domenica 28 settembre 2008

誰も知らない (Nobody Knows)

La scorsa notte ero a lavoro per coprire un turno N, dalle 22 alle 6. Avevo il computer pronto per la visione di uno dei tanti film che ancora aspettano di essere visti, quando una mia collega mi si è avvicinata dicendo che voleva farmi compagnia nella visione. Considerato che, vista la mia passione per il cinema asiatico e visto che i film che ancora devo vedere sono estremamente particolari, ho pensato di rivedere assieme a lei uno dei film giapponesi che mi ha più colpito per bellezza, tristezza e particolarità: 誰も知らない (Dare mo shiranai), che tradotto in italiano vuol dire "nessuno sa". Finito di girare nel 2004 da Hirokazu Koreeda, tratta in maniera assai meno cruenta degli avvenimenti meglio noti in Giappone come 巣鴨子供置き去り事件(sugamo kodomo okisari jiken), cioè "L'incidente dei bambini abbandonati di Sugamo". Potete leggere il report su quegli avvenimenti qui. I fatti avvennero a 西巣鴨(Nishi-Sugamo - Sugamo ovest, Tokyo) tra il 1987 e il 1988. Nella versione romanzata da Koreeda questi sono gli avvenimenti: Keiko Fukushima, una giovane donna, trova una nuova casa in un nuovo quartiere a Tokyo, assieme a lei il piccolo Akira, di 12 anni. Dopo aver espletato le formalità di rito con i padroni di casa, il signor Yoshinaga e la giovane moglie Eriko, i due danno inizio al trasloco portando nel nuovo appartamento le loro cose, tra cui due grandi trolley. Completate le operazioni e salutati gli operai, i due trolley cominciano a muoversi da soli. L'allegria di Keiko e Akira nel vederli stupisce, e stupisce conoscerne il contenuto: sono i due fratellini minori di Akira: Shigeru e Yuki. La mamma un pò spiantata li ha trasportati in segreto per riuscire a trovare una casa che fosse nelle sue possibilità finanziarie. Alla stazione intanto attende un'altra sorella, Kyoko. Riunita la famiglia dopo il roccambolesco trasloco, Keiko ricorda ai figli le regole: niente chiasso, nessuno può uscire di casa se non Akira, il più grande e il responsabile delle faccende domestiche. Visto che la lavatrice si trova sul balcone, Kyoko, la seconda per età ed addetta al lavaggio della biancheria devo per forza sgattaiolare fuori in balcone. Keiko va avanti così da anni per evitare che i quattro bambini siano separati dai servizi sociali, e addirittura non li manda a scuola. Passano i giorni e Keiko si vede sempre meno a casa, sempre presa da impegni "mondani", uomini e locali notturni. Torna sempre più tardi a casa, spesso puzzolente di alcool, e a volte non torna proprio. La donna ha una storia con un uomo, al quale però non fa menzione dei quattro figli, avuti peraltro da quattro uomini diversi. Dopo un'assenza da casa durata un mese, Keiko torna, e poi riparte per non tornare mai più. Akira all'inizio tiene le redini della situazione abbastanza bene, riesce a pagare le bollette, a nutrire i quattro fratelli, ma ben presto i soldi finiscono, vengono tagliate energia elettrica e gas, poi anche l'acqua. Arriverà presto una terribile e sconcertante conclusione.
La bellezza di questo film sta nella spontaneità: gli attori sono bambini piccoli che recitano dannatamente bene. Il genio di Koreeda sta nel riuscire a filtrare gli avvenimenti attraverso i loro occhi immaturi, e la casa-prigione si trasforma in un mondo fatto di mille possibilità, tanti scorci e dettagli. Gli avvisi di interruzione dell'acqua sono fogli per disegnare, e le piccole cose sono grandi gioie, ma anche la nostalgia di chi ti accudisce, la solitudine straziante e il ricordo di chi ami che rimane nei suoi vestiti, in una macchia sul pavimento. Vien quasi da piangere quando, il giorno del compleanno della più piccola, Yuki, Akira decide di farla uscire di casa: una cosa normalissima diventa un evento straordinario, e ogni luce là fuori, ogni negozio, sono una novità. E' il mondo dei bambini, quando i tuoi genitori tornano a casa e tu fai finta di dormire, disegni fiori sui vetri appannati, consumi i pastelli fino a che non stanno più nelle dita. Colpisce l'estrema maturità di Akira, che per amore dei fratelli arriva a fingere che la madre abbia spedito i regali per capodanno, centellinando le poche migliaia di Yen rimaste per regalarle a loro; è struggente Kyoko, che rinuncia ai suoi risparmi per comprare un pianoforte per il bene della famiglia. Un film da guardare attentamente, per immergersi piano piano in quella discreta magia fanciullesca fatta di inconsapevolezza, la stessa che rende meno difficile la sopportazione del finale. Koreeda ha girato il film in quattro blocchi, avendo la possibilità di rendere tangibili le variazioni fisiologiche del corpo dei bambini, che nel film crescono, e con loro i capelli, i tratti somatici che diventano adolescenziali. Una denuncia velata alla disattenzione società Giapponese nei confronti del prossimo: in Italia il segreto sarebbe saltato fuori in un mese, vuoi per l'indiscrezione delle casalinghe verso il vicinato, vuoi per gli interessi di un padrone di casa che non riceve l'affitto per mesi e mesi. Se avete la possibilità, consiglio veramente la visione di questo film, che pur essendo stato premiato a Cannes anche con il riconoscimento di miglior attore a Yûya Yagira, un bambino alla sua prima esperienza, non arriverà mai in Italia.
誰も知らない (Dare Mo Shiranai - Nobody Knows)
Giappone, 2006 - regia Hirokazu Koreeda

1 commento:

Fabrizio Guerrini ha detto...

Ho finito 10 minuti fa di vedere questo CAPOLAVORO !!!!
Un film girato magistralmente, con ritmi pacati ma reali, ed interpretato da attori giovanissimi ma davvero bravi!!!
Una storia reale, che lascia amareggiati e basiti nel finale...
da vedere ASSOLUTAMENTE !!!