverranno per cercare di salvare la situazione.
Durata infima (78 minuti), prodotto solo per l'home video, 女子競泳反乱軍 è rivolto ad un esigente pubblico maschile. La caratura artistica delle protagoniste infatti è spia di un'attenta selezione in fase di casting. La trama della storia si evolve in un crescendo di emozioni e colpi di scena, fino ad un tragico e struggente finale dove si capisce il vero senso della battaglia che queste ragazze, nel loro piccolo paladine della libertà, portano avanti per salvare il loro piccolo mondo.
Bando alle stupidaggini, penso abbiate capito che questo film è un soft porno cammuffato da zombie movie: la protagonista Aki, interpretata 範田紗々(Sasa Handa), anno 1985 e già due enormi tette rifatte, è sempre col petto di fuori, e la sua amicizia con Sayaka, interpretata da 日高ゆりあ(Yuria Hidaka) è un'appetibilissima soft-lesbo story confezionata giust'appunto per gli esigenti spettatori e affezionati del genere, che "tra un divertimento e l'altro" trovano un buon intrattenimento in sgozzamenti, sangue a litri, teste mozzate con colonne vertebrali ancora attaccate, e tantissimi luoghi comuni della soft-pornografia giapponese, che a citarli tutti dovrei passare dei giorni.
C'è da dire che questo film è veramente interessante per i nippofili occidentali perchè è un vero film Giapponese fatto per Giapponesi: per quanto riguarda la parte horror, è quel tipo di cinema che Quentin Tarantino scimmiotta, e che ormai alcune case giapponesi producono quasi come sterile imitazione di sè stessi solo per l'esportazione in occidente, visto che ormai il sangue a spruzzi fa troppo giapponese...
Ah, volevate sapere di quella paurosissima ciocca di capelli che si attacca alla mano della ragazza all'inizio del film? Non so, ma vista la totale incoerenza di tale avvenimento con la trama, potrebbe essere l'anteprima di un sequel (o di un prequel)...oppure qualcuno dormiva in fase di montaggio...

Le ragazze pronte alla guerra, non tutte con una posa agguerrita, ma a noi non interessa, basta che ci sia la "diga"!!

Sayaka ed Aki in una scena di sopracitato amore fraterno e "tette all'esterno"...

E come potevo non citare l'arma definitiva, la pinnetta da nuoto con lame a molla (avvertenza, non è letale se non è portata da una ragazza sexy)

Che dite lo traduco?

女子競泳反乱軍(Joshi kyō eihan rangun - Giovani Nuotatrici ribelli)

Giappone, 2007 - regia di 川野浩司(Kōji Kawano)

スウィングガールズ (Swing Girls)

Un'altra notte da passare a lavoro. Non ne faccio molte, per dire la verità, una o due al mese, ma almeno che non accadano episodi "particolari", sono più che altro otto ore da passare svegli: per la fame c'è sempre disponibile una confezione di Cup Noodles. Per la mente, visto che la connessione ad internet non è disponibile se non in wireless a prezzi esorbitanti, ci sono le decine di film Giapponesi che ancora attendono di essere visti. Ora arriva il difficile: è possibile che arrivi un collega o una collega che voglia passare delle ore con te, allora dice "oh, bello, hai il computer, guardiamo un film?"...io avevo in mente di guardare un impegnativissimo polpettone tragico-romantico della durata di 6 ore, ma se gli sottopongo una cosa del genere, minimo muore nell'ufficio, e devo anche pulire. Si perchè le persone "normali" quando sentono l'aggettivo "giapponese" hanno un solo disco dentro, nella loro mente, che dice "banzai, yattà (nel senso del calcio volante alla Bruce Lee che poi non era neanche Giapponese ma-fa-lo-stesso), sushi" etc. Poi mi dicono, "ma in lingua originale?", io rispondo "Si ma coi sottotitoli". Se sei fortunato dicono "ah" con faccia schifata, e se sei sfortunato ti chiedono, orgogliosamente ironici e superiori della loro occidentalità: "e i sottotitoli sono in Cecoslovacco?". E così un'ora della tua notte è già andata via. Poi arriva la scelta del film: molte volte scelgo di rivedere degli autentici capolavori, ma giusto per cercare di convincere il mio compagno d'avventura notturna della bellezza del cinema Giapponese: tipo la volta che ho messo l'incommensurabile 誰も知らない(Dare Mo Shiranai - Nobody Knows), di Hirokazu Koreeda per una mia collega, e lei dopo qualche minuto era già addormentata. Allora tra cambiare il film e cazziare la collega o il collega traditore passa un'altra mezz'ora. Insomma, siamo lontani dal Far East Film Festival, dove se ami il cinema orientale non sei un extraterrestre: l'altro giorno avevo questo スウィングガールズ (Swing Girls), pronto da vedere (beh in effetti ne avevo già visto 15 minuti nel turno notturno precedente ma sempre a causa di "addormentamento di compagno di visione" l'avevo interrotto) e così ho detto al mio collega Michele " Ti faccio vedere un film leggero".
Siamo nella prefettura di Yamagata, in mezzo al nulla del Giappone nord-occidentale, sulla costa del Mar Del Giappone. Tomoko Suzuki e altre sue coetanee assistono assonnate ed accaldate ad un terrificante corso estivo di recupero di matematica. Nel cortile scolastico intanto (quelli fatti con lo stampino, con lo sterrato incolto di erba bassa a macchie e a volte teppisti che scorrazzano in moto) c'è il pullman della banda musicale scolastica che si accinge a partire per il supporto di una partita della squadra di baseball scolastica. Dopo qualche minuto dalla partenza arriva un furgoncino del catering col pranzo per la banda. Le ragazze dall'aula assistono alla scena e convincono il professore di matematica (interpretato dal mitico Naoto Takenaka) a lasciarle libere per portare i bento alla banda. Alcuni imprevisti fanno in modo che le ragazze arrivino in ritardo al campo di baseball, consegnando i bento che nel mentre si sono guastati con la calura estiva: la banda finisce all'ospedale per dissenteria, e così l'unico superstite, lo sfigato che non aveva ricevuto il pranzo, all'anno Takuo Nakamura (interpretato da Yuta Hiraoka), cerca di convincere le "scazzatissime" ragazze del corso di matematica a prendere in mano gli strumenti per supplire all'assenza della banda. Da qui il film diventa il classico film di "apprendimento di cosa impossibile, batoste e sofferenze inenarrabili nel mezzo, e successo incredibile finale".
Riesce difficile abituarsi alle smorfie di Juri Ueno, la protagonista, ma con un buono sforzo si può andare avanti, la recitazione generale stenta a prendere quota se non ci fosse Naoto Takenaka (per dirvene una, l'addestratore di delfini di Waterboys) a salvare la situazione. Vi sono delle scene davvero esilaranti, e la curva di apprendimento delle ragazze s'impenna clamorosamente e in maniera davvero imbarazzante nel finale, che si salva e salva il film con una scena davvero coinvolgente. Come avevo detto a Michele, "un film leggero". A Michele è piaciuto!

スウィングガールズ (Suingu Gaaruzu - Swing Girls)

Giappone, 2004 - regia di Shinobu Yaguchi

そのときは彼によろしく (Say Hallo For Me)

Non sarei mai stato interessato a questo film, se l’attrice protagonista non fosse stata Masami Nagasawa. Diciamo la verità, la sua fama in giappone ha ormai raggiunto livelli stratosferici, un recente sondaggio tra gli uomini Giapponesi l’ha decretata la “donna ideale”, per “la sua forza d’animo e per l’impegno che mette nello svolgere ogni compito le venga affidato”. Io aggiungo pure che i bravi ometti giapponesi l’hanno votata perché è proprio carina, e nelle loro menti giapponesi una donna che mette impegno nel fare le cose è gia una cosa ottima (per loro il “fare qualcosa” riferito ad una donna significa principalmente pulire casa, crescere i figli e cucinare, per il resto poi ci sono sempre le ragazze dei kyabakura…), se poi è carina, beh ancora meglio! Poco importa che la ragazza abbia appena 21 anni e che magari abbia in mente qualcos’altro, per il momento…direi “povera”, ma coi soldi che guadagna ci può anche stare…ma è proprio un amore…
E parlo così perché da quando l’ho vista così messa male in 世界の中心で、愛をさけぶ(Sekai No Chushin De, Ai Wo Sakebu – Crying Out Love In The Center Of The World) mi ci sono particolarmente affezionato. Tenendo conto del fatto che secondo la tradizione Shintoista l’amore perfetto sia quello coronato dalla morte di uno o di entrambi gli amanti, che pone un sigillo di eternità e immortalità ad un sentimento che in tal modo non potrà mai morire, ci può anche stare che Isao Yukisada (sull’idea di Kyoichi Katayama e del suo bestseller) l’abbia così maltrattata, …povera piccola, e devo prendere atto del fatto che sia in Touch (2005), che in Rough (2006), le persone che le stavano attorno abbiano subìto destini per lo meno “dolorosi”, se non peggio… E se Masami Nagasawa portasse sfiga? Preso da un sentimento di odio verso Mamma Toho e subendo le percosse di un amore, il mio per lei, ridotto a brandelli, mi accingevo a tradurre questo film, e cosa vedo nella primissima scena? La mia Masami Nagasawa in un letto d'ospedale che versa in uno stato di profondissimo coma, con al suo capezzale due ragazzi che si spaccano di lacrime come avessero le emorroidi… e vai col dolore!!
Eh si, il film inizia proprio così: In una stanza d’ospedale, Suzune Morikawa giace in uno stato di coma profondo, causato da una rara malattia che porta il paziente ad un sonno profondo che si trasforma in coma, e poi ne causa il decesso. Nella stanza l’osservano due suoi amici d’infanzia: Satoshi Toyama, interpretato da Takayuki Yamada, e Yuji Igarashi, interpretato da Takashi Tsukamoto. La storia allora compie un flashback fino all’infanzia dei ragazzi, per districare una complicata matassa fatta di dolore, tragedie inenarrabili, che ha portato alla situazione attuale. La vicenda poi si evolverà prendendo strade assolutamente inaspettate, fino ad un finale veramente poco scontato e addirittura sensazionale per il trend del genere.
Purtroppo è difficile raccontare qualcosa della trama di questo film perché la compenetrazione dei filoni narrativi renderebbe l’impresa assai spoiler. Ma posso dire che, dopo la visione di questo film, sarete coscienti anche voi del fatto che, grazie alla Toho, qualsiasi persona venga a contatto dei personaggi interpretati da Masami Nagasawa, finisca per lo meno all’ospedale…
Una certa critica ha ribattezzato questo tipo di film col termine 純愛(Jun-ai – vero amore), e sicuramente i maggiori esponenti del genere sono ただ、君を愛してる(Tada, kimi wo ai shiteru - Semplicemente Ti Amo, Titolo inglese "Heavenly Forest"), del 2006, regia di Takehiko Shinjo; il già citato Sekachu; タイヨウのうた(Taiyō no Uta - La Canzone Del Sole), del 2006, regia del giovanissimo Norihiro Koizumi (in questa foto con me, Weltall, e Rosuen) fresco vincitore del Far East Film Festival 10 con ガチボーイ(Gachi Boy); いま、会いにゆきます (Ima, Ai ni Yukimasu – Ora vengo per incontrarvi), titolo inglese “Be With You”, e via dicendo. Anche “sonokare”, come puntualmente ribattezzato in Giappone, è frutto della penna di Takuji Ichikawa, già autore dei sopracitati Heavenly Forest e Be With You. Penso che la sceneggiatura, pur nella sua complicatezza e nonostante i mirabili stratagemmi temporali e i colpi di scena, sia leggermente inferiore ai precedenti suoi lavori. Masami Nagasawa, è adorabile nei suoi sorrisini, faccine, camminate ciondolanti, ma alla fine è quello che è, cioè un personaggio mediatico che fa fare tanti soldi, ma nel talento distante anni luce da vere attrici sue coetanee come la mastodontica Yu Aoi. Takayuki Yamada: si è molto bravo, ma dopo aver visto Crows Episode Zero, di Takashi Miike, al FEFF10 non posso che ricordare la scena del bowling, sul tetto della scuola, e anche se in questo film piange veramente bene, è ormai condannato ad eterno bullo!! Fa piacere vedere Keiko Kitagawa che interpreta la ragazza seria sforna bambini, soprattutto dopo averla vista nel penoso Dear Friends, del 2007, di Kazuyuki Morosawa. La presenza di Fumiyo Kohinata fa sentire a casa, infatti la Toho lo schiera puntualmente nelle parti di comprensivi padri di una gioventù problematica (Touch, Sonokare) o simpatici medici (Be With You).
Consigliato per chi ama il genere Jun-ai, per chi vuole versare due lacrime, e per chi ama Masami Nagasawa, nonostante tutto!!
Qui i sottotitoli scritti da me per la versione SUPERiER a due dischi.
そのときは彼によろしく (Sono Toki Wa Kare Ni Yoroshiku - Say Hallo For Me)
Giappone, 2007 - Regia Yuichiro Hirakawa

それでもボクはやってない (Comunque sia, non sono stato io)

Su asianworld la traduzione dei sottotitoli di questo film da me effettuata, e riporto la recensione che ho scritto sul forum dello stesso sito. Qui potete scaricare i sottotitoli!!

Plot: In un treno iperaffollato che corre in un punto imprecisato dell’immensa Tokyo, Tappei Kaneko, un ragazzo in cerca di lavoro, viene accusato ingiustamente da una quindicenne di aver commesso 痴漢 (Chikan – Palpeggiamento). Dall’inizio alla fine, la sua vicenda giudiziaria.

Commento: Per noi Italiani, il reato di palpeggiamento non esiste neanche, essendo annoverato nell’ambito della molestia o della molestia sessuale. Viene anche da sorridere il solo pensare che commettere un atto del genere possa letteralmente rovinare la vita di una persona. Se in Italia l’essere pregiudicati può significare solo in qualche caso la preclusione ad alcuni ambiti della società (ma come si vede al giorno d’oggi anche il premio di una carriera politica prestigiosa), in Giappone significa la fine di ogni rapporto sociale costruttivo, sia in termini di rapporti interpersonali, sia in termini lavorativi e di reputazione (Tegami insegna). Da qui si può capire innanzitutto il senso di questo film nel narrare una vicenda giudiziaria derivante da un tale genere di reato, apparentemente lieve.

Il reato: Il 痴漢 (Chikan – Palpeggiamento) è una pratica molto diffusa in Giappone. Gli aggressori sono per la stragrande maggioranza di sesso maschile, ma si ha notizia di alcuni aggressori di sesso femminile. L’aggressione si attua di solito in luoghi affollati, preferibilmente treni, preferibilmente all’ora di punta, e consiste nel semplice toccare la vittima in corrispondenza delle sue parti intime. Vi sono diversi livelli di gravità nell'ambito di questo reato, che consistono nell’effettivo punto di contatto della mano dell’aggressore: ad esempio al di sopra o all’interno della biancheria intima. Le vittime, come già detto per la maggioranza ragazze, sono estremamente restie a reagire all’aggressione: questo deriva innanzitutto dalle peculiarità del carattere e dell’educazione dell’individuo giapponese che, per la maggioranza degli individui, consiste nel cercare di emergere dalla massa il meno possibile: denunciare e reagire ad un aggressore all’interno di un treno super-affollato significa non solo esporsi ad un rischio personale nei confronti dell’aggressore, ma anche nel mettersi figurativamente su un palcoscenico molto scomodo. Le compagnie ferroviarie giapponesi, per porre rimedio al dilagare di questi fenomeni, sin dal 1912 hanno introdotto i 女性専用車両 (josei sen'yō sharyō – Vagoni per sole donne), chiamati in precedenza 花電車 (hana densha – flower trains): la JR se n’è accorta più tardi, iniziando solo nel 2001. Queste carrozze speciali sono riservate alle donne e sono in servizio principalmente nell ore di punta, quindi dall'inizio del servizio fino alle 9:00 circa, la mattina, e dalle 17:00 alle 21:00 circa, la sera. L’estremo affollamento dei treni, però, rende un posto su queste carrozze merce rara, e il rimedio lungi dall’essere efficace. Il governo allora è corso ai ripari, facendo in modo che fosse proprio la mentalità, soprattutto delle forze di polizia e dei giudici, a cambiare: per questo attualmente vi è un estremo accanimento da parte di queste istituzioni, nei confronti degli aggressori e dei presunti aggressori, e la testimonianza di una vittima o presunta tale è considerata alla stregua di prova determinante per l’accusa, vista anche l’impossibilità nella maggior parte dei casi di rintracciare prove certe dell’aggressione. Questo sitema malato ha portato a delle aberrazioni impressionanti: è di pochi giorni fa la notizia dell'arresto di una coppia, ad Osaka, che nelle ore di punta stazionava nei treni: lei accusava un malcapitato di palpeggiamento, e lui nelle vicinanze la supportava proponendosi come testimone: il malcapitato, conoscendo la pessima situazione del sistema dal quale stava per venire giudicato, accettava di buon grado la proposta di un ritiro della denuncia in cambio di un’ingente somma di denaro. Questo genere di atti criminosi si sta moltiplicando in maniera preoccupante.

Il sistema giudiziario Giapponese: Parlare in generale del sistema giudiziario Giapponese sarebbe fuori tema e abbastanza noioso, ma è utile puntualizzare alcuni aspetti connessi al film: innanzitutto, come in tutti i paesi dell’estremo oriente, sia la giustizia che la forza di polizia sono mal informati sul concetto di “diritti umani”. In giappone in particolare, la polizia è molto violenta e corrotta, un poliziotto è una delle persone meno affidabili che si possa trovare, a detta degli stessi giapponesi. All’atto della scoperta un crimine si mette in moto un meccanismo che porta all’immediata cattura del presunto aggressore: il presunto colpevole viene imprigionato nella più vicina stazione di polizia che funziona anche come vero e proprio luogo di detenzione. Questa carcerazione preventiva si chiama 代用監獄 (Daiyō Kangoku), e si può protrarre fino a 23 giorni. Durante questo periodo, il presunto colpevole viene tenuto in uno stato di detenzione militaresca all’interno di celle piccolissime e sovraffollate. La polizia può effettuare interrogatori dalla durata illimitata, senza che l’interrogato possa avere l’assistenza di un avvocato e senza che tali sedute siano verbalizzate e registrate. Durante questi interrogatori, la polizia ha un solo intento: quello di convincere l’accusato a confessare. Lo spirito degli investigatori infatti è quello di evitare al dipartimento la figuraccia di ammettere un’incarcerazione ingiusta e quindi di ammettere un errore. Gli interrogatori sono spesso violenti e si ha notizia di torture effettuate in queste occasioni. L’incarcerazione preventiva, se l’accusato non confessa, si trasforma in incriminazione: la maggior parte dei procuratori infatti prende il risultato delle indagini svolte dalla polizia (sempre a sfavore dell’accusato) come prova fondamentale e, per lo stesso motivo citato prima, si guarda bene dal mettere la polizia nella condizione di scusarsi per un’incarcerazione ingiusta. La palla passa al giudice, che si pronuncia per la colpevolezza nel 99,9% dei casi, sempre per guardarsi bene dal far fare una figuraccia alla polizia ed al procuratore, e per risparmiare il sistema giudiziario della noia di un sicuro ricorso in appello da parte dell’accusatoLe reazioni: Questa situazione negli ultimi tempi è venuta alla luce a livello internazionale grazie a due avvenimenti: l’incarcerazione ingiusta del giornalista svedese Per Bodner, e il convegno organizzato dal 日本弁護士連合会(Nihon Bengoshi Rengōkai – Ordine degli avvocati Giapponese o JFBA), in seguito alla denuncia sporta in data 18 maggio 2007 dal CAT (Committee Against Torture), una delle sette istituzioni ONU a difesa dei diritti umani. Il primo fatto, la storia del povero giornalista svedese, ha portato la stampa internazionale ad occuparsi della faccenda, soprattutto perché uno dei suoi avvocati difensori era il nostro connazionale Pio D’Emilia, corrispondente dal Giappone per varie testate, nonché avvocato e vicepresidente dell’associazione della stampa estera a Tokyo (qui il racconto della vicenda e qui il il racconto di Pio D'Emilia). Il secondo avvenimento ha visto, in data 15 dicembre 2007 la proiezione di questo stesso film qui presentato, ed un successivo dibattito (foto e foto).

Il film: E’ un film lungo, privo di qualsiasi particolarità scenografica o fotografica, quasi come fosse un documentario, ed è pieno zeppo di dialoghi: quasi 2000 sottotitoli per due ore e venti minuti di durata, e molti di questi sono abbastanza lunghi a causa di dialoghi che sembrano lezioni universitarie. La storia è fittizia ma rispecchia fedelmente la realtà. Le riprese in stazione sono state effettuate presso la 府中駅 (Fuchū-eki - Stazione di Fuchu), a Tokyo, con la gentile concessione della Keio che ha prestato uno dei suoi treni, cammuffato come un convoglio della fittizia compagnia ferroviaria Jyohoku; i nomi di stazione stessi sono fittizi. Non si può dare un merito particolare al film né agli attori, ma è assolutamente da premiare il CORAGGIO di aver portato alla luce le falle di un sistema malato e corrotto. E’ importante che tutti sappiano cosa sta succedendo in Giappone, sotto questo punto di vista.
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L'angolo linguistico: Anche se (specialmente sui treni) il più delle volte il reato consiste effettivamente nel palpeggiamento, originariamente il termine chikan non indica quell'atto bensì l'uomo che "compie atti indecenti/osceni nei confronti di una donna". In senso più lato, il vocabolo indica un "uomo stupido", infatti il primo kanji può anche essere letto come oroka di "stupido, sciocco" e il secondo ha, tra i vari significati, anche l'accezione di "uomo" nel senso di otoko,maschio. (by niachan)

ト二ー滝谷 (Tony Takitani)

Il titolo non mi aveva mai ispirato, e devo dire che proprio non avevo voglia di vederlo, ma quel giorno avevo poco tempo a disposizione, e Tony Takitani era il film adatto a quel lasso di tempo, avendo una durata di solo un'ora e 15 minuti.
Il film parla di un signore che si chiama appunto Tony Takitani, figlio di Shozaburo Takitani. La parte iniziale è dedicata totalmente a Shozaburo, un suonatore di trombone jazz, imprigionato durante la guerra dagli americani. Dopo la fine della guerra Shozaburo, torna a casa e sposa una donna, che dopo poco tempo gli da un figlio. La scelta del nome cade su Tony, un nome americano, in onore del cambiamento dei tempi al quale il Giappone si prepara. Tony, cresce da solo: la madre muore subito dopo il parto e il padre passa la vita tra un concerto jazz e l'altro. La sua solitudine lo rende introverso ed indipendente, e lo accompagna fino all'età adulta. La sua spiccata propensione verso il disegno e la decorazione lo fanno crescere lavorativamente, ma rimane, come una maledizione, la sua solitudine, nonostante un buon stipendio e un buon tenore di vita. Un giorno Tony, selezionando delle collaboratrici, conosce Eiko. Scatta il colpo di fulmine, e dopo un certo periodo di incertezza anche la ragazza cede. La loro vita è perfetta, la loro casa è perfetta, il lavoro va benissimo, ma Eiko ha un solo difetto: non riesce a trattenersi dal comprare vestiti.
Tony takitani è un film sensorialmente bellissimo: le inquadrature sono meccanizzate su rotaia, e la macchina da presa scorre per le stanze, i paesaggi, le situazioni, sempre di lato, come se si assistesse a delle piccole scenette che terminano quando l'inquadratura raggiunge il muro, per poi cambiare su un'altra situazione. L'intero film è virato in un colore desaturato che affascina. Una voce narrante fuori campo accompagna le scene, e qui accade una cosa per me bellissima: i personaggi interrompono la voce narrrante per continuare a dire ciò di cui parlava, in un tutt'uno narrativo. Ad esempio: in una scena in cui Tony ed Eiko mangiano assieme, la voce parla del loro rapporto e del fatto che Tony era così stupito da questa improvvisa mancanza di solitudine, nella sua vita, che era terrorizzato al pensiero di rimanere di nuovo solo, e dice "a volte quando lo immaginava..." e s'interrompe perchè Tony, prende la parola, pur essendo in un contesto slegato da questo, e dice "mi spaventa talmente tanto che sudo freddo" e ricomincia a fare quello che prima faceva. Geniale. La musica, bellissima, è di Ryuichi Sakamoto, un compositore famosissimo in Giappone e in occidente. Se proprio vogliamo trovare un difetto, la parte introduttiva sul padre di Tony è troppo lunga e devia l'attenzione su argomenti che poi, col film, poco c'entrano. Un film metaforico e misterioso, duro e struggente.


ト二ー滝谷 (Tonii Takitani - Tony Takitani)

Giappone, 2004, regia Jun Ichikawa

フラガール (Hula Girls)

Quando mi sono deciso a vedere questo film, ero preparato ad assistere ad una roccambolesca commediola di ragazzine e donne che tentano di imparare a ballare la danza Hawaiiana: era notte e la mia collega Stefania voleva vedere un film divertente. Già dopo mezz'ora di film ci siamo resi entrambi conto del fatto che Hula Girls era tutt'altro che un filmetto, e cercavamo di nascondere la commozione dietro finte pose di stanchezza o finti improvvisi raffreddori...
Siamo a いわき(Iwaki), nella 福島県(Fukushima-ken - prefettura di Fukushima), nella parte sud della 東北地方(Tōhoku-chihō - Regione de Tohoku), anno 1965. Iwaki è una cittadina mineraria che vive secondo i turni di lavoro dei minatori di carbone, e della misera ricchezza che essi guadagnano. Nelle province vicine ormai le miniere stanno chiudendo e gli operai vengono licenziati. La disperazione per la mancanza di prospettive per il futuro porta la 常磐興産株式会社(Jōban-Kōsan), padrona della miniera, a elaborare un piano di rinascita per la città che possa fare a meno dell'estrazione del carbone: sfruttare e convogliare le numerose sorgenti vulcaniche per costruire un mega villaggio-resort in stile Hawaiiano. L'idea piace poco ai tradizionalissimi abitanti di Iwaki, ma affascina subito Sanae e Kimiko (Yu Aoi), che sono le prime iscritte al corso di Hula, o danza Hawaiiana. La Joban porta poi ad Iwaki la turbolenta ballerina professionista Madoka Hirayama, interpretata da Yasuko Matsuyuki, che a modo suo porterà scompiglio e cambiamento nella laboriosa Iwaki che dolorosamente si avvierà verso il suo futuro.
La Joban e i cittadini di Iwaki, e lo posso dire senza essere spoiler, hanno costruito per davvero, negli anni '60 in più grande resort-spa-centro benessere e di villeggiatura in stile Hawaiiano di tutto il Giappone, e considerato che i Giapponesi sono assolutamente fissati con le Hawaii, ha avuto un successo clamoroso: si chiama "Spa Resort Hawaiians", e vedere la maestosità di questa struttura rende la visione di questo film ancora più emozionante. Ciò che più mi ha colpito è il fortissimo messaggio femminista: una cosa mai vista in un film Giapponese, è proprio vero che i tempi sono maturi per un cambiamento in Giappone. vi sono delle scene che per ovvi motivi non posso descrivere, ma minano nel profondo il concetto, ora antiquato nelle grandi metropoli ma sempre vivo nelle campagne e nei piccoli centri, della donna giapponese subalterna al volere dell'uomo e della comunità. Per questo il film piace ai Giapponesi e soprattutto ALLE Giapponesi, perchè fa sentire liberi di poter fare ciò che si vuole della propria vita. Devo assolutamente spendere una parola per Yasuko Matsuyuki, 36 anni, una donna veramente bellissima che, nonostante interpreti un personaggio rozzo e scapestrato come l'insegnante di ballo Hawaiiano, è per me l'emblema della vera bellezza Giapponese: una donna che riluce di infinita classe ed eleganza. Yu Aoi poi è una sicurezza: dopo aver cominciato come musa bambina del bravissimo regista Shunji Iwai, è ora lanciata verso una carriera sfavillante, non c'è festival che non la veda vincitrice. Solo per questo film la Aoi ha vinto 4 premi in quattro diversi concorsi come miglior attrice; il film ha vinto poi 5 Oscar Giapponesi tra cui miglior film, ha spopolato in tutti i festival più importanti tra cui Yokohama, e si accinge ad essere il competitor Giapponese per gli Academy Awards, come miglior film straniero. Da vedere per forza.


フラガール (Fura Gaaru - Hula Girls)

Giappone, 2006 - regia Sang-Il Lee

ごめん (Scusami)

Vuol dire scusa, detto in maniera informale, senò sarebbe ごめんなさい(Gomen-nasai): ovvero il vizio dei Giapponesi di chiedere sempre scusa, a volte perchè pensano di aver fatto qualcosa di cui valga la pena di scusarsi, altre volte per suscitare compassione nell'interlocutore per avere clemenza per ciò che hanno fatto o pensano di aver fatto, altre volte ancora per far sentire l'interlocutore una merda per ciò che magari egli stesso ha fatto e per cui non ha chiesto scusa e avrebbe dovuto farlo. Devo dire che questa scuola di Gomen è servita almeno a me che, adesso, quando faccio qualcosa per cui ce n'è bisogno, chiedo sempre scusa: il bello è che i Giapponesi quando sentono questa parola ti scusano veramente, gli Italiani no!! Per questo in Giappone "Gomen" è una parola importante!! Finito il momento del cabaret parliamo di questo film, un'autentica inaspettata sorpresa.
Siamo a Osaka, Sei ha 12 anni, frequenta la sesta elementare, sempre la solita vita tra scuola e casa, compagni scemi e ragazze che hanno tutto tranne l'apparenza di ragazze, a parte la divisa. Un giorno, mentre Sei legge in classe, ha un'improvvisa erezione com incontrollata fuoriuscita di "succo" (tenete a mente questa parola...). Sei scappa in bagno spaventato e si accorge che quella "cosa" è una cosa che non ha mai visto. La derisione in classe per fortuna, pur essendo alta e fragorosa, si concentra sull'ipotesi di una improvvisa diarrea. Il ragazzo cerca di nascondere le tracce del disastro combinato nelle sue mutante, ingenuamente nascondendole sotto il letto, ma la mamma estremamente impicciona se ne accorge e ne fa una festa nazionale: "Il nostro Sei è diventato adulto, gli è uscito il succo!!" (non mi stupisce una tale divertente sfacciataggine da una mamma del Kansai...). Conseguente faccia di pietra di Sei e terribile disorientamento. La vita va avanti e un giorno, come ogni settimana, Sei prende il treno per andare a Kyoto a trovare i nonni (Kyoto e Osaka sono ormai estremamente vicine, un solo continuo paesaggio urbano, solo mezz'ora di treno). Prima della solita partita a scacchi il nonno manda Sei a comprare delle cose in una bottega, e lì mentre aspetta di essere servito rimane folgorato da una ragazza. Sente allora che non è solo un cambiamento fisiologico, il suo, ma questo calore che l'avvolge va ben oltre il fisico. Armato di sfacciato e maldestro coraggio Sei si lancia alla carica per conquistare Nao, più grande di lui e già alle scuole medie...
I sobborghi di Kyoto sanno essere diversi dalla città turistica quale è famosa di essere: io a Kyoto ho visto solo rumore, "un pò di sporcizia", puzza negli autobus e squallore: Mi prometto la prossima volta (se ci sarà a Kyoto) di visitare solo i sobborghi oltre la mia amata Arashiyama: Da Osaka non ci si può aspettare altro che l'allegria e l'apparente gioia di vivere e l'armonia degli indigeni del Kansai, davvero da approfondire questo aspetto!! Il capodanno e la rottura del Mochi, le cerimonie di fine anno a scuola con gli incontri di Kendo, gli scacchi con il nonno, la bici, sensazioni di una vita perfetta da bambino, e Sei si avvia a crescere protetto da queste solide mura: questa è la sensazione di tranquillità che mi ha trasmesso questo film. Per una volta nessuno muore, forse perchè quelli del Kansai sono meno tragici e più ottimisti della zona di Edo, se di ottimismo si può parlare, per i Giapponesi. Grazie a Shin Togashi per la ventata di ottimismo, da parte mia e dei Giapponesi. I bravissimi Masahiro Hisano e Yukika Sakuratani, per questa performance hanno vinto il Festival Prize come migliori attori emergenti al Yokohama Film Festival. Io, Weltall e Deiv abbiamo già deciso di emulare il Giro Del Kansai con bicicletta da donna, da Osaka a Kyoto, e con armatura di Kendo!!
ごめん (Gomen - Scusami)
Giappone, 2002 - regia Shin Togashi

ラブ&ポッパ (Love & Pop) e 援助交際( Enjo-kōsai)

Mi sono chiesto tantissime volte perchè nessun regista o sceneggiatore Giapponese avesse mai fatto o per lo meno proposto di fare un film sul fenomeno 援助交際(Enjo-kōsai), cioè letteralmente tradotto "appuntamento a pagamento", e più chiaramente parlando la prostituzione minorile in Giappone. 岩井俊二(Iwai Shunji) l'aveva fatto nel 2000 col bellissimo リリイシュシュのすべて(Riri Shu Shu No Subete - All About Lily Chou Chou) includendolo però come fenomeno indotto di un assai più vasto fenomeno chiamato いじめ(Ijime), cioè il bullismo Giapponese. Mi sono avvicinato a questo film inizialmente con l'interesse di come potesse il regista Hideaki Anno lavorare sulla pellicola, visti i fenomenali risultati nell'animazione del celeberrimo anime 新世紀エヴァンゲリオン(Shin Seiki Evangerion - Neon Genesis Evangelion). Subito dopo aver recuperato il film ho dato un'occhiata a qualche scena per verificare che i sottotitoli fossero sincronizzati, e ho visto una lunga inquadratura fatta da dentro la gonna di una ragazza in divisa scolastica, si intendo proprio da quel punto!! Ho proposto il film al cineclub di Weltall e mio fratello Deiv ha addirittura scalpitato per vederlo. Dopo la visione integrale rimane una sensazione migliore riguardo l'援助交際(Enjo-kōsai) di quella che potevo avere in precedenza, ma penso sia stato frutto di una suggestione. Mi spiego: Il film di Anno è stato girato nel 1998, in una Shibuya consumisticamente già scatenata ma ancora telecomunicativamente acerba attenua come una sordina gli effetti disastrosi che la pratica dei servizi テレクラ(Terekura) e degli 援助交際(Enjo-kōsai) stanno imprimendo sulla gioventù odierna; quando Shibuya era un cantiere, il Q-Front era solo la scritta su un recinto di lavori in corso e i cellulari erano, anche in Giappone, cosa per pochi.
Basato sul racconto トパーズ2(Topaz 2) di 村上龍(Murakami Ryū), peraltro autore di storie del calibro di オーディション(Ōdishon - Audition) poi reso in pellicola da 崇史三池(Takashi Miike), Love & Pop parla delle vicende di Hiromi Yoshii, una diciassettenne liceale di Tokyo e delle sue amiche. La giornata inizia con una colazione in casa tra i trenini del padre di Hiromi, fissato di modellismo ferroviario, sua sorella scontenta della vita e sua madre impicciona. Hiromi pianifica di andare a Shibuya per comprare un costume da bagno da utilizzare nella pausa estiva. Shibuya attira lei e le amiche in una maniera morbosamente magnetica, e allo stesso modo lo fanno le avances dei サラリーマン(Sararīman - Salaryman) di mezz'età che le avvicinano per un appuntamento ricompensato: basta che indossino la divisa, per la divisa si paga doppio, e che siano carine. Le amiche di Hiromi sono solite a questo tipo di appuntamenti, insomma sono delle innocue cene in compagnia di qualche sfigato e si mangia pure gratis, per non parlare della possibilità di avere sempre denaro pronto per acquistare l'accessorio di ultimo grido. Una di loro arriva all'appuntamento con un cellulare: gliel'ha prestato un tipo, che sospettano essere gay, e ha chiesto loro il favore di far lasciare a lei e alle sue amiche più messaggi possibile. Le ragazze pensano sia per permettere al tipo gay di attirare più uomini possibile, e stanno al gioco, lasciando ognuna un messaggio. Il cellulare è connesso ad un servizio di テレクラ(Terekura) che mette in comunicazione coloro che cercano un appuntamento e coloro che lo offrono. Le ragazze entrano verso metà mattina in un centro commerciale, e Hiromi, fermatasi davanti ad una gioielleria rimane folgorata da un anello con un Topazio incastonato: prezzo: 128000 yen (al cambio di oggi 810 euro). Le amiche organizzano per lei un 援助交際(Enjo-kōsai) di gruppo con un サラリーマン(Sararīman - Salaryman) che offriva 50000 yen per un incontro con due ragazze: loro gliene chiedono 100000 per quattro ragazze. Alla fine dell'incontro Hiromi rifiuta i soldi per il sentimento di gratitudine nei confronti delle amiche (diciamo anche che i Giapponesi odiano avere debiti di qualunque genere...) e decide di guadagnare da sola i soldi rimanenti. Una carrellata di sfigati maiali l'aspetta, fino a quando conoscerà Captain XX, vero deus ex Machina del film.

Sperimentazione è la chiave visiva di questo film, dove ogni inquadratura è cinematograficamente inedita o quasi, e il regista piazza macchine da presa un mezzo alle gambe di giovani ragazze come dentro forni a microonde o modelli di treni elettrici. Tralasciando una sola inquadratura fastidiosa, il fil è gradevolissimo ed interessante, ed è una gioia vedere i luoghi conosciuti nella realtà, come il canale dei titoli di coda che ho fortuitamente ed inconsapevolmente fotografato quando ero lì, nella strada tra Ebisu e Shibuya!!

Come detto prima, una Shibuya consumisticamente già scatenata ma ancora telecomunicativamente acerba attenua come una sordina gli effetti disastrosi che la pratica dei servizi テレクラ(Terekura) e degli 援助交際(Enjo-kōsai) stanno imprimendo sulla gioventù odierna. Un sondaggio del 1998, anno del film, rivelava che il 10% delle ragazze intervistate lo praticava. Considerando la graduale distensione dei costumi in Giappone, derivata anche dalla muta e dirompente "rivolta" delle generazioni più giovani, la percentuale dovrebbe essere ora più alta, considerando che TUTTI hanno un cellulare, che i cellulari in Giappone sono connessi alla rete sempre e ovunque e considerando che il consumismo non ha mai interrotto la sua crescita esponenziale. L'inconsapevolezza delle ragazze interessate al fenomeno, che assai scaltramente sfruttano il loro status altamente erotico in Giappone di "studentesse delle scuole superiori in divisa scolastica", non è arginata dalle istituzioni che non hanno mai emesso una legge seria a riguardo nè hanno mai attuato un serio controllo nei servizi di messaggeria telefonica テレクラ(Terekura): come se questo obbrobbrioso fenomeno facesse comodo sia agli adulti che lo sfruttano, sia alle ragazzine che ci guadagnano. Quando ero a Tokyo, ricordo di aver visto in un lounge bar in cima ad un grattacielo di Shiodome, un signore di mezz'età che cenava con una ragazzina in divisa, che avrà avuto all'incirca 16 anni: era sera tardi, e se fosse stata la figlia avrebbe volentieri messo via la divisa per un abbigliamento più informale, e poi i modi della ragazzina erano così sfacciati e bruschi che mai avrebbe osato sfoggiarli davanti al padre: era un 援助交際(Enjo-kōsai), quella bambina guadagnava del denaro in quel momento. Questo è uno degli aspetti che meno riesco a capire del Giappone, ed è così radicato nella cultura e nel senso comune di chiunque che è quasi considerato normale.
Voglio tornare a Captain XX, interpretato da 忠信浅野(Tadanobu Asano), che dice alla protagonista, e con queste parole, io che non c'entro un cazzo con la gioventù Giapponese vorrei parlare a tutte le ragazze che lo fanno:
Tu sei nuda e io sono vestito
Non farlo
Non spogliarti per un estraneo
Tutti hanno almeno una persona che tiene a loro. Mi senti?
C'è qualcuno che è in pena e soffre per te
Soffre da morire per te
Come credi si senta se la sua amata ragazza si spoglia per un altro tizio? Eh?
Non ne hai la minima idea
Tu credi che nessuno tenga a te, quando sei nuda
Giusto?
Sbagliato! Qualcuno sta male di brutto mentre tu sei nuda per qualcun altro
Smettila di stronzeggiare
Non buttarti via, vali molto più di questo.
ラブ&ポッパ (Rabu & Poppa - Love & Pop)
Giappone, 1998 - regia Hideaki Anno

ヒノキオ(Hinokio: Intergalactic Love)

Satoru apre gli occhi, tutto è sfumato, le ferite sul suo viso bruciano e tutt'intorno è bianco, sono tutti vestiti di bianco e sono tutti attorno a sua madre, Sayuri, sdraiata in una barella accanto alla sua, inanime. Gli uomini bianchi si accalcano intorno lei e i macchinari attorno a lei gracchiano di suoni d'allarme. Gli uomini in bianco si arrendono, staccano le macchine, e separano i due con una tenda bianca. Sarà l'ultima volta che Satoru vedrà sua madre. Satoru rimane solo con suo padre, Kaoru, un ingegnere robotico. Satoru non cammina più, non riesce più ad uscire di casa, non parla più con suo padre. Kaoru allora costruisce un robot, il modello "603", e costruisce in camera di Satoru una postazione dalla quale il bambino può controllare il robot. Satoru comincia la sua riabilitazione al mondo esterno, rivivendo il mondo attraverso gli occhi del suo robot, e frequenta la scuola elementare che sperimentalmente ha consentito l'accesso a tecnologie come questa. Una realtà virtuale che si capovolge, in questo caso, diventando una "virtualità reale": non è Satoru ad esplorare un mondo nuovo, ma è il "nuovo", un robot, ad esplorare il solito vecchio mondo per lui. Hinokio è composto di leghe di titanio, plastica, e per alleggerire il peso totale, legno di cipresso Hinoki, da qui il soprannome che gli hanno da subito assegnato i compagni di scuola. Le cose non sono subito facili per Hinokio, la scuola giapponese non è un ambiente facile da vivere per nessuno, tantomeno per un robot, ma gli sceneggiatori sono stati abbastanza clementi nei suoi confronti, e per fortuna sua, Hinokio possiede abilità che vanno ben oltre l'immaginazione di tutti coloro che gli stanno attorno. Tra i compagni di scuola di Satoru, poi sta andando di moda un videogioco segreto, Purgatory, al quale si può accedere da porte nascoste in altri videogiochi. Satoru, durante le pause dalla sua navigazione "reale" cerca di accedere a Purgatory, come fanno i suoi compagni. Ci riesce in una manera inaspettata, e poco a poco si accorge che il videogioco è collegato alla realtà. Gli eventi porteranno Satoru e i suoi amici ad una nuova consapevolezza della realtà, con l'aiuto della realtà virtuale che continuano ad inseguire. Per una volta la tecnologia non è alienante, ma è integrante, per chi non è in grado di affrontare il mondo con le proprie forze.
Takahiko Akiyama, il regista, esplora questo mondo in bilico tra realtà e finzione virtuale con gli occhi di un bambino, la storia è fantastica ed è capace di far sognare chiunque e riportare chiunque a quelle sensazioni che si provano solo quando si è bambini. Hinokio è mirabilmente riprodotto con la computer grafica e interagisce in maniera incredibilente realistica col mondo attorno a lui. Un film bellissimo che lascia una sensazione incredibilmente piacevole.

ヒノキオ(Hinokio: Intergalactic Love)
Giappone, 2005 - regia Takahiko Akiyama

青の炎(La Luce Blu)

In una non precisata cittadina costiera del Giappone (avrei detto Kamakura, ma in alcuni punti il terreno è troppo ripido..) vive Shuuichi, un ragazzo che come gli altri va a scuola, fa a volte il timido e a volte lo sbruffone-timido-molesto-giapponese con le ragazze, vive nel garage di casa attrezzato come un rifugio antiatomico, a prova della sua chiusura nei confronti del mondo, ed è appassionato di biciclette, ma che dico "biciclette", biciclette da corsa! Shuuichi ha perso il padre quando era piccolo, la madre si era risposata con un altro uomo dal quale aveva divorziato a causa della sua violenza e sregolatezza, ma ora quest'uomo, Ryuji Sone, è tornato a casa per stabilirsi, e la madre non ha fatto nulla per impedirlo. Shuuichi vive la situazione con tale pena e rabbia, che da settimane porta avanti un piano: liberarsi di Sone.

Ci sono tanti film che parlano di omicidi, tanti film che raccontano come si pianificano, raccontano delle conseguenze, ma questa volta ho visto qualcosa di diverso: Entrare nella mente di Shuichi, in quello che vive ogni giorno, vedere che nella sua mente l’unica drastica soluzione sia l’omicidio è un’esperienza abbastanza diversa dal solito, anche perché chiunque di noi sa che l’omicidio non è mai la soluzione giusta per nessun problema, ma sappiamo che la disperazione è una brutta bestia con la quale convivere. E Shuuichi è un ragazzo spinto dalla disperazione. E la cosa che più mi ha pesato di questo film è stata il dover per forza assistere all’inevitabile parabola discendente di una vittima, dove disperazione genera disperazione come una palla di neve cade da una montagna ingrandendosi sempre di più, e anche il più perfetto dei crimini ha crepe talmente profonde nella sua struttura da minarne la solidità, prima o poi. Anche se il ritmo blando di questo film ucciderebbe qualsiasi copione, e la recitazione di Kazunari Ninomiya nel ruolo di Shuuichi e degli altri lascia parecchio a desiderare, e anche se il finale poi non è completamente scontato ma quasi, la storia è imperdibile. Il film avrebbe tanti spunti di discussione, ma parlarne significherebbe essere uno spoiler, quindi guardatelo e poi si discute! Yukio Ninagawa alla regia, Anne Suzuki (Hana di "Hana and Alice" di Shunji Iwai) nel ruolo della sorella di Shuuichi, e la carinissima Aya Matsuura nel ruolo della sua ragazza, alla quale non si avvicina mai a meno di un metro di distanza.


青の炎(Ao No Honou - La Luce Blu)

Giappone, 2003 - regia Yukio Ninagawa

誰も知らない (Nobody Knows)

La scorsa notte ero a lavoro per coprire un turno N, dalle 22 alle 6. Avevo il computer pronto per la visione di uno dei tanti film che ancora aspettano di essere visti, quando una mia collega mi si è avvicinata dicendo che voleva farmi compagnia nella visione. Considerato che, vista la mia passione per il cinema asiatico e visto che i film che ancora devo vedere sono estremamente particolari, ho pensato di rivedere assieme a lei uno dei film giapponesi che mi ha più colpito per bellezza, tristezza e particolarità: 誰も知らない (Dare mo shiranai), che tradotto in italiano vuol dire "nessuno sa". Finito di girare nel 2004 da Hirokazu Koreeda, tratta in maniera assai meno cruenta degli avvenimenti meglio noti in Giappone come 巣鴨子供置き去り事件(sugamo kodomo okisari jiken), cioè "L'incidente dei bambini abbandonati di Sugamo". Potete leggere il report su quegli avvenimenti qui. I fatti avvennero a 西巣鴨(Nishi-Sugamo - Sugamo ovest, Tokyo) tra il 1987 e il 1988. Nella versione romanzata da Koreeda questi sono gli avvenimenti: Keiko Fukushima, una giovane donna, trova una nuova casa in un nuovo quartiere a Tokyo, assieme a lei il piccolo Akira, di 12 anni. Dopo aver espletato le formalità di rito con i padroni di casa, il signor Yoshinaga e la giovane moglie Eriko, i due danno inizio al trasloco portando nel nuovo appartamento le loro cose, tra cui due grandi trolley. Completate le operazioni e salutati gli operai, i due trolley cominciano a muoversi da soli. L'allegria di Keiko e Akira nel vederli stupisce, e stupisce conoscerne il contenuto: sono i due fratellini minori di Akira: Shigeru e Yuki. La mamma un pò spiantata li ha trasportati in segreto per riuscire a trovare una casa che fosse nelle sue possibilità finanziarie. Alla stazione intanto attende un'altra sorella, Kyoko. Riunita la famiglia dopo il roccambolesco trasloco, Keiko ricorda ai figli le regole: niente chiasso, nessuno può uscire di casa se non Akira, il più grande e il responsabile delle faccende domestiche. Visto che la lavatrice si trova sul balcone, Kyoko, la seconda per età ed addetta al lavaggio della biancheria devo per forza sgattaiolare fuori in balcone. Keiko va avanti così da anni per evitare che i quattro bambini siano separati dai servizi sociali, e addirittura non li manda a scuola. Passano i giorni e Keiko si vede sempre meno a casa, sempre presa da impegni "mondani", uomini e locali notturni. Torna sempre più tardi a casa, spesso puzzolente di alcool, e a volte non torna proprio. La donna ha una storia con un uomo, al quale però non fa menzione dei quattro figli, avuti peraltro da quattro uomini diversi. Dopo un'assenza da casa durata un mese, Keiko torna, e poi riparte per non tornare mai più. Akira all'inizio tiene le redini della situazione abbastanza bene, riesce a pagare le bollette, a nutrire i quattro fratelli, ma ben presto i soldi finiscono, vengono tagliate energia elettrica e gas, poi anche l'acqua. Arriverà presto una terribile e sconcertante conclusione.
La bellezza di questo film sta nella spontaneità: gli attori sono bambini piccoli che recitano dannatamente bene. Il genio di Koreeda sta nel riuscire a filtrare gli avvenimenti attraverso i loro occhi immaturi, e la casa-prigione si trasforma in un mondo fatto di mille possibilità, tanti scorci e dettagli. Gli avvisi di interruzione dell'acqua sono fogli per disegnare, e le piccole cose sono grandi gioie, ma anche la nostalgia di chi ti accudisce, la solitudine straziante e il ricordo di chi ami che rimane nei suoi vestiti, in una macchia sul pavimento. Vien quasi da piangere quando, il giorno del compleanno della più piccola, Yuki, Akira decide di farla uscire di casa: una cosa normalissima diventa un evento straordinario, e ogni luce là fuori, ogni negozio, sono una novità. E' il mondo dei bambini, quando i tuoi genitori tornano a casa e tu fai finta di dormire, disegni fiori sui vetri appannati, consumi i pastelli fino a che non stanno più nelle dita. Colpisce l'estrema maturità di Akira, che per amore dei fratelli arriva a fingere che la madre abbia spedito i regali per capodanno, centellinando le poche migliaia di Yen rimaste per regalarle a loro; è struggente Kyoko, che rinuncia ai suoi risparmi per comprare un pianoforte per il bene della famiglia. Un film da guardare attentamente, per immergersi piano piano in quella discreta magia fanciullesca fatta di inconsapevolezza, la stessa che rende meno difficile la sopportazione del finale. Koreeda ha girato il film in quattro blocchi, avendo la possibilità di rendere tangibili le variazioni fisiologiche del corpo dei bambini, che nel film crescono, e con loro i capelli, i tratti somatici che diventano adolescenziali. Una denuncia velata alla disattenzione società Giapponese nei confronti del prossimo: in Italia il segreto sarebbe saltato fuori in un mese, vuoi per l'indiscrezione delle casalinghe verso il vicinato, vuoi per gli interessi di un padrone di casa che non riceve l'affitto per mesi e mesi. Se avete la possibilità, consiglio veramente la visione di questo film, che pur essendo stato premiato a Cannes anche con il riconoscimento di miglior attore a Yûya Yagira, un bambino alla sua prima esperienza, non arriverà mai in Italia.
誰も知らない (Dare Mo Shiranai - Nobody Knows)
Giappone, 2006 - regia Hirokazu Koreeda

ラフ (Rough)

Finalmente sono riuscito a vedere Rough, Complice un barbosissimo turno notturno a lavoro. Rough è il secondo film della prodotto dalla Toho tratto da un manga di successo, come prima di esso Touch. Elemento portante del film è manco a dirlo la ormai superstar Masami Nagasawa, cresciuta con amore dalla casa produttrice che l’ha fatta diventare, secondo i sondaggi, la moglie ideale del Giapponese medio: donna per modo di dire, visto che Masami è nata nel 1987, ha solo 20 anni (Questo a dimostrare quanto siano precoci le Giapponesi a crescere ma soprattutto ad arrivare al successo, in una società dove la giovinezza è un mito che da potere e possibilità, e una caratteristica da preservare con sforzi estremamente gravosi).

La storia parla di un ragazzo che si chiama Keisuke Yamato, atleta nella squadra di nuoto della scuola e eterno fallito, tanto che il suo soprannome storico è "Baccalito", fusione di Baccalà e fallito. Siamo all’ennesima gara e Keisuke come al solito ascolta musica d’epoca dal walkman a cassetta del nonno e gioca al rompicapo vocale giapponese delle sillabe. L’ultima parola che gli esce, prima che venga dato lo start è "pesce volante", e mentre lo pronuncia si gira verso un minacciosissimo avversario vestito di un costume a pelle di squalo nero tipo impero Star Wars. Il minacciosissimo avversario, al secolo Hiroki Nakanishi, primo anno di università, lo straccia migliorando pure il record del Giappone per i 100 metri stile libero. In tribuna Ami Ninomiya, interpretata dalla Nagasawa, tifa impazzita per l’eroe Nakanishi. Sembra il tripudio per il primatista quando a Keisuke parte un tendine o qualcosa del genere, e getta un urlo ammutolendo il palazzetto. Il suo sforzo di raggiungere lo stesso, nonostante l‘infortunio il traguardo distrae la folla dalla mirabile impresa del nero Nakanishi, e per questo Ami, supertifosa e amica intima dello stesso, si arrabbia a morte con Keisuke. La rabbia della ragazza nei confronti di Keisuke arriva però da molto lontano, le famiglie Yamato e Ninomiya infatti sono state in guerra in passato in quanto entrambe produttrici di dolci, Yamato l’aveva spuntata portando il vecchio Ninomiya alla morte per malattia. Nasce una serie di avvenimenti, schermaglie amorose, rivalità e scene comiche, e viene inserita anche la classica tragedia di ogni buon film romantico giapponese che si rispetti, e il fulcro di tutto questo sarà il percorso fisico, sportivo ed interiore di Keisuke per arrivare a battere il cavaliere nero Nakanishi.

Un racconto estremamente gradevole, ben sceneggiato, in grado di strappare sincere risate e di commuovere come ogni film Giapponese di questo genere sa fare. Amicizia, amore, rivalità, tragedia, delusione. Visto il mio amore per Masami Nagasawa, non potevo assolutamente mancare la visione di questo film, e soprattutto il fatto che questa volta lei non baci nessuno mi rende anche poco geloso! Non ho mai letto il manga, per cui non sono in grado di dare un giudizio sulla sceneggiatura, ma altre fonti riportano una buona trasposizione degli avvenimenti condensati mirabilmente in due ore di girato. Merita una menzione il fenomeno Masami Nagasawa, che dopo 世界の中心で、愛をさけぶ(Sekai No Chushin De, Ai Wo Sakebu - Gridare Amore Dal Centro Del Mondo, di Yukisada Isao, Toho 2004) ha avuto un crescendo inimmaginabile di popolarità: la sua presenza salva a priori il film. Al contrario di molte attricette della su astessa categoria la Nagasawa riesce sempre ad essere credibile e la sua interpretazione coinvolgente. Chiaramente la produzione non ha rinunciato ad attirare il pubblico maschile con delle inquadrature studiate ad hoc della ragazza in costume da bagno (Ami Ninomiya infatti è una tuffatrice dalla piattaforma, se pur di scarso livello agonistico): sono veramente curioso di vedere se i suoi talento e popolarità si preserveranno con l’andare avanti degli anni, o se invece il suo è solo un mito di giovinezza destinato a svanire. Guardando il film non ho potuto fare a meno di riflettere su quanto in Giappone i canoni di età siano diversi rispetto ai nostri: prendiamo il forte Nakanishi, rivale di Yamato: è solo un pischello del primo anno di università, eppure si atteggia a navigato uomo, fulcro di saggezza e dispensatore di perdono e comprensione nei confronti dei più giovani. Da noi un ragazzino al primo anno di università è più o meno una merdaccia pelosa. Ma i ragazzi giapponesi sono tutti saggi come quelli dei teen-movie? Quelli che ho conosciuto non sono così, bah. Abbiamo anche un bel po’ di pubblicità occulta: la Japan Swim, cioè la federazione di nuoto Giapponese è la padrona delle scene di gara e di alcune inquadrature chiave del film: poi gli sponsor collegato come l’italianissima Arena cura lo swimwear degli atleti, in quasi ogni inquadratura, poi la ANA, la Seiko e via dicendo. Per Kentaro Otani, alla prima pellicola di alta popolarità, riprese nella norma per le scene di dialogo, ma assolutamente eccezionali ed entusiasmanti per le scene di gara in piscina: mai visto nulla del genere davvero. Di certo non è un film sopra la media, ma comunque una visione gradevole ed allegra, commovente ed emozionante, che non deluderà nessuno.
ラフ (Rafu - Rough)
Giappone, 2006 - regia Kentaro Otani

嫌われ松子の一生(Kiraware Matsuko No Issho - La Vita dell'odiata Matsuko)

Tradurre letteralmente il titolo di questo film è cosa ardua, soprattutto se si vuole che il titolo non sia brutto. Il verbo 嫌う(kirau) vuol dire "odiare", 嫌われ者(kirawaremono) è una persona odiata fin quasi al disprezzo, quindi 嫌われ松子(kiraware Matsuko) è l'odiata Matsuko. I distributori internazionali hanno preferito smorzare i toni con un semplice Memories Of Matsuko, quasi a voler togliere un che di spoiler a questo titolo controverso che mi ha impegnato assai (da qui la mia ignoranza in lingua Giapponese..). La prima persona che me ne ha parlato è stata Stefy che è stata al Far East Festival di quest'anno, dove appunto è stato presentato questo film, il secondo lavoro di Tetsuya Nakashima. In Giappone il flim ha visto le sale già l'anno scorso, e addirittura si è arrivati a finire il drama correlato (una mini serie TV con attori diversi basata sulla trama di un film famoso, per saziare la gioia dei fan che non si accontentano): questo dimostra la lentezza con la quale vediamo arrivare questi lavori in occidente. Incantato dal bellissimo 下妻物語(Kamikaze Girls), ho subito preso a cuore questo film e visto che non erano disponibili i sottotitoli, ho scaricato quelli in inglese esistenti in rete, li ho adattati alla versione che avevo (ViTO), e li ho tradotti. Risultato: come per 世界の中心で愛をさけぶ(Gridare Amore Dal Centro Del Mondo) ho vissuto per diverse ore con questo film ascoltando ogni dialogo, correggendo il mio file SRT e riassegnando molte linee stranamente attribuite a personaggi sbagliati. Ho passato ben due turni notturni a lavoro attaccato a questo film, fino a sentire un pò come mia questa storia, che, arrivati al finale, mi ha strappato delle lacrime. Queste esperienze di traduzione da un lato rovinano una visione lineare della pellicola, eliminando totalmente quello che il regista vuole trasmettere con il montaggio, il ritmo delle inquadrature; dall'altro lato instaurano una empatia coi personaggi che si sviluppa rivedendoli più e più volte nella recitazione di una scena, nel cercare di capire se quello che stanno dicendo corrisponde esattamente al sottotitolo oppure no. Dopo aver completato la traduzione del film, sono andato da Weltall, abbiamo collegato la memoria Flash al computer, e con Rosuenn ci siamo immersi nella visione di quello che per me era consuetudine, per loro una novità. Una visione non stop a velocità normale mi ha dato così finalmente un'immagine completa del film e della storia.

Sho è un ragazzo spiantato e con la testa tra le nuvole che vive a Tokyo, dove si è trasferito per diventare musicista, ma la sua vita è andata a rotoli a causa della sua inedia. Un giorno si presenta a casa sua Norio, il padre, con in mano un'urna cineraria. Si tratta di Matsuko, una zia mai conosciuta, sorella maggiore del padre, assassinata barbaramente qualche giorno prima. Il padre assegna a Sho il compito di ripulire l'appartamento dove viveva Matsuko, un appartamento vicino alla riva di un fiume. L'appartamento è ricolmo di immondizia, lurido come il rifugio di un senzatetto, il vicino di casa è un pazzo metallaro col corpo pieno di tatuaggi, le pareti sono tappezzate di poster degli 光GENJI(Hikaru Genji), una boy band degli anni ottanta non proprio consona ad una signora di 53 anni quale era Matsuko, che a detta del vicino era odiata da tutto il vicinato; e come se non bastasse all'asterno della sua casa ronzano loschi figuri che sanno tanto di Yakuza e si interessano proprio a lui. L'incertezza assale Sho che stordito da questa mole di stranezze viene risvegliato dal detective della polizia che segue il caso, che gli rivela che sua zia era tutt'altro che spiantata: era una amata e popolare professoressa di scuola media. Comincia così un viaggio di scoperte che porterà Sho a conoscere l'esistenza di Matsuko, sua zia, vissuta a cavallo tra le epoche Showa ed Heisei, tra bordelli, attrici porno, personaggi bizzarri, amori folli, botte da orbi, sofferenza: una fantastica e tragica avventura che si concluderà con un pestaggio selvaggio da parte di chissà chi poco sopra l'argine di un fiume.

Tetsuya Nakashima, proveniente dal mondo della pubblicità, sa bene come stupire l'occhio dello spettatore, e come già in 下妻物語(Kamikaze Girls) anche qui non risparmia toni estremamente contrastati nella palette dei colori delle immagini, assieme ad un uso ossessivo di lenti grandangolari, riprese meccanizzate, steadycam e tutto un repertorio tecnico-cinematografico che è assieme un "già visto" e una "novità". Indubbiamente una firma di autore, come Picasso disegnava solo inutili linee senza senso, Nakashima fa i film in questo modo: la critica afferma che questa pellicola possa essere l'affermazione definitiva di uno stile, mentre qualcun altro ritiene l'estremizzazione visiva si interessante ed impressionante, ma non applicabile a tutti i generi di film. Personalmente, una storia tragica come questa, girata in maniera classica, avrebbe raggiunto il baratro della tragicità fine a se stessa oltrepassando un fragile equilibrio oltre il quale non si può andare: intendo, è impossibile che una persona possa vivere un'esistenza così. Secondo me questo stile di ripresa da videoclip accompagnato da una incredibile colonna sonora (scritta da un italiano, Gabriele Roberto, vincitore per questo lavoro dell'oscar Giapponese) in salsa musical, salva il film e lo rende originale. Il montaggio non lineare fatto di continui flashback e flashforward mantiene viva l'attenzione dello spettatore non lesinando colpi di scena incredibili. Ho letto da quanche parte che questa sceneggiatura, nelle mani di un altra persona, avrebbe generato solo un pasticcio. Pensiamo a Crazy Lips, un Pinku Eiga che pretende di fare il musical, l'horror e il film di arti marziali: Memories Of Matsuko è un film estremamente drammatico che vuole fare il musical, il film romantico e la saga. I risultati sono evidenti: Nakashima ha stoffa e se la cava, anche inciampando in un inizio incerto a totale discapito del personaggio di Sho che invece si rivelerà poi elemento in parte risolutore della storia, dimostrando una sensibilità non propria del teppistello che il regista dipinge nei primi minuti. Un altro neo è l'improbabile concentrazione di eventi tragici nella storia, che se pur possibile risulta esagerata: questo però, da un altro punto di vista, potrebbe essere un lato positivo soprattutto se si guarda a come gli stessi eventi tragici conducono inesorabilmente ad un pre-finale assolutamente non scontato. Il finale poi è tutta un'altra cosa, si abbandona alla più classica tradizione Giapponese dello "strappalacrime per forza": lacrimoso ma riappacificatore, risolutore, bello. Se vogliamo fare il gioco del "già visto in", sfido chiunque a dirmi dove ha già visto l'attrice che interpreta Kumi, la sorella malata di Matsuko: dopo diversi minuti non ci sono arrivato e ho guardato su IMDB: è Mikako Ichikawa, interpetava la collega del padre del bambino in 今会いにやきます(Be with you). La superstar del film è senza dubbio Miki Nakatani, bellissima e bravissima sia nella recitazione che nel canto (fa la cantante...). Kou Shibasaki (Ritsuko in Gridare Amore Dal Centro Del Mondo e Mitsuko in Battle Royale) interpreta come quasi cameo la ragazza di Sho; Anna Tsuchiya (Aoi Suzuishi, la ragazza del Go in The taste of Tea, Ichigo la teppista in Kamikaze girls) fa un'apparizione fugace, cossiccome Yu Aoi (Alice in Anna & Alice di Iwai, Shiori Tsuda in All Abou Lily Chou Chou).

In conclusione: un film bello, emozionante, non scontato, una gioia per gli occhi e un esercizio di stile per un bravissimo regista, che non è male neanche come sceneggiatore. Di certo è da vedere.

嫌われ松子の一生(Kiraware Matsuko No Isshou - La Vita dell'odiata Matsuko)

Giappone, 2006 - regia Tetsuya Nakashima

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Se avete letto il libro, alla visione di questa locandina vi starete chiedendo:"Perchè?", perchè i fiorellini scintillanti? Perchè colori pastello? I colori che avevo immaginato nella lettura del breve romanzo erano più cupi, e l'atmosfera generale che mi sarei aspettato dal film era diversa: ma al di là delle semplici considerazioni sensoriali soggettive di ogni individuo che vede un film dopo aver letto il libro al quale tale film era ispirato, ci sono dei motivi più profondi e fondati dietro questo mio scetticismo. Riporto di seguito per filo e per segno la trama del romanzo-film esattamente come l'ho scritta nella mia recensione del romanzo di Risa Wataya, al quale il film è "ispirato".
Asako ha diciassette anni, vive la sua quotidianità come tutte le altre ragazze giapponesi della sua età, tra piccoli finti drammi, solitudini, impegnativi rapporti interpersonali: Asako dimostra una certa attitudine all'impulsività e alla sfrontatezza. Un giorno stanca della sua vita si assenta da scuola prima della fine delle lezioni, e viene sospesa per diversi giorni. Caduta in depressione per l'andare delle cose decide di fare piazza pulita di tutto, a cominciare dalla sua stanza, che svuota completamente di arredi e suppellettili, compreso un pianoforte, e gettando tutto alla spazzatura durante diversi giorni di duro lavoro. Per ultimo trova, impolverato, un vecchio computer, che non ne vuole sapere di funzionare, regalo dell'amato nonno buon'anima. Getta a malincuore anche quello, e si ritrova davanti alla catasta di rifiuti nel deposito condominiale, vestita con la divisa scolastica e distesa su un pavimento puzzolente di benzina e olio. Per la sua piccola vita questo è il fondo. Incontra in quell'istante un bambino, al quale regala il computer al quale sembrava interessatissimo. Passano così i giorni, e Asako continua ad uscire di casa la mattina vestita della sua divisa, aspetta che la madre esca di casa e rientra per passare le giornate nella sua stanza vuota. Durante i giorni festivi la madre rimane in casa, e lei si rifugia nella terrazza del palazzo. Passano i giorni e una serie di strani eventi la portano ad incontrare di nuovo il bambino, che è riuscito ad aggiustare il computer e lo usa abitualmente rinchiuso dentro un armadio a muro. I due stringeranno uno strano legame per via di questo computer, e il bambino rivelatosi anche troppo grande per la sua età le proporrà di sostituirlo in un "lavoretto" che è solito svolgere nel tempo libero: fingere di essere una prostituta in una chat erotica a pagamento.
Il motivo di questa mia copiatura non è la poca voglia di scrivere, ma la dolente constatazione del fatto che il film dal punto di vista della sceneggiatura è una maldestra trasposizione più che un'interpretazione del libro: questo fatto vista l'ottima scrittura della Wataya dovrebbe essere un solido punto a favore della pellicola, ma qui si tratta di assistere ad un evolversi delle situazioni identico assieme ad un utilizzo di intere frasi copiate parola per parola, il tutto in un contesto visivo e ambientale a mio avviso completamente sballato rispetto al romanzo. Siamo in una periferia di una città Giapponese, suppongo Tokyo anche se non è specificato, ma tutto è diverso dalla classica periferia con casermoni immensi. Giuro io ho visto scene da Matrix quando ho percorso l'autostrada da Narita a Tokyo, passando per la prefettura di Chiba: infiniti parallelepipedi di dieci o quindici piani le cui facciate sono tutte balconate, gli accessi alle abitazioni sono all'aperto e sopra ogni porta c'è una luce al neon e una luce rossa, penso sia l'estintore. Questi palazzoni di notte danno l'impressione di un'umanità inscatolata nell'anonimia come nelle vasche di coltura dei corpi di Matrix per l'appunto. Avrei immaginato che asako vivesse in un ambiente simile, ma invece vive in un complesso incredibile di palazzi colorati di un ambra acceso che cingono a semicerchio un quartierino di villoni con stradine all'americana e tanto verde. C'è un parco simil Versailles con un laghetto a fuga prospettica su di un ponte del sospiri e in cima al palazzone più grande un simil-campanile dove all'interno ci si può sbaciucchiare in panchine ivi appositamente allestite. Un'ambientazione particolare che si fonde alla perfezione con lo stile di ripresa del regista e con la contrastatissima (cromaticamente parlando) palette cromatica che qualcuno ha dato alle immagini in post produzione, come Peter Jackson insegna. Tutto è strano e l'unico paragone che mi salta alla mente è 下妻物語 (Shimotsuma monogatari - Kamikaze Girls), dove una storia e personaggi particolari per non dire bizzarri è enfatizzata da utilizzo massiccio del grandangolo, da rumori per evidenziare movimenti (tipo kung fu) etc. La Wataya parla di un disagio interiore profondo e del rinchiudersi in un microcosmo comunque comune e usuale; è il solito Giappone che dovrebbe accompagnare questa storia, non il paese del Mago Di Oz. Se Mika Omori, la sceneggiatrice, si fosse limitata a copiare dal libro magari i danni sarebbero stati lievi, ma ha fatto di peggio: Momenti di follia pura e delirio comico (memorabile la scena dove si descrive la coprofilia..) si alternano a momenti di drammatico sconforto, senza una logica chiara e vi sono degli evidenti buchi forse a causa di un ahimè non precisissimo montaggio. Il regista Kei Kataoka non si lascia scappare l'occasione di sfruttare l'arma della ragazzina diciassettenne in divisa scolastica per soddisfare il maschio giapponese medio, e inserisce una scena che assolutamente non condivido nella quale Asako chatta con un "cliente" che le fa delle domande dirette in materia sessuale: secondo la Wataya la protagonista dovrebbe reagire con un'emozionante imbarazzata eccitazione mentale e fisica di fare qualcosa di proibito con la sicurezza di non farlo in realtà; secondo Kataoka questo si trasforma in un piccolo videoclip sexy dove la controparte cinematografica Aya Ueto si struscia su una coperta e poggia sensualmente i suoi labbroni carnosi su di una lattina di coca-cola. Il lato sexy della Ueto è vistosamente evidenziato da un pesante trucco alle suddette labbra che appare magicamente e scompare a seconda del tono della scena. Poi ci sono delle strane invenzioni: come una morte che non dovrebbe esserci se non per dare drammaticità ad una storia che non è drammatica, ma una continua vignetta accompagnata continuamente da una colonna sonora allegra da spot pubblicitario, e da una insopportabile voce fuori campo che dice "tu-tu-pi-tu" dopo alcune battute e in alcuni cambi di scena. Insomma voto negativo per tutto tranne che per l magistrale interpretazione del bambino Kazuyoshi, interpretato da Ryunosuke Kamiki, che sarà scelto l'anno successivo da Takashi Miike per interpretare Tadashi Ino, il bambino protagonista di 妖怪大戦争(Yokai Daisenso - The Great Yokai War). Leggete il romanzo, ve lo consiglio, se poi volete vedere Aya Ueto che recita anzichè cantare e pubblicizzare salsa di soia e fare la idol, guardate il film.
インストール(Insutooru - Install)
Giappone, 2004 - regia Kei Kataoka