mercoledì 28 gennaio 2009

僕の彼女はサイボーグ (La mia ragazza è un cyborg)

Tra le nuvole, sopra la Siberia o giù di lì, il mio amico gigante di alluminio sfrecciava in un cielo limpido d'agosto, solo il dannato rumore dei suoi motori, il chiacchiericcio delle ragazzine giapponesi in divisa scolastica sedute nella fila dietro la mia e il modulo di sbarco da compilare a ricordarmi di essere su un volo di linea della JAL diretto in Giappone. Sarà l'alta quota, o i sensi rallentati dalla noia di 12 ore di volo, insomma sembrava che il PTV di fronte a me stesse trasmettendo un bel film! Si trattava di 僕の彼女はサイボーグ(Boku No Kanojo Wa Saiboogu - La mia ragazza è un cyborg). L'ho rivisto coi piedi per terra, e lontano dal Giappone, e la sensazione è stata diversa.
Jiro Kitamura è un ragazzo abbastanza solo. Talmente solo che, ad ogni compleanno, si compra un regalo, poi si offre una cena in un ristorante chic, si dà il regalo, si fa gli auguri e gioisce per la bellezza del suo nuovo regalo. E la scena è la stessa anche questa volta: una bella action figure di un personaggio di Evangelion. Nella strada per il ristorante, però, una bella ragazza comincia a seguirlo, lo riempie di sguardi ammiccanti ed allegri tanto da spaventarlo un pò: al ristorante riappare, mangia assieme a lui e poi sparisce, alla fine della cena. Jiro passa l'intero anno pensando a questa ragazza, e aspetta con ansia che arrivi di nuovo il giorno del suo compleanno per sperare di rivederla. Il giorno arriva, Jiro scarta il suo auto-regalo e come per incanto appare di nuovo la ragazza. il tempo di cantare gli auguri e un pazzo ciccione all'interno del locale estrae un kalashnikov e comincia a sparare all'impazzata. La ragazza lo annienta in poche mosse. I due vanno a casa di lui, che lei dimostra di conoscere benissimo, e lì dai suoi occhi parte un raggio che proietta un ologramma. E' un messaggio da parte di un signore paralizzato su una sedia a rotelle, è Jiro, nel futuro, che gli dice come stanno le cose: ha creato una ragazza cyborg, l'ha mandata nel passato per salvarlo dalla sparatoria del ristorante che lo avrebbe reso invalido e paralitico. Gli annuncia che in sua compagnia il cyborg imparerà a comportarsi come un essere umano, e lo proteggerà da un'altra catastrofe in arrivo. Jiro ha ora una compagna, anche se strana: è possibile innamorarsi di un cyborg?
Una storia di media importanza, potrebbe essere divertente anche se non indimenticabile: la recitazione è nella media, senza picchi di eccellenza. Il cyborg è interpretato da Haruka Ayase: esperienza cinematografica scarsa, escludendo il debutto nel segmento "Justice" diretto da Isao Yukisada nel lungometraggio corale intitolato Jan Films, la carriera della Ayase è fatta di televisione... e l'ultima sua fatica è un film che s'intitola おっぱいバレー(Oppai baree), titolo letteralmente tradotto come "Il volleyball delle tette" (qui il trailer), dove interpreta una professoressa che per motivare i suoi alunni alla vittoria di un torneo di pallavolo, promette loro di mostrargli il seno. Beh, qualità e sceneggiature di alto livello, e che siano vere o no, la Ayase ha le tette di una grandezza al di sopra della media! Ritornando al nostro film cyborg-amoroso, non ritengo sia facile gestire una storia che include viaggi nel tempo, è facile perdere il filo del discorso e fare dei pasticci, come ha fatto il regista coreano Jae-young Kwak, scelto non si sa perchè per una produzione giapponese abbastanza importante: sarà che i giapponesi vanno pazzo per i dorama coreani, ho in mente l'immagine della mia ragazza giapponese con la mamma che si ammazzano di lacrime guardando suddetti dorama, ma allora non sarebbe stato meglio proporre Cyborg Girl in forma di dorama e non di film? La storia è un intreccio talmente banale che potrebbe essere stato scritto da un bambino, e il finale è talmente forzato da deludere anche il più ben disposto spettatore.
E poi continuo a chiedermi: cosa c'è di Coreano in questo film? Forse l'ho scoperto, ma la rivelazione potrebbe essere spoiler!
僕の彼女はサイボーグ(Boku No Kanojo Wa Saiboogu - La mia ragazza è un cyborg)
Giappone, 2008 - regia di Jae-young Kwak

giovedì 22 gennaio 2009

蟲師 (Mushishi - Bugmaster)

Un giorno ero ospite a casa di amici Giapponesi: uno di loro aveva un DVD di non ricordo quale film (giapponese), e tra gli speciali c'erano i trailer di alcuni film in distribuzione da parte della stessa casa (un pò come fa la Disney nei suoi DVD). Contentissimo ho cominciato a gustarmi i trailer, e tra diverse cose interessanti ne ho visto uno che cominciava dicendo "dal regista di Akira": poi seguivano una serie di immagini tremendamente belle, penso fosse lo stesso trailer che gira in rete. Si insomma, un trailer con le contropalle, e poi alla fine dello stesso due kanji impossibili, 蟲師, che il mio amico si è affrettato a pronunciare come "Mushishi". Ho pensato: "è una bomba, e poi c'è di mezzo Ōtomo, è una garanzia"...
Parlare di trama è difficile, ma ci provo: Un bambino rimane orfano della madre a causa di una frana sul sentiero nel quale camminavano, una donna dai capelli color argento lo soccorre e si prende cura di lui. Un uomo dai capelli color argento si rifugia in un villaggio di montagna durante una tormenta di neve: il suo nome è Ginko, è un Bugmaster, cioè una specie di scienziato/medico che studia i Mushi e cura le patologie che essi causano agli esseri umani: Si perchè al mondo esistono delle entità chiamate Mushi, possono essere di varie forme, per lo più immateriali come fossero spiriti. La padrona della casa in cui Ginko si rifugia chiede i suoi servigi per curare alcuni suoi compaesani che hanno uno strano disturbo alle orecchie. A missione compiuta Ginko torna a casa sua, dove riceve un messaggio dall'assistente di Tanyuu, una giovane bugmaster, che si trova in serie difficoltà. Troverà nella sua strada un compagno di viaggio, che vaga alla ricerca di un arcobaleno sperpente. Qual'è la connessione tra Ginko, la signora dai capelli d'argento (che è anche lei una bugmaster) e il bambino orfano di nome Yoki?
Il film "Bugmaster" è un Live Action Movie, cioè non è un film che cammina sulle sue gambe, ma un lungometraggio che cerca di seguire fedelmente alcuni discorsi intrapresi dal manga dal quale è ispirato, scritto da Yuki Urushibara e intitolato 蟲師(Mushishi). L'adattamento cinematografico è stato curato a quattro mani dallo stesso Urushibara e da Sadayuki Murai, che collaborò con Ōtomo al progetto "Steamboy", sempre come sceneggiatore. Il film copre gli eventi narrati nei volumetti 2; 7; 9 e 15 del manga.
Dal punto di vista sonoro e visivo, Bugmaster è un prodotto di immensa qualità: gli effetti visivi in computer grafica, principamente riguardanti i Mushi e ciò che provocano, sono assolutamente discreti, come piccole opere di precisione quasi svizzera inserite alla perfezione nel contesto. L'ambiente naturale Giapponese è maestoso, quelle montagne ripide e farcite di vegetazione rigogliosa, accarezzate da languide nuvole d'umidità che si vedono all'inizio ti fanno esclamare "cavoli", che bello!
Ma...c'è un "ma", anzi ce ne sono parecchi: non si può fare un film con un collage di cartoline, nè con location da urlo come il villaggio di Gokayama (patrimonio UNESCO dell'umanità), nè mettendo in bocca agli attori un linguaggio "epicheggiante", nè formando un cast stellare che vede attori di calibro come Odajiri Jo e Aoi Yu. Ci vuole una storia valida, con un inizio ed una fine. Per questo critico aspramente la scelta di fare un live action movie e presentarlo al mondo come "Opera cinematografica", con il sottotitolo "dal creatore di Akira": quando nella presentazione dei film c'è il richiamo a grandi successi, è evidente che c'è qualche mancanza da colmare. Sono pure andati a presentarlo a Venezia nel 2006, Otomo con a seguito Odajiri Jo, Aoi Yu e Omori Nao. Se nelle battute iniziali la storia è bella ed intrigante, con il parallelismo tra la storia di Ginko e quella del bambino, e il mistero di questi esseri chiamati Mushi, la tensione cala vertiginosamente quando il film si trasforma in una specie di "Doctor House" del medioevo fantasy, con la narrazione di micro casi "medici" quasi auto conclusivi che il buon protagonista cerca di risolvere. Sono d'accordo sul fatto che ciò serva ad introdurre il personaggio ed i Mushi, ma allora bisognerebbe radicalmente rivedere tutta la storia e creare una sceneggiatura autoconclusiva, si insomma ci vorrebbero delle idee nuove, non uno spezzatino. La componente action, enfatizzata benissimo nei trailer, con quei ritmi da pellicola d'azione in stile americano, non esiste proprio: i ritmi sono morti, sfasati, il film è lunghissimo con le sue 2 ore e 11 minuti, vi sono spezzoni di storia che rimangono improvvisamente tronchi e situazioni stagnanti. I dialoghi, in stile epico e anticheggiante, non sono pienamente credibili.
In conclusione: può bastare il nome "Katsuhiro Ōtomo" per far bello un film? La risposta è "no". Possono bastare attori di qualità eccelsa a fare un film interessante? A meno di non essere fan sfegatati degli attori stessi, la risposta è "no". Penso che un film senza una storia si autodistrugga nel momento stesso in cui viene proiettato. E' un vero peccato perchè le potenzialità tecniche ed artistiche ci sono, la storia ha delle potenzialità enormi, il cast è incredibile, il reparto effetti visivi è all'avanguardia, la colonna sonora è buona...manca solo una cavolo di sceneggiatura!
Un'occasione sprecata, e un nome, quello di Ōtomo, dannosamente (per lui) inflazionato dal marketing del film.
[Note di traduzione] La mia quinta traduzione per Asianworld. Il file originale era sincronizzato su versioni di qualità scadentissima, ho adattato il tutto alla versione CHuMo che mi sembra la migliore in circolazione; interi spezzoni erano assenti, così con Shiho-chan abbiamo tradotto dal giapponese e inserito le linee mancanti: in alcuni punti alcune linee potrebbero sembrare fuori contesto, ma purtroppo i dialoghi sono scritti in un giapponese antico, di difficile interpretazione anche per gli stessi Giapponesi.
蟲師 (Mushishi - Bugmaster)
Giappone, 2006 - regia di Katsuhiro Ōtomo

martedì 20 gennaio 2009

クワイエットルームにようこそ (Benvenuta nella stanza tranquilla)

Dopo aver finito di tradurre 蟲師(Mushishi - Bugmaster), del quale parlerò a brevissimo, mi sono messo a cercare su IMDB la filmografia di 蒼井優(Aoi Yu): penso che la ragazzina sia una delle migliori attrici viventi in Giappone, per fortuna è rimasta fuori dal giro soft porno e idol (solo qualche fugace apparizione in riviste per ragazzine come la mia omonima "Nicola"), per fortuna c'è stato un certo 岩井俊二(Shunji Iwai) che l'ha presa sotto la sua ala protettiva sin da quando aveva 16 anni e l'ha fatta lavorare solo in progetti di qualità. Dopo una miriade di premi vinti, la brava Yu lavora senza sosta e in nove anni di carriera può già contare 29 film. Tra questi, ne ho trovato uno dal titolo interessante: クワイエットルームにようこそ(Kuwaietto Ruumu Ni Youkoso - Benvenuta nella stanza tranquilla). Sarà un film dell'orrore? Sarà un film strano?
Asuka è una reporter per una rivista di moda: la sua vita è correre, telefonare, correre, telefonare, correre. Asuka apre gli occhi, vede un soffitto, delle luci al neon, e sente dei suoni strani. Lo stordimento che attanaglia la sua testa è tremendo, prova a muoversi ma appena lo fa si rende conto di essere legata, completamente immobilizzata in un letto. Prova a chiamare qualcuno ma nessuno arriva, vede solo una ragazza scheletrica che da dietro una porta d'acciaio le bisbiglia qualcosa. Poi arriva un'infermiera, la Eguchi, che la informa di essere ricoverata nell'ospedale psichiatrico Joseikai, reparto di massima sicurezza. Con la piccola grande conquista di potersi per lo meno sedere sul letto, ed incontrare il suo bizzarro fidanzato, Tetsuo (autore di programmi demenziali per la TV Giapponese e famoso per sottoporre le sue natiche ai più tremendi supplizi davanti alle telecamere tanto da essere riconosciuto più dalle natiche che dal viso), Asuka comincia un percorso che la porterà a capire in che modo sia finita su quel letto.
Ritorniamo ad 蒼井優(Aoi Yu) solo per un momento, solo per dire che lei non è la protagonista, ma interpreta una ragazza di nome Miki afflitta da problemi alimentari e sfoggia una costituzione ai limiti dell'anoressia. La protagonista, Asuka, è interpretata dalla bravissima 内田有紀(Uchida Yuki). Questo film è particolare per alcuni aspetti:
- Se avete visto il divertentissimo イン・ザ・プール(In Za Puuru - Nella Piscina), di Miki Satoshi, non potete non ricordare l'attore che interpretava il divertentissimo psichiatra pazzo con la camicia leopardata: beh, l'attore che lo interpretava, 松尾スズキ(Matsuo Suzuki) (che non ha tutte le rotelle al loro posto), è il regista di questo film.
- Questo è uno dei pochi film dove potrete vedere dei mostri sacri del cinema Giapponese come 庵野秀明(Anno Hideaki) (Neon Genesis Evangelion, Ritual, Cutie Honey, Love & Pop) e 塚本晋也(Tsukamoto Shinya) (A Snake Of June, Bullet Ballet, etc.) recitare in dei fantastici cameo.
- Pur essendo un film drammatico, non potrete fare a meno di ridere a crepapelle in alcuni momenti, e comunque di affrontarne la visione con "cuor leggero".
クワイエットルームにようこそ(Kuwaietto Ruumu Ni Youkoso - Benvenuta nella stanza tranquilla) non è una storia di pena e punizione, ma di redenzione. Dalle prime battute, i guardiani della povera Asuka possono sembrare aguzzini: si scoprono invece essere angeli salvatori. Penso che non sia assolutamente facile parlare di depressione. Tanto discussa, inflazionata, sminuita, la depressione è una vera malattia, e per riuscire ad entrarci in questo modo il buon Suzuki Matsuo ci dev'essere passato. E' come se il mondo attorno a te esplodesse: la prima cosa da fare è ricreare un microcosmo di realtà attorno a sè, e allora l'ospedale psichiatrico diventa da prigione un comodo e sicuro rifugio, gli angoli si smussano, gli ingranaggi si oliano, e si ha sotto i piedi un buon terreno morbido di soffice erba verde sul quale camminare e guardarsi intorno. E se ci si guarda intorno con calma si vedono cose che prima non si vedevano. Non c'è più bisogno del cellulare, non si deve più rispettare una deadline, ma ci si può commuovere per un piccolo insignificante avvenimento, per esempio, o tentare di rimettere a posto i pezzi di una vita muovendo le tessere di un puzzle. E la vera sfida, attende all'esterno, all'uscita, quando la cura finisce, il sole illumina di nuovo la pelle, e si ricomincia. E tutto il film sta proprio qui, in un finale che lascia aperto un dilemma, un dilemma atroce.
Una storia scritta estremamente bene, ambientata in un set chiuso (un paio di stanze in tutto), recitata da attori di prim'ordine, come l'incredibile Yuki Uchida, che solo a guardarla legata in quel letto, sporca di lavanda gastrica chiamare "qualcuno" con quella voce giapponesemente cortese ma educatamente disperata, convince e stupisce. Yu Aoi è impressionante nel ruolo di Miki; Ryou interpreta egregiamente l'infermera Eguchi nella sua freddezza "robotica", poi non posso dire che sorte spetta ai cameo interpretati da Shinya Tsukamoto e da Hideaki Anno, ma c'è da ridere, e tanto pure!
Che bel film, davvero, un film ottimista, ma pessimista; un film drammatico ma estremamente divertente, un film leggero ma incredibilmente profondo. Non vedevo un film giapponese così bello da molto tempo. Sarà la mia prossima traduzione.
クワイエットルームにようこそ(Kuwaietto Ruumu Ni Youkoso - Benvenuta nella stanza tranquilla)
Giappone, 2007 - regia di 松尾スズキ(Matsuo Suzuki)

domenica 18 gennaio 2009

亀は意外と速く泳ぐ (Le tartarughe nuotano più velocemente di quanto si pensi)

A parte la pessima esperienza della visione notturna di 図鑑に載ってない虫(Zukan ni nottenai mushi - Deathfix, Live And Let Die) al Far East Film Festival del 2008 (che vede un quasi suicidio artistico della talentuosa Rinko Kikuchi che dopo la candidatura all'Oscar si è buttata in una follia del genere), il regista 三木聡(Miki Satoshi) ha finora creato film estremamente folli e divertenti, e perle di bellezza come il recente 転々(Ten-ten - Adrift In Tokyo). Penso che il film in questione, 亀は意外と速く泳ぐ(Kame wa igai to hayaku oyogu - Le tartarughe nuotano più velocemente di quanto si pensi) si possa annoverare assieme a イン・ザ・プール(In Za Puuru - Nella Piscina) tra uno dei suoi esercizi di comicità surreale meglio riusciti.
上野樹里(Ueno Yuri) è Suzume Katakura, una giovane ragazza che vive la sua vita di moglie e casalinga con la sola compagnia di una tartaruga acquatica: il marito di Suzune infatti lavora all'estero. Nulla d'interessante succede mai nella sua vita, e tutto succede invece agli occhi di uno spettatore incredulo: Suzune è circondata da personaggi incredibilmente bizzarri, come l'idraulico che quasi la costringe ad andare nel suo negozio per vedere un calamaro fritto ripieno di riso che tiene in formalina dopo averlo trovato incastrato in una tubatura (...). Suzune ha un'amica ancora più bizzarra, Kujaku Ogitani, stessa età, assieme sin dalla nascita ma dai caratteri diametralmente opposti. Sembra rassegnarsi alla piattezza della sua bizzarra vita quando, sotto una valanga di mele (...) vede, attaccato ad un palo, un microscopico manifesto pubblicitario di un'agenzia di spie. Il manifesto sarà grande 5 millimetri, Suzune contatta la suddetta agenzia. Il fatto che Suzune l'abbia trovato essendo così piccolo, convince i "titolari" ad assumerla come spia, e come anticipo spese le consegnano 5.000.000 di Yen. La vita di Suzune non sarà più la stessa, è scontato, ma come si evolve questo film, scontato non lo è affatto...vedere per credere!
Cominciamo a dire che mi sono (un pò) ricreduto su Yuri Ueno: la sua recitazione in スウィングガールズ(Swing Girls) è pesante, e anche il suo lavoro nel drama のだめカンタービレ(Nodame Kantaabire) è riportato essere di simile natura, ma qui dimostra innanzitutto di poter reggere bene il ruolo di moglie e casalinga con i suoi 23 anni d'età, le smorfie poi quasi non ci sono ed è gradevolissima pur recitando in dei contesti estremamente bizzarri. Una conferma invece viene da 蒼井優(Aoi Yu), che interpreta l'amica di Suzune, Kujaku Ogitani, e che si conferma estremamente adattabile a QUALSIASI ruolo le venga assegnato nella miriade di film che sta girando. E' interessante l'argomento del vivere una vita monotona e pensare di vivere una vita speciale: le cose diventano incredibilmente più intriganti pur essendo sempre uguali: mi ricorda tanto True Lies, con Arnold Swarzenegger e Jamie Lee Curtis, un film che adoro. Il tema della vita di coppia Giapponese è ormai scontato: secondo me i Giapponesi non dovrebbero proprio sposarsi, tanto conducono una vita da schifo da sposati, ma non a causa di chissà che, ma a causa dei loro stessi comportamenti e della loro mentalità. Il film pur non essendo corto è snello, rallenta e si perde leggermente nei tre quarti della sua durata, ma rimane comunque di buon livello visto il genere e il target di distribuzione da pellicola indipendente. La storia è estremamente originale e non posso che dare atto al mitico Miki Satoshi della sua genialità ed apprezzare la sua comicità: finalmente una comicità Giapponese che fa veramente divertire pur non essendo eccessiva nè forzata (come in Deathfix che NON dovete assolutamente guardare). Questo invece non potete perdervelo!

Ho avuto il privilegio di conoscere di persona quel pazzo di Miki Satoshi al FEFFX (nella foto con me, Weltall e Rosuen)! Formidabile!

亀は意外と速く泳ぐ(Kame wa igai to hayaku oyogu - Le tartarughe nuotano più velocemente di quanto si pensi)

Giappone, 2005 - regia di 三木聡(Miki Satoshi)

venerdì 2 gennaio 2009

ピンポン (Ping-Pong)

I Giapponesi fanno gli anime fantascientifici sul calcio, i manga fantascientifici sul basket, sul baseball non so, ma adesso so che fanno roba anche sul Ping-Pong!
Peco/Yukata Hoshino è un ragazzo molto dotato nel Ping-Pong, già da piccolo è una "star" e coinvolge il timido Makoto Tsukimoto, talmente timido da non sorridere mai e da essere soprannominato "Smile" (gli scherzi della vita...). Peco è sregolato, impertinente, impulsivo ma estremamente dotato, Smile lo è altrettanto dotato, ma praticamente non gliene può fregare di meno. Si avvicina il torneo interscolastico, e fa la sua comparsa "China", un certo Kong Wenge, che dal tetto della scuola in mezzo al rumore della città percepisce il rumore di una pallina che rimbalza in un campo da ping-pong: "C'è un chopper, contro un attaccante veloce, il chopper sta giocando per perdere, forse per modestia Giapponese...". Diciamo che China ne capisce abbastanza e sembra temibile, e poi c'è la squadra del liceo Kaio, tutti neri, una specie di setta di pelati tipo i cattivi di Karate-kid.
Tratto dall'omonimo manga di Tayo Matsumoto, un manga demenziale (fantastici i colpi-puzzetta), Ping-Pong è un film interessante, quasi la trasposizione cinematografica dei canoni della storia sportiva alla Holly e Benji (che poi in Giappone si chiama Capitan Tsubasa): battaglie all'ultimo sangue come se il Ping-Pong fosse una guerra, scontri psicologici allucinanti, rallenty e bullet-time degni del miglior Matrix, i fantastici comprimari che commentano le partite defilati nella parte più remota della tribuna, e che coi loro commenti introducono aspetti tecnici fondamentali per la narrazione. I "cattivi" sono approfonditi in maniera magistrale, NON ci sono storie d'amore nè ragazze, a parte la ragazza di Sakuma che è un'idiota e le fan di Smile che Peco fa scappare davanti al palazzetto, solo Ping-Pong. Ah e poi c'è il solito percorso di rinascita-dopo-caduta-di-campione con allenamento-estenuante-in-scale-di-tempio, e il solito fantastico Naoto Takenaka a risolvere un film che fa di tutto per decollare ma non estrae i flap (senza i flap non si decolla, vedi il disastro dell'MD-80 a Madrid).
Ma che belli che sono i Giapponesi :)
ピンポン(Pin Pon - Ping-Pong)
Giappone, 2002 - regia di 曽利文彦(Fumihiko Sori)

lunedì 22 dicembre 2008

男たちの大和 (Gli Uomini della Yamato)

Qualunque nippofilo conosce la corazzata Yamato, e ricorda una nave dal design da urlo che solca lo spazio nell'Anime 宇宙戦艦ヤマト(Uchū Senkan Yamato - Nave da battaglia spaziale Yamato). In realtà quell'Anime s'ispira alla più grande e pesante nave corazzata della storia...

(Picture from Wikipedia) 71.000 tonnellate a pieno carico, lunga 263 metri, una miriade di cannoni ad armare una specie di fortezza galleggiante. La Yamato era l'orgoglio della marina Giapponese. La nave non ebbe molte molte occasioni di mostrare la sua potenza, affondò qualche vascello e una portaerei di scorta Americana: nella battaglia del golfo di Leyte, tra il 25 e il 26 ottobre 1944, la prima prova di combattimento reale la sua sorella gemella 武蔵(Musashi) fu affondata ed essa stessa ricevette dei gravi colpi rimanendo danneggiata. Quando gli americani cominciarono l'invasione di Okinawa, la Yamato fu spedita per la sua ultima missione, nome in codice 天号作戦(Ten-Gō Sakusen - Operazione Ten-Go): fare da argine all'invasione. Durate la battaglia, la nave fu affondata dall'attacco di soli aerei armati di siluri e bombe da picchiata. L'affondamento della Yamato sancì definitivamente l'inutilità in battaglia delle navi corazzate, lente e pesanti nel confronto con l'aviazione imbarcata, vero futuro del combattimento marittimo.

Di certo, chi ha prodotto e scritto il film non si poteva aspettare che gli spettatori Giapponesi non conoscessero già la storia: dunque lo sceneggiatore Jun Henmi e lo stesso regista 佐藤純彌(Satō Junya) hanno optato per una formula a flashback, partendo dal presente, per narrare le vicende degli uomini della Yamato più che le vicende della nave stessa.

Alla fine dell'agosto 2005 Makiko Uchida si reca a Kure, a visitare il museo dedicato alla corazzata Yamato in occasione sel sessantesimo anniversario del suo affondamento (31 Agosto 1945). Dopo la visita si sposta al porto per cercare un capitano che la porti nel luogo dell'affondamento della corazzata, alle coordinate 30°22′0″N, 128°4′0″E: tutti si rifiutano, la traversata è troppo lunga ed il mare è agitato. La donna sembra rassegnarsi quando incontra un vecchio marinaio, Katsumi Kamio, interpretato da 仲代達矢(Nakadai Tatsuya). Il vecchio, dopo un breve dialogo scopre che la donna è la figlia di Mamoru Uchida, uno dei suoi superiori a bordo che credeva morto. Uchida in realtà sopravvisse all'affondamento e una volta tornato in partia adottò 15 bambini orfani dei marinai della Yamato, e tra questi c'era anche Makiko. Il vecchio Kamio accetta di salpare per quel punto sperduto in mezzo al mare. Durante la traversata il vecchio rivive la sua esperienza a bordo della corazzata: imbarcato giovanissimo (15 anni) e assegnato al ruolo di caricatore del cannone sinistro di un sistema antiaereo trinato della nave. La vicenda va a consumarsi con le vicende della nave, e la fine della carriera della corazzata alla quale fu assegnato il giovane Kamio non segnò la fine delle sue sofferenze e di quelle delle persone che gli furono vicino, perchè Kure sta a soli 10km da Hiroshima, e la bomba atomica cadde proprio mentre la corazzata era in navigazione verso il suo destino.
La storia sviluppa alcuni personaggi che ruotarono alla vita del giovane Kamio: in primis il "capo" Uchida, poi gli altri due superiori che con Uchida formavano un trio indissolubile: Shohachi Moriwaki e Masao Karaki. I primi tempi a bordo furono per Kamio un piccolo inferno, il film mostra la vita di un marinaio Giapponese ai tempi della seconda guerra mondiale: intensa attività addestrativa, febbrili attività di pulizia (il ponte si puliva passando lo straccio chinati per terra, come da migliore tradizione Giapponese che non conosce lo "spazzolone"), attività fisica (Judo, Kendo) e libere uscite. Lo sviluppo della storia poi è la solita falsariga del film storico-catastrofico: introdurre una miriade di personaggi, farli affezionare agli spettatori e poi farli morire (quasi) tutti.
Poi il sangue, i corpi smembrati e gli atti eroici in combattimento sono roba trita e ritrita, ma ci sono degli aspetti estremamente interessanti in questo film: innanzitutto noi occidentali possiamo facilmente isolare da questa storia l'estrema testardaggine dei militari Giapponesi, derivante non solo dall'addestramento e dal lavaggio mentale che subiscono sin da bambini (ancor di più in periodo di guerra e di imperialismo puro). Fanno sorridere le risse tra militari che litigano per chi vuole morire di più, e fa pensare quel superiore che li placa dicendo "nel nostro paese c'è bisogno di gente che vuole vivere, non che vuole morire, perchè la ricostruzione avvenga". Fanno letteralmente incazzare gli addii senza un bacio o una carezza, solo sguardi frettolosi seguiti da promesse come "ti aspetterò", fanno incazzare le dichiarazioni d'amore pronunciate mentre chi le pronuncia fugge per la vergogna, e fa incazzare il falso valore dell'uccidersi per la patria: la Yamato compì un vero e proprio atto di suicidio contro forze matematicamente più forti operato da 2778 Kamikaze che bevvero il Sakè prima di salpare, 2778 forzati del valore e farciti di ideali dei quali solo 280 sopravvissero.
Mi fa sempre rabbia vedere la guerra, vedere vite sprecate nella violenza. Penso sia un sentimento condiviso da chi ha scritto questo film, che ha inserito dei chiari messaggi di pace nel rispecchiare tutta la fallimentare gestione dell'impero Giapponese nell'affondamento della Yamato, a monito degli imbecilli che ancora in Giappone continuano a sventolare le bandiere con il crisantemo a sedici petali.
Mai più la guerra. E onore ai ragazzi della Yamato.
男たちの大和(Otoko-tachi no Yamato - Gli Uomini Della Yamato)
Giappone, 2005 - regia di 佐藤純彌(Satō Junya)

sabato 20 dicembre 2008

鮫肌男と桃尻女(L'uomo con la pelle di squalo e la donna col culetto di pesca)

Anche se un pò volgare, il kanji 尻(shiri) non poteva essere tradotto che con la parola, "culetto", ci stava troppo bene, anche perchè si riferisce ad una ragazza davvero adorabile! Dopo aver letteralmente amato il formidabile 茶の味(Cha no Aji - Il Sapore Del The), ci siamo buttati senza remore nella visione dell'opera prima del non prolifico 石井克人(Katsuhito Ishii). Un titolo particolare, 鮫肌男と桃尻女(Samehada Otoko to Momojiri Onna - L'Uomo Con La Pelle Di Squalo e La Donna Col Culetto Di Pesca, ma che potrebbe essere tradotto meno maliziosamente come "Il Samehada e la Momojiri", visto che queste due parole dalle divertenti etimologie sono effettivamente i cognomi dei due personaggi Kurou Samehada e Toshiko Momojiri), e un GRANDE attore protagonista come 浅野忠信(Asano Tadanobu) erano garanzie più che solide!
In uno scenario montano abbastanza surreale (non penso di essere blasfemo nel dire che personalmente ho intuito dei richiami alla sequenza iniziale di Shining, di Stanley Kubrik), s'intrecciano le vite della sfortunata Toshiko, interpretata da 小日向しえ(Kohinata Shie), impiegata per l'appunto in un albergo di montagna, e dell'aitante yakuza Samehada (Asano). Toshiko vede i suoi risparmi letteralmente prosciugati dallo zio, padrone dell'albergo e suo depravato aguzzino. Stanca della sua vita insostenibile decide di rubare i soldi dell'albergo e di scappare durante una delle sue quotidiane missioni all'ufficio postale. Samehada, con un colpo di follia ruba i soldi del racket della Yakuza e fugge con un branco di variegati assassini alle calcagna. Fortuitamente Toshiko sperona con il suo fuoristrada la macchina degli inseguitori di Samehada, mettendoli fuori gioco e da quel momento comincia una fuga a due di certo non priva di colpi di scena.
Diciamolo subito: questo non è un film scontato. Tratto dal manga di Minetaro Mochizuki, adattato per il grande schermo dallo stesso regista, è un film che regala delle perle comiche indimenticabili, tradizione seguita dal più recente 茶の味(Cha no Aji - Il Sapore Del The). Personaggio chiave per surrealità è sicuramente il killer Yamada, interpretato dal bravissimo 我修院達也(Gashuin Tetsuya)(a proposito, ma se le pittura, le sopracciglia, o sono le sue??). Da menzionare anche i killer della yakuza, ognuno dotato di una particolare specialità (coltelli, forza bruta, olfatto sviluppatissimo etc.), ma nel complesso una massa di deficienti buoni a nulla, e pure sviluppati dalla sceneggiatura in una maniera inusuale visto che parliamo "quasi comparse". Una storia non estremamente complessa, che mi ha trasmesso una sensazione particolarissima visto il genere: "serenità". Il faccione da culo di Tadanobu Asano è fantastico e mette allegria, lo stesso personaggio interpretato da Asano è un non vuolento, come il suo ex compare e ora nemico Sawada, interpretato dall'onnipresente 寺島進(Terashima Suzumi), affezionato di Kitano (li ha fatti quasi tutti), Miike, lo stesso Ishii (Era lo spirito yakuza con la cacca in testa in 茶の味(Cha no Aji - Il Sapore Del The), Tsukamoto e chi più ne ha più ne metta. Non ai livelli di 茶の味(Cha no Aji - Il Sapore Del The), ma gradevole e piacevole, e poi che bella Shie Kohinata con quegli occhialoni e il faccino imbronciato!
鮫肌男と桃尻女(Samehada Otoko to Momojiri Onna - L'Uomo Con La Pelle Di Squalo e La Donna Col Culetto Di Pesca)
Giappone, 1998 - regia di Katsuhito Ishii

giovedì 13 novembre 2008

Go

Che senso ha un nome?
Quella che noi chiamiamo "rosa",
con qualsiasi altro nome
avrebbe lo stesso profumo.
W.Shakespeare
Dedicato a tutti coloro che pensano che il Giappone sia il paese dei balocchi.
Sugihara è un ragazzo coi capelli strambi, porta la divisa della squadra di basket della scuola, sta nel mezzo di un campo da basket di quelli belli in parquet come tutti i campi da basket delle scuole Giapponesi, e perso nei suoi pensieri rimane immobile mentre i suoi compagni e gli avversari giocano la loro partita infischiandosene completamente di lui, pure evitandolo e schivandolo nel portare a termine un'azione. Sugihara sa benissimo perchè fanno così: lui è un 在日(Zainichi), cioè un ragazzo nato e cresciuto in Giappone da genitori immigrati Coreani. Per i Giapponesi i Coreani hanno il sangue sporco. Durante un'azione la palla finisce accidentalmente nelle sue mani, i compagni di squadra si avvicinano e lo picchiano malamente per riprendere la palla. Lui la riprende, va dall'altra parte del campo e tira al canestro opposto, segnando una bomba clamorosa, e dopo impazzisce e comincia a dare calci volanti a chiunque gli stia intorno.
Un bel passo indietro e la narrazione torna a tre anni prima, quando Sugihara, vero nome "Lee", frequentava una scuola Nord Coreana e faceva il teppista con i compagni sfidando a muso duro la polizia Giapponese. Una bravata andata male lo mette a confronto col padre proprio nella stazione di polizia: il padre, ex pugile di alto livello, lo ammazza di botte tanto che persino i poliziotti si impietosiscono e lo supplicano di smettere. Questo è il padre di Sugihara. Un'educazione rigida al rispetto delle regole che apre nel ragazzo una breccia, che lo porterà a lasciare la scuola Nord Coreana per frequentare un liceo Giapponese: perchè questo, come ripete tante volte la sua stessa voce fuori campo all'inizio del film, è il racconto della sua storia d'amore, con la bellissima Sakurai.
Tema dolente e difficile per 行定勲(Isao Yukisada), il bravo regista che si è formato presso la scuola di cinema della Toho a Tokyo, ha fatto esperienza come aiuto regista di Shunji Iwai in alcuni dei suoi film (Love Letter, April Story e Swallowtail Butterfly) e nel 2004 ha sfondato dirigendo uno dei più grandi successi cinematografici della storia cinematografica Giapponese, 世界の中心で、愛をさけぶ(Gridare Amore Dal Centro Del Mondo). Ci vuole del coraggio a parlare di razzismo in Giappone. Una fetta di questo razzismo è rivolta verso i Coreani. In Giappone nonostante tu nasca in territorio giapponese, se i tuoi genitori sono Coreani tu non sei un Giapponese, ma sei un "residente speciale", un 在日(Zainichi). Gli Zainichi vivono una vita quasi in incognito, prendono un nome Giapponese e cercano di vivere una vita normale sperando che questa cosa non si sappia in giro. Shiho, la mia ragazza, lavora in un'agenzia di viaggi: lì spesso arrivano degli Zainichi che sono costretti per motivi d'immigrazione a fornire il loro vero nome, e lo staff dell'agenzia deve stare estremamente attento a fare in modo che questo nome non si divulghi, anche solo cercando di non chiamarli con quel nome in agenzia di fronte ad altri clienti. Gli Zainichi difficilmente trovano lavoro, le ragazze giapponesi sono schifate da loro per via del fatto che chiunque, dai genitori alla scuola, insegnano loro che i Coreani, come i Cinesi, sono diversi e hanno il sangue sporco. L'argomento è abbastanza vasto e lo tratterò in futuro su nicolaingiappone, è importante però dire che pur essendo la situazione ancora estremamente grave, le cose stanno lentamente cambiando.
La regia di Yukisada è sorprendentemente diversa da quella "piatta" di Sekachu, alcuni passaggi sono veramente geniali. C'è poi la superstar Kou Shibasaki che non può che mettere d'accordo tutti quanti. Il finale è uno spiraglio di luce al quale tutti noi (occidentali e nippofili) aspiriamo, nonostante purtroppo rimanga l'amaro in bocca del continuare a scoprire lati oscuri di un Giappone pieno di paradossali schifezze sociali.
Go
Giappone/Corea, 2001 - regia di Isao Yukisada

mercoledì 29 ottobre 2008

秒速5センチメートル (Cinque Centimetri Al Secondo)

Ho scoperto questo film d'animazione qualche giorno fa' mentre spulciavo l'archivio di Asianworld. Le premesse erano beneauguranti, grande risposta di pubblico, e screenshot da urlo. 秒速5センチメートル(Byōsoku Go Senchimētoru - 5 Centimetri Al Secondo) è un lungometraggio animato in tre piccole puntate: le prime due della durata di circa 25 minuti e la terza di 14. I titoli delle puntate sono: 桜花抄(Ōkashō); コスモナウト(Kosumonauto) e 秒速5センチメートル(Byōsoku Go Senchimētoru).
遠野貴樹(Tōno Takaki) è un bambino come tanti, alle elementari si affeziona ad una sua compagna di classe che si chiama 篠原明里(Shinohara Akari). La loro amicizia li rende oggetto di facile scherno da parte dei compagni. La fine delle elementari segna per loro una separazione: la famiglia di Akari infatti si trasferisce a Tochigi, mentre Takaki rimane a Tokyo. E' l'inizio di un rapporto epistolare molto intenso, e di un doloroso rincorrersi non solo fisico ma soprattutto mentale che non avrà mai fine.
L'aspetto materialmente grafico ed estetico di questa opera è assolutamente stravolgente: una realismo estenuante e puntiglioso che a mio parere si fa interpretare come una sfavillante reinterpretazione della realtà. Dovrei cercare di recuperare i precedenti lavori di questo regista, 新海誠(Shinkai Makoto) per cercare di capire dal suo percorso artistico le sue vere intenzioni. La narrazione attraverso le immagini sfavillanti che corrono nello schermo è un'organolettica esperienza che attraverso lo spazio, il tempo inteso proprio come passare dei minuti e delle ore, e le sensazioni più semplici ma vicine a noi come il freddo e il caldo, vogliono far vivere un'esperienza allo spettatore. addirittura i personaggi diventano quasi delle grezze figure che si muovono, inquadrate quasi con sommessa riservatezza o chissà cosa all'interno di un succedersi si paesaggi e panorami, ma anche close-up di oggetti del vivere quotidiano. Vista la mia poca conoscenza di Shinkai, azzardare una qualsiasi ipotesi sugli intenti di questo strano modo di vedere le cose sarebbe azzardato, ma per come la vedo io al momento, il film è una storia d'amore toccante, delicata, giapponesissima, raccontata in maniera ridondante e con estrema freddezza. Ho proprio avuto l'impressione che Shinkai volesse dire "ecco, guardate come sono bravo a fare la porta del treno", oppure "quando mai avete visto i cartelli della stazione di Shinjuku fatti così bene?"...

Si perchè il realismo è estremo, guardate i riflessi sul pavimento tirato a lucido: le scuole Giapponesi hanno proprio il pavimento tirato a lucido....

Il cestello della bicicletta ha le sue belle viti, e quelle bottiglie vuote hanno un'etichetta talmente realistica che potrebbe sembrare una foto ritoccata...

E quest'aula vuota, i banchi realisticamente disegnati in posizione imperfetta, il riflesso sul legno lucido delle sedie...

Questa strada, ne puoi vedere migliaia uguali a Tokyo, ma il riflesso dei cavi elettrici sull'asfalto e le tonalità di colore, che roba ragazzi...

Ma a che pro? Narrare una storia d'amore intermezzando centinaia di inquadrature come queste...mi ricorda il gruppo rock dei Dream Theater, sono dei fenomeni con gli strumenti, ma se la tirano troppo con il virtuosismo fino a diventare eccessivi come una torta con sopra due chili di zucchero. La chiave d'interpretazione potrebbe essere il dare al giapponese che vede il film le sensazioni che ben conosce dal suo passato, e tramite queste immagini di familiare rimembranza farlo immergere in un'atmosfera tale da generare un buon terreno di coltura per lo sviluppo di quel bel sentimento di tristezza misto a commozione che tutti i film 純愛(Jun-ai – vero amore) vogliono comunicare. La mia esperienza giapponese mi ha permesso di apprezzare questa familiare rimembranza: è bello vedere il treno della Chuo line, gli enormi corridoi della stazione di Shinjuku che più di una volta ho percorso, e il grattacielo della DOCOMO visto dal soprapassaggio sopra il ponte di Harajuku, le luci abbaglianti di un Konbini con i frigoriferi delle bevande posizionati sempre nella stessa posizione, lì in fondo nel muro opposto all'entrata. Ma per chi non conosce il Giappone, dopo i primi venti minuti sopraggiunge la noia, è inutile negarlo. Tralasciando la parte grafica, vera colonna portante del lavoro, la trama e la sceneggiatura sono approssimative, con volontarie pause e tagli in punti strategici che non fanno altro che troncare, forse volutamente, qualcosa di importante.

Penso sia estremamente educativo per chiunque voglia conoscere come ragionano 'sti Giapponesi: questo film è l'enunciazione di un concetto che da tempo sto cercando di sviluppare ed ancora adesso mi viene difficile descrivere: sono solito definirla "virtualità". I Giapponesi hanno questa innata capacità di creare nella loro mente un microcosmo che gli permette di alienarsi dalla realtà e di perseverare in ciò in cui credono: questo può essere un sentimento d'amore, l'ammirazione per un personaggio famoso, la passione per un hobby, il lavoro o la famiglia. Per quanto riguarda i sentimenti amorosi, l'alienazione dalla realtà è talmente forte che anche a distanza dalla persona amata, anche se non corrisposti, uomini e donne coltivano dentro il loro cuore un amore talmente sconfinato da essere distruttivo. Ma quando i nodi arrivano al pettine, quando si passano cinque anni di scuola superiore a guardare una ragazza o un ragazzo e scrivere a questa persona lettere d'amore, e ci si deve dichiarare (perchè è ora di andare all'università), stanno zitti. Perchè fanno così? Un sentimento covato troppo a lungo diventa polvere di stelle che vaga isterica per l'universo, la mitizzazione e l'adorazione portano all'alienazione e il contatto con la realtà è distrugge un fragile guscio già svuotato al suo interno dalla suddetta polvere di stelle. La realtà è talmente brutta, che è meglio continuare a sognare.

秒速5センチメートル(Cinque Centimetri Al Secondo) è un esercizio di stile a tratti stucchevole ma bellissimo, e una storia estremamente "Giapponese" che non soddisfa di certo un non Giapponese.

秒速5センチメートル(Byōsoku Go Senchimētoru - 5 Centimetri Al Secondo)

Giappone, 2007 - regia di 新海誠(Shinkai Makoto)

mercoledì 22 ottobre 2008

Undo (アンドゥー)

In ordine cronologico, il primo "mediometraggio" di 岩井俊二(Shunji Iwai), che sarà seguito nel 1996 da ピックニック(Pikkunikku - Picnic) e nel 1998 da 四月物語(Shigatsu Monogatari - April Story).
Yukio e Moemi sono una giovane coppia. Yukio, sapendo che la moglie desidererebbe possedere un cane, ma essendo cosciente del fatto che l'appartamento in cui vivono non sia adatto ad accogliere un animale come un cane, e neanche un più piccolo gatto, porta a casa due tartarughe. Moemi non apprezza la decisione del marito ma lo asseconda. La vita matrimoniale non è certo il massimo per Moemi, che passa le giornate ad aspettare che il marito si stacchi dal computer sul quale lavora. Un giorno Yukio trova le tartarughe che camminano per il pavimento di casa col guscio completamente avvolto da una trama di fili bianchi, la lana con cui la moglie confeziona dei lavori a maglia. Poi va nella libreria per cercare un libro, e si accorge che alcuni libri sono stati legati allo stesso modo; prende le forbici per rompere i nodi, ma anche le forbici sono intasate di una matassa di fili bianchi. Yukio si accorge che c'è un problema (ed era ora) quando vede la moglie che lo guarda in cerca di aiuto con le mani completamente annodate dalla lana del vestitino che confezionava, ormai distrutto da una furia insipegabile. Si recano da uno psicologo, che dice a Yukio che potrebbe essere un disturbo dato da qualche problema nella vita amorosa. Yukio cerca di porre rimedio a ciò, ma complica sempre più le cose fino a che la situazione non sarà più recuperabile.
Il film è estremamente breve, solo 47 minuti, ma come Iwai mi ha insegnato coi suoi successivi mediometraggi, è un tempo più che sufficiente per comunicare ciò che si vuole comunicare, se lo si sa fare. Iwai è forse il maggiore genio sperimentatore del cinema giapponese contemporaneo, non un visionario nè un genio folle, ma pragmatico comunicatore di realtà.
In "Undo", Iwai utilizza una giovane coppia per parlare dei problemi della coppia moderna, ma più in particolare a mio modo di vedere della coppia Giapponese. La genialità di questo film sta nel rendere gli avvenimenti vissuti da questa coppia una metafora della parabola discendente della coppia giapponese tipo. La vita di coppia in Giappone fa schifo, oltre al lavoro che impegna la maggior parte del tempo dell'uomo, e recentemente anche della donna, c'è un'assoluta disparità di considerazione e rispetto tra il sesso maschile e quello femminile. In Giappone nella maggior parte delle famiglie è l'uomo a comandare e a prendere le decisioni, e la donna è l'assegnataria dei lavori domestici, oltrechè della crescita dei figli. In Giappone, la donna deve addirittura utilizzare delle particolari forme verbali per addolcire il suo linguaggio. Il dialogo è ridotto a zero. Pur accennando questi aspetti, come ad esempio la decisione di Yukio di prendere le tartarughe come animali domestici, la disperata pulsione dell'uomo giapponese di "prendere la decisione a suo parere migliore per la famiglia" senza considerare invece i sentimenti dei componenti della famiglia stessa, Iwai non infierisce ma si concentra sulla parabola discendente dei personaggi che ha creato.
In particolare, il fuoco di questa analisi registica terribilmente clinica si concentra più che sulle cose materiali e gli aspetti della vita di coppia, nell'essenza dell'amore nella coppia e nelle intrinseche conseguenze di comportamenti che nella vita reale sono rarefatti in tanti anni di consuetudine, ma nel racconto in pochi minuti. Dopo essersi accorto della mania patologica della moglie, Yukio parla con lo psicologo che gli dice: "Forse lei sta trattenendo e limitando sua moglie", lui risponde: "No, invece la sto lasciando andare". Yukio commette il più grande errore dimostrando la sua assoluta mancanza di senso di valutazione, ma cosa ancor più grave, di sensibilità, cosa di cui molte volte si rende colpevole l'uomo giapponese, che antepone molto, moltissimo alla compagna ed alla costruzione di un sano rapporto di uguaglianza per lo meno psicologica con essa.
Odio fare qualunquismo e generalizzare, ma è facile trovare dei capisaldi negativi nella vita di copipa Giapponese: oltre ai già citati comportamenti sessisti inculcati dalla società (presenza in maniera ancora massiccia di scuole maschili e scuole femminili, differenze nel linguaggio tra uomo e donna, differenze addirittura nella postura e canoni di comportamento non obbligatori ma "caldamente consigliati come opportuni" e via dicendo), vi sono dei comportamenti comuni come l'assoluta mancanza di dialogo tra coniugi, l'assoluta non partecipazione del maschio nelle faccende domestiche e nella crescita dei figli, la malata dedizione all'azienda che porta a trascurare la famiglia per opportune cene tra colleghi e pesanti bevute notturne (la mattina presto non è raro vedere dei signori in giacca e cravatta buttati come barboni sulle panchine quando va bene..).
Tutto ciò si aggiunge alla rassegnazione delle donne che accettano la loro condizione come normale anche se abominevole, e vanno avanti accettando anche cose orribili come la frequentazione dei キャバクラ(Kyabakura) da parte dei loro uomini, una pratica decisamente normale in un coppia Giapponese a giudicare da quanto ho avuto modo di conoscere: addirittura si arriva anche alla totale mancanza di dialogo, e l'uomo prende l'abitudine di andare a parlare dei suoi problemi, dubbi, insicurezze, con una ragazza che lo ascolta a pagamento, magari in biancheria intima. Ricordo fulgidamente una discussione che ebbi con una mia amica Giapponese sposata. Lei parlando di Kyabakura mi disse che tutti lo fanno, e al mio disappunto soprattutto in difesa delle stesse donne, trattate come "elettrodomestico" dagli uomini Giapponesi, lei rispose che "gli uomini Giapponesi lavorano tanto e sono terribilmente stanchi", mi disse che "non puoi capire cosa si provi e come ci si senta", e infine concluse in questo modo: "gli uomini Giapponesi hanno fatto grande il Giappone col loro lavoro, e le loro donne sono sempre state dietro di loro a supportarli". E' inutile, ti scontri con una cultura diversa dalla tua, cose che non puoi neanche lontanamente concepire si presentano davanti a te.
E soprattutto alla luce di questa mia lunghissima (ma assai breve in realtà) esposizione dei fatti sulla coppia Giapponese, e soprattutto alla luce della precedentemente spiegata rassegnazione femminile al destino infausto di nascere donna in Giappone, Iwai è una volta di più comunicatore ed esortatore di cambiamento: come in リリイ・シュシュのすべて(riri shushu no subete - All About Lily Chou-Chou) denuncia tragicamente la spirale di bullismo e prostituzione in cui molti giovani Giapponesi stanno cadendo, qui fa decisamente e costruttivamente sfigurare l'uomo Giapponese, e dà alla donna del suo film una facoltà della quale la donna comune si priva: la facoltà di valutare, e scegliere.
La bravura degli attori, 豊川悦司(Etsushi Toyokawa) e 山口智子(Tomoko Yamaguchi), e impressionante, basta vedere la naturalezza con la quale si toccano ed interagiscono sessualmente, la fotografia è da scuola di cinema e le scenografie geniali come nel miglior Tsukamoto. Assolutamente da vedere.
Undo (アンドゥー)
Giappone, 1994 - regia di Shunji Iwai

lunedì 20 ottobre 2008

スケバン刑事 コードネーム=麻宮サキ (La capo-banda detective. Nome in codice: Asamiya Saki) (UPDATED)

“Un film poco impegnato”. Con questo spirito ho intrapreso la visione di questo lavoro di 深作健太(Kenta Fukasaku), figlio dell'immenso 深作欣二(Kinji Fukasaku), uno dei migliori registi che il Giappone abbia mai avuto. Kenta, come primo lavoro di una finora anonima carriera registica, con risultati non esaltanti ha preso le redini di バトル・ロワイヤルII - 鎮魂歌(Battle Royale II - Requiem), rimasto incompleto a causa della morte del padre che lo aveva iniziato,, e ha parteciparo come autore al primo バトル・ロワイヤル(Battle Royale). Come ho assistito con scetticismo alla proiezione del primo film del figlio di Miyazaki, anche in questo caso di certo l'attesa non era alle stelle come per un film di Kinji.
和田慎二(Shinji Wada) col suo manga スケバン刑事(Sukeban Deka - La capo-banda detective) del 1979 ha iniziato una serie di successo che si è tradotta nella produzione di 3 serie televisive, diversi manga omonimi, un anime e tre film di cui questo è il più recente, tutti con protagoniste belle ragazze in divisa scolastica armate di yo yo. Il primo di questi si intitola スケバン刑事(La Capo Banda Detective), del 1987, diretto da 田中秀夫(Hideo Tanaka), il secondo si intitola スケバン刑事 風間三姉妹の逆襲(Sukeban Deka, Il Contrattacco Delle Sorelle Kazama), del 1988, sempre dello stesso regista, e l'ultimo è quello in questione, del 2006. Lo sceneggiatore 丸山昇一(Shōichi Maruyama) ha preso un pò di libertà nell'adattare il soggetto di Wada, e il film assume dei toni assai diversi da quelli dei precedenti, rendendo pure il titolo quasi inadatto: スケバン(Sukeban) in giapponese vuol dire "ragazza delinquente delle scuole superiori": la nuova Asamiya Saki pur avendo sempre lo yo yo è invece una specie di aborto di agente segreto alla Jason Bourne (per chi ne conoscesse la trilogia...). Si insomma dalla locandina si vede una bella ragazza in divisa che se la tira con uno yo-yo, ho pensato ad un altro di quei film dementi d’avventura con procaci ragazzine come protagoniste, che tra una vicissitudine e l’altra magari mostrano, che so, le mutandine, ma solo pochi secondi. I giapponesi sfornano di questi film a ritmo continuo, molti scadono nel soft porno, e molti non superano la distribuzione nazionale nelle peggiori videoteche di Akihabara.
スケバン刑事 コードネーム=麻宮サキ(Sukeban Deka: Coodo neemu= Asamiya Saki) comincia bene: una ragazza tumefatta da milioni di botte cammina barcollando per le strade di センター街(Center-gai), a 渋谷(Shibuya), con la sua divisa scolastica e sotto la giacchetta color khaki una bella cintura esplosiva con un timer che segna un tempo allarmantemente breve. La ragazza è spacciata, mille telecamere la riprendono (in effetti la quantità di telecamere di sorveglianza a センター街(Center-gai) è allucinante), e dietro di esse c’è il suo carnefice. Proprio mentre si accinge a barcollare per il Shibuya crossing, con un ultimo sforzo allontana i passanti per provocare i danni minori. “Bum” in stop motion. Da un’altra parte chissà dove in un enorme corridoio sotterraneo una squadra di poliziotti scorta una specie di barella tipo “Il silenzio degli Innocenti” con sopra anziché Hannibal Lecter una ragazza (un'irriconoscibile 松浦亜弥-Aya Matsura) dallo sguardo minaccioso completamente legata come fosse un dinosauro. La ragazza è stata catturata a New York, è figlia di una signora Giapponese che è stata catturata nello stesso posto per sospetto spionaggio. Gli agenti e il detective Kira Kazutoshi (un 竹内力(Riki Takeuchi) in splendida forma) faticano non poco per domare la ragazza che mostra una forza incredibile e un addestramento in grado di farle tenere testa a diversi energumeni, e ci riescono solo ricattandola e promettendole di intervenire presso gli USA per il rilascio della madre. La ragazza dovrà infiltrarsi in una scuola superiore e far luce sugli eventi che hanno portato alla morte della ragazza-bomba a Shibuya e dovrà capire a cosa si riferisce il count-down che campeggia nella home page di un sito internet, l’”Enola Gay”, che a quanto pare istiga i giovani alla violenza e al suocidio e insegna a confezionare bombe. Alla ragazza viene data una strana arma, uno yo-yo, una divisa scolastica e un nome, Asamiya Saki. Sembra che l’“Enola Gay” abbia una qualche connessione con la scuola. Saki trova una situazione non rosea nell’istituto, in particolare vi sono episodi di bullismo estremo ed una delle tante persone ad essere presa di mira è Tae Konno. Saki attraverso l’amicizia con Tae riuscirà a sbrogliare una bella matassa di casini fino a trovarsi di fronte a qualcosa di più grande di quello che ci si aspettava.
Tanta carne al fuoco: teen movie con toni cupi e violenti, il tema scottante del bullismo giapponese, hero-movie con ragazzina in divisa, e trama intricata con cattivoni a non finire. Certo l’autore Shinji Wada e gli sceneggiatori che hanno adattato questo racconto non cazzeggiano come gli sceneggiatori di “Boris”, ma ogni tanto mi chiedo se non sia davvero troppo arrivare a questi livelli. Il divertimento certo non manca: 松浦亜弥(Aya Matsura) che interpreta Saki è davvero carina, e di sicuro non fa fatica a riesumare il caratterino imbronciato e saccente mostrato nel film 青の炎(Ao No Honō - La Luce Blu), 2003, diretto da Yukio Ninagawa. Diciamo che in tutto il film interpreta un’eroina che continua a fare una faccia da cattiva assolutamente poco credibile col suo visino angelico: è un po’ impacciata nelle prime ore del suo incarico, la figura di merda nel centro commerciale, quando usa per la prima volta lo yo-yo e memorabile, e solo alla fine, contro il mostro finale diventa tutto ad un tratto incredibilmente esperta della pericolosa arma. Tamarrissima, con la sua divisa alla marinaretta blu scuro, lo yo-yo appeso ad una giarrettera sulla sua candida coscia di scolaretta e l’ombrello rosso entra a scuola, dove tutti hanno una divisa khaki e l’ombrello bianco, come per dire “Ehi sono infiltrata in questa scuola, venitemi a prendere”. I super risvolti umani del suo carattere e il suo passato sfigatissimo la rendono umana e va bene così, se solo non se la tirasse così tanto! Fantastico quando decide di indossare la divisa da combattimento, che fa il verso a quella di Zebraman (2004, di Takashi Miike), ma con il foulard rosso a richiamare la scolaretta.
Ma se si vuole vedere oltre la demenza propria richiesta dall’audience Otaku con la quale i produttori giapponesi devono per forza rapportarsi, questo film ha dei contenuti molto profondi, importanti e coraggiosi: la denuncia del bullismo e la denuncia della pessima abitudine di professori e presidi di infangare la cosa: non avevo mai visto un’esposizione così esplicita del problema in tutta la mia carriera di nippo-cinefilo (Senza contare la più psicologica e claustrofobica visione data da Shunji Iwai in リリイ・シュシュのすべて (Tutto Su Lily Chou-Chou).
Nelle scuole giapponesi, quelle vere, con il campo sportivo che si trasforma in una palude in primavera quando piove, non arriverà mai una Asamiya Saki con le coscie all’aria per salvare tutti: le ragazze continueranno a chiudersi in bagno per tagliarsi le vene, i ragazzi si chiuderanno in casa per non uscirne, i perseguitati saranno vittime eterne della loro debolezza e i persecutori saranno vittime eterne di essi stessi, in una spirale che finirà con il diploma, per cedere il posto all’incubo successivo in una società estremamente omertosa, non compiacente ma imbarazzata nel constatare che la vita va così e basta, e non si può cambiare. Chiunque o quasi (Shiho sembra essere fin’ora l’unica che ho conosciuto a non avere avuto esperienza di bullismo a scuola) è stato vittima, o persecutore, la via di mezzo è solo il silenzio, perché farsi notare, come vittima, persecutore, spione, attivista, brutto, bello, bravo, non bravo, o come uno che dà nell’occhio, significa uscire dall’anonima massa silenziosa e laboriosa ed esporsi come camminare nudi in mezzo alla strada. Il Giappone non perdona chi esce dalla massa e chi si comporta in maniera diversa da come ci si dovrebbe comportare. La redenzione può arrivare solo passando al livello successivo della vita settoriale dell’individio giapponese: dalla giovinezza alla fase adulta, dalla scuola all’università, dall’università al lavoro. Spero che un giorno possa esistere una fine a questo inferno. Questo è uno dei motivi per i quali i Giapponesi odiano il Giappone, e vogliono solo fuggire.
Se visto da questo lato, スケバン刑事 コードネーム=麻宮サキ (La capo-banda detective. Nome in codice: Asamiya Saki) è un film delicatissimo ed estremamente attento alla problematica. È impossibile non affezionarsi al personaggio di Tae Konno e il film per fortuna non infierisce, infatti almeno qui non muore nessuno!

A tutti coloro che sognano di avere una fidanzata giapponese: guardate questo film, realizzate che il Giappone è un inferno per i meno forti, e salvate questi angeli: portateli via di lì!
スケバン刑事 コードネーム=麻宮サキ (La capo-banda detective. Nome in codice: Asamiya Saki) è un film esagerato, tamarro, otaku, ma anche divertente ed interessante, e in qualche modo coraggioso, e agli sceneggiatori va il merito di aver aggiornato ad oggi le tematiche giovanili che ne interessano i protagonisti che rimangono forse l'unica parte realistica di questo lavoro.

UPDATE: E per la gioia dei suoi fan ecco Riki "belli capelli" Takeuchi in una scena del film...


スケバン刑事 コードネーム=麻宮サキ (Sukeban Deka: Koodo Neemu= Asamiya Saki - La capo-banda detective. Nome in codice: Asamiya Saki)

Giappone, 2006 - regia di 深作健太(Kenta Fukasaku)

giovedì 16 ottobre 2008

金融破滅ニッポン 桃源郷の人々 (Il Giappone in rovina finanziaria: gli abitanti di Utopia)

Ad Osaka, nelle rive di uno dei mega fiumi che attraversano la città sfociando nel mare interno, c'è un villaggio di senzatetto, come tanti, chiamato Utopia. Una notte un camion si ferma sull'argine e comincia a riversare rifiuti sul terreno del villaggio. Gli abitanti del villaggio non riescono a farsi valere nei confronti dei violenti addetti che conducono il camion, se non fosse per l'intervento di un uomo arrivato dal nulla, che finge di essere un poliziotto pur non essendo intenzionato a farlo, e caccia via i violenti. Gli abitanti del villaggio festosi chiamano il capo-villaggio (interpretato da Sho Aikawa), e accolgono il nuovo arrivato, Kuwata, che si stabilisce tra loro. Intanto da qualche parte in città, una tipografia è sull'orlo del fallimento a causa del fallimento di una delle sue principali aziende clienti, e il suo proprietario signor Umemoto (Yuu Tokui) non trova altra strada che il suicidio. Una fortuita circostanza, cioè una piccola guerra yakuza tra il villaggio e una scapestrata banda di yakuza in scooter porta Umemoto a conoscere il villaggio. Il capo villaggio e Kuwata, che sembrano avere più di una qualità nascosta e un passato ancora più nascosto, decidono di aiutare Umemoto a riavviare la tipografia attraverso un'operazione non proprio legale.
Anche il Giappone non è esente da problemi di questo tipo, e pur nonostante la comune pratica di scuse pubbliche diretta televisiva (fanno persino il replay degli inchini) ci sono i fallimenti, e gli imbroglioni (anche se l'Italia è ai primi posti nel mondo..). L'aspetto più importante da mettere in risalto per spiegare questo film è che in Giappone il fallimento finanziario è una cosa gravissima, non necessariamente per le conseguenze implicite, ma per l'immagine personale di chi vi è coinvolto, della sua famiglia e dell'azienda. Ecco perchè Umemoto è talmente disperato da suicidarsi, e pensare che in Italia il fallimento è una pratica normale per far quattrini. In giappone se fallisci metti nella merda la tua famiglia, i tuoi figli e le generazioni a venire che portano il tuo cognome, questo si traduce nell'impossibilità di accendere mutui o richiedere prestiti, di aprire un'impresa o una qualsiasi attività ecc.
Miike con questo film vuole provocatoriamente comunicare l'ottimismo, ma un'ottimismo beffardamente possibile solo pensando ad una truffa che possa mettere di nuovo apposto le cose. Di certo Osaka e l'allegria e diversità dei suoi abitanti sono i soggetti più adatti, in Giappone, per provare ottimismo, difficilmente vedrei questo film ambientato a Tokyo. E soprattutto nel Giappone odierno l'ottimismo, il poter vivere felici senza denaro in un accampamento fatto di rottami, il poter riuscire a risanare i debiti, il poter ricostruire qualcosa, sono solo Utopia, come il nome del villaggio.

金融破滅ニッポン 桃源郷の人々 (Kinyû hametsu Nippon: Tōgenkyō no hito-bito - Il Giappone in rovina finanziaria: gli abitanti di Utopia)

Giappone, 2002 - regia di Takashi Miike

domenica 12 ottobre 2008

手紙 (Tegami)

Ero nella cabina di una nave che da Cagliari mi portava a Civitavecchia. Avevo con me il computer, i miei film giapponesi in attesa di essere guardati, e un sacco di tempo a disposizione. Così ho scelto Tegami: apprezzato dalla maggior parte delle critiche che ho letto a riguardo, non mi ha mai interessato eccessivamente, si annunciava un "polpettone" da lacrime, e così mille volte avevo deciso di rimandare.
Naotaka Takeshima, detto "Nao" vive la sua dura vita di operaio in una fabbrica persa chissà dove in Giappone. E' silenzioso e non parla con nessuno. Nella testa ha solo il suo passato terribilmente duro: orfano sin da piccolo, fu mantenuto dal fratello maggiore Takashi con sforzi immani. Dopo un infortunio, Takashi non fu più in grado di lavorare e preso dalla disperazione cominciò a compiere piccoli furti in appartamento. Durante uno di questi, viene scoperto dalla padrona di casa che presa dal panico urla, Takashi chiede scusa, chiede perdono ma l'anziana signora continua ad urlare e lo attacca con delle forbici. Durante la collutazione la signora rimane accidentalmente colpita dall'arma impropria che maldestramente brandisce e muore. Takashi viene arrestato e condannato per omicidio.
Nao sa che il suo passato deve rimanere segreto, assolutamente segreto. Non parla con nessuno in fabbrica e rimane schivo anche nei confronti di Yumiko, l'addetta alla mensa che gli si affeziona e gli fa una discreta corte. Nao scambia una regolare corrispondenza epistolare con Takashi, che dalla prigione scrive e scrive e scrive. Un giorno una di queste lettere viene scoperta dai colleghi di Nao. E' la fine. Il Giappone no perdona il passato di chi sbaglia, e purtroppo non lo perdona neanche ai suoi familiari, per generazioni.
Nao è appassionato di cabaret, assieme ad un amico durante le pause prova degli sketch. Nao lascia tutto, parte per Tokyo, la grande città che attira e poi ingoia i sogni di chi vi ci si affida per migliorare la propria vita. Nao comincia a lavorare in un bar, e fa qualche spettacolo dove viene scoperto. E' l'occasione giusta, va in TV. Dimentica la giovane Yumiko, l'addetta della mensa della fabbrica, e si lega ad Asami, di buona famiglia, eccezionali risorse finanziarie e ferrei valori. Il passato di Nao ritornerà, più e più volte, infliggendogli delle batoste veramente insostenibili.
Tegami è un bel film, nulla di speciale dal punto di vista fotografico, la trama è lineare, la produzione è importante e la presenza di attori come Takayuki "nano malefico" Yamada (già visto in plurimi film della Toho come タッチ(Tacchi - Touch) e そのときは彼によろしく(Sono Toki Wa Kare Ni Yoroshiku - Say Hallo For Me) e fantastico co-protagonista di Crows Zero di Miike) e di Erika "la sdentata" Sawajiri (che dovrebbe essere tornata dall'esilio inglese impostole dal cinema giapponese dopo l'ennesima stronzata da star capricciosa) lo rendono idoneo per diventare un blockbuster in Giappone, ma oltre questo niente da dire, se non rimarcare l'assoluta importanza concettuale e di denuncia sociale.
A tutti quelli che mi dicono di voler andare a vivere in Giappone, io consiglio sempre di cercare di conoscerlo meglio, perchè il Giappone non è meglio di altri paesi, pur avendo dei pregi. Ho sempre sostenuto che per i Giapponesi, il Giappone sia "l'inferno", e questo film è un altro mattone per rinforzare la mia tesi. Il Giappone è un posto dove si paga non solo in prima persona per i crimini commessi, ma gli stessi atti criminali condannano inesorabilmente i parenti, i figli, i figli dei figli. Se fallisci, i tuoi figli e i loro figli per alcune generazioni non portanno avere un prestito in banca, se un tuo parente fa qualcosa di male, perdi il lavoro, e tuo figlio viene picchiato a sangue dai compagni di scuola. Il giappone è un posto dove non si può neanche concepire il commettere un crimine, non solo per la durezza, l'iniquità del sistema giudiziario, ma anche per la stessa società che vede non solo nell'individuo colpevole ma anche nella sua famiglia la colpevolezza come male purulento da schifare e allontanare. Per questo in Giappone non ci sono crimini, e i pochi (molto pochi) che vengono commessi vengono puniti in maniera estremamente severa, fino alla pena di morte per impiccagione. Il Giappone davvero non perdona, specialmente i deboli, anche solo per un cognome malfamato. Da vedere per chiunque ami il giappone, e si vuole togliere il sushi dagli occhi.
手紙(Tegami)
Giappone, 2006 - regia di Jiro Shono

venerdì 10 ottobre 2008

スキヤキ・ウエスタン ジャンゴ (Sukiyaki Western Django)

In una terra desertica spazzata dal vento e coperta dalla polvere, la lotta tra due fazioni rivali, i bianchi ed i rossi, arriva ad un culmine risolutivo con l'arrivo di un personaggio che al solo impugnare una pistola è in grado di mettere timore al più cattivo. Penso che non ci cia altro da dire per quanto riguarda la trama....
Ma questo ci mancava proprio, la reinvenzione/interpretazione in salsa Giapponese dello "spaghetti western", che era nient'altro che una reinvenzione in salsa Italiana del western Americano. potremo chiamarlo "soba western", o come ci suggerisce il titolo, "sukiyaki western" (sia la soba che il sukiyaki sono roba da mangiare giapponese..), ma comunque di sicuro c'è che questo film è una cosa estremamente malata e dannatamente divertente. Se poi nel prologo c'è Quentin Tarantino che recita delle battute in inglese ma con accento giapponese, nel tramonto finto di un cartellone dipinto alla meglio posizionato dietro la scena, ben non si piuò che gridare al capolavoro. Si perchè questo è il settantaduesimo film del genio prolifico Takashi Miike, il quale, mentre che noi si aspettava l'uscita in home video di suddetto film, ne ha fatti altri 5 (tra cui un altro capolavoro da lacrime agli occhi che si chiama Crows Zero, presentato al FEFF10). E vi assicuro, la fantasia non gli è proprio passata!
Il film è girato in una fittizia ambientazione western, ma con architetture giapponesi, compreso un torii all'ingresso della città con appesi un paio di cadaveri impiccati. I protagonisti mangiano soba, dormono sui futon, siedono su tatami e portano un abbigliamento bizzarramente improbabile, e pur avendo nomi giapponesi vanno a cavallo, sputano per terra (donne comprese), e si ammazzano a colpi di pistola. La vera genialità a mio parere è stata nel girare le scene facendo recitare tutti gli attori in inglese. Non penso che la maggior parte di loro conosca l'inglese, visto che le battute sono pronunciate cone se fossero state imparate a memoria dopo innumerevoli ripetizioni, e poi la stessa pronuncia di alcuni vocaboli dà l'idea di una completa ignoranza dell'attore di quello che sta dicendo! Che dire, un bellissima autoironia dei giapponesi che vogliono per forza occidentalizzarsi ma che fanno ben poca strada, limitati come sono dalla lobotomia cerebrale alla quale sono stati sottoposti durante il loro periodo di crescita nel bel paese del sol levante. L'irrinunciabile impronta violenta e il sangue a spruzzi, pur essendoci non sono eccessivi, anzi diciamo che sono abbastanza rari, e qui Miike sapientemente non reitera il vortice di ripetitività e di scontata noiosità nel quale era caduta una certa cinematografia giapponese che lo stesso Tarantino, profondo estimatore del cinema giapponese, ha ironicamente caricato e stigmatizzato in Kill Bill. Un film assolutamente poco impegnato, che però pur nella scontatezza e nella inconcludenza delle battute pronunciate in un inglese scolastico non rinuncia ad una certa profondita data soprattutto dalla bravura degli attori protagonisti, soprattutto delle donne. Quando si parla di Miike, credetemi, si va sempre (o quasi) sul sicuro.

スキヤキ・ウエスタン ジャンゴ (Sukiyaki Western Django)
Giappone, 2007 - regia di Takashi Miike