sabato 4 luglio 2009
Tokyo!
lunedì 1 giugno 2009
恋空 (Koizora - Il Cielo Dell'Amore)
Siamo dentro ad uno di quei treni locali che attraversano la campagna Giapponese. Mika, seduta vicino al finestrino, crea degli origami e pensa ad un uomo, un uomo che le ha cambiato la vita, per sempre. Mika ha l'aria stanca, come fosse reduce da una guerra, e in effetti ne ha passate di tante, troppe.
Balzo indietro di sette anni: Mika è al primo anno delle superiori, sono passati tre mesi dall'inizio delle scuole. Mika è in bagno con la sua gonna cortissima, si mette un gloss sulle labbra: non si é ancora innamorata, e in realtà non sa da dove iniziare. Un giorno poi il suo sguardo s'incrocia con quello di un ragazzo, una specie di folletto biondo-Giapponese che porta la divisa come un teppistello e fa coppia fissa con un altro tipo pieno di Pearcing, di nome Nozomu, che sembra anch'egli un teppistello. La cosa sembra finire lí. Mika perde il cellulare in biblioteca, questo viene ritrovato da uno sconosciuto che lo mette in uno degli scaffali, avendo cura di cancellare tutta la rubrica della ragazza e di prendere il suo numero. Comincia una specie di stalking, lui dice di chiamarsi "segreto", e con Mika inizia una relazione a distanza che la prende sempre di più, fino a quando non s'incontrano. Quando Mika si accorge di avere davanti il biondino, scappa impaurita, lui insiste fino a che non escono assieme ed esplode l'ammmore.
mercoledì 27 maggio 2009
おくりびと (Departures)
Departures, termine proveniente direttamente dalla traduzione in inglese di una scena divertente del film, non è l'esatta traduzione del titolo Giapponese che è おくりびと(Okuribito): questa parola deriva dal verbo 見送る(Miokuru), che esprime l'azione del salutare dalla terra un defunto che già sta in cielo mentre lo si contempla con gli occhi. Si prende solo la parte del "salutare", 送る(Okuru) e la si unisce all'ideogramma 人(Hito), che unito al verbo precedentemente citato si ingorizza diventando "bito": "Okuribito" è la persona che saluta un morto in cielo, un significato più metaforico che fisico.
Siamo nel rigido inverno di 酒田(Sakata), prefettura di Yamagata. Un giovane 納棺師(nokanshi) esegue il rituale della ricomposizione del cadavere di una giovane e bellissima donna prima della sua deposizione nella bara. Il suo anziano mentore lo segue compiaciuto mettere in pratica gli aggraziati movimenti di un'arte antica ed affascinante, fulgida di pietà, composta dignità, piena dell'amore che i vivi non possono più dare ai morti, delegandolo così a persone uniche e speciali.
Prima di svolgere questo lavoro, Daigo era un violoncellista in una grande orchestra di Tokyo, purtroppo dopo lo scioglimento della stessa, il giovane si trova senza lavoro e decide di trasferirsi nella sua città natale, Sakata. Qui, in un giornale di inserzioni legge un annuncio: "cercasi personale, anche senza esperienza, agenzia specializzata in partenze". Convinto si tratti di un'agenzia di viaggi, Daigo prende contatto con l'anziano proprietario, che lo assume senza neanche leggerne il curriculum. Presto il ragazzo capirà che si tratta di un'agenzia funebre, una 葬儀屋(Sōgiya): il suo iniziale nascondersi lo mette al riparo da odiosi pettegolezzi che però, vista la dimensione ridotta della città non tardano ad arrivare, minando addirittura la solidità del suo matrimonio. Qui comincia per Daigo un nuovo percorso, a volte doloroso, per ritrovare pace e serenità interiori, ed il rispetto degli altri.
Bello, sensibile, struggente ed apparentemente perfetto: un film al quale in termini festivalieri ho dato un bel 5/5 (il voto era 4/5 ma nel mio metro di giudizio al FEFF i film Giapponesi hanno sempre un punto in più). Effettivamente, un non appassionato di cinema asiatico può veramente apprezzare questa pellicola: la classica lentezza cinematografica Giapponese lamentata da chi vi ci si avvicina per la prima volta è meno pesante del solito, il tema trattato è estremamente interessante per la sua rarità e vale pure la visione di due ore e dieci minuti di film: c'è un ottimo bilanciamento totale dell'insieme. Un film esportabilissimo, una scommessa vinta ancora una volta dal lungimirante e temerario produttore esecutivo 間瀬泰宏(Mase Yasuhiro). E' importante notare che Departures ha avuto la sua vittoria più importante in madrepatria, in Giappone, dove un enorme successo di pubblico ha sancito la caduta di un grande tabù, sdoganando cinematograficamente la figura del 納棺師(Nokanshi) e la pratica funeraria, cose che in anni di cinema Giapponese personalmente non avevo mai visto. Nessuno infatti avrebbe scommesso su questa pellicola, e il film parla proprio di questo problema: l'emarginazione di Daigo a causa del suo lavoro viene da un sentimento comune a tante popolazioni del mondo. Tutti abbiamo paura dei becchini, chiunque almeno una volta nella vita ha provato ad immaginare come sarebbe lavorare da becchino, e magari toccare i morti: non è in questo caso la "paura del diverso" ad atterrire le persone, ma la più naturale paura della morte, il fuggire ciò che si teme di più anche solo come idea. Da qui invece si possono creare le basi per creare un film interessante, perchè oltre a mostrare cose che nessuno ha mai visto (la pratica della composizione del cadavere di fronte ai parenti, almeno in Europa non penso sia così diffusa...), permette di mostrare una rassicurante quotidianità anche in un lavoro talmente particolare, ed è allora possibile mettere a proprio agio lo spettatore anche con l'inserimento di situazioni macabramente divertenti: un espediente, quello di giocare con la morte senza mai cadere nel cattivo gusto, assolutamente geniale.
Un'ottima interpretazione di 本木雅弘(Masahiro Motoki) nel ruolo di Daigo, e una non meno valida prova da 広末涼子(Hirosue Ryōko) il visino indimenticabile della figlia di Jean Reno in Wasabi, che interpreta sua moglie; gradevole la presenza di 山崎努(Yamazaki Tsutomu) una grande carriera cinematografica alle spalle e tanti ruoli di spessore (io non dimentico quello del nonno di Sakutaro in Sekachu), che interpreta l'anziano proprietario dell'agenzia.
Insomma, sono contento per questo premio Oscar, assolutamente non immeritato e che dà lustro al cinema Giapponese, dopo quello vinto nel 2001 da Hayao Miyazaki con 千と千尋の神隠し(Sen To Chihiro No Kamikakushi - La Città Incantata). Ma chi conosce bene in cinema Giapponese e ha fatto il callo al genere drammatico Giapponese contemporaneo, non può far altro che notare che anche questo è un film costruito ad arte per strappare lacrime, con un supporto sonoro non brutto nè sgradevole ma ripetitivo che se vogliamo enfatizza ancora di più le scene commoventi e tristi. Forse scontato come struttura, utilizza la morte per i suoi fini di genere, come tutti gli esponenti del genere 純愛(Jun-ai – vero amore), ma senza utilizzare il topic dell'amore. Grazie a questo film le autorità di Sakata dovrebbero ergere un monumento in onore della produzione, visto che l'affluenza turistica nella cittadina è spaventosamente esplosa fino a mettere in ginocchio le sue capacità ricettive, un pò come accadde per Aji, nell'isola di Shikoku, location di Sekachu, che ancora oggi vive di turismo cinematografico (io ho contribuito ad esso nell'estate del 2008).
Unico nel suo genere e irripetibile, come ciò che mostra, assolutamente imperdibile anche pure dal punto di vista della conoscenza della cultura Giapponese, ben fatto e mai noioso, delicato ma ironico, un equilibrio perfetto creato e perfezionato dal bravo regista 滝田洋二郎(Takita Yōjirō), equilibrio senza il quale, parole di Mase, andrebbe davvero tutto a rotoli.
Una foto ricordo al FEFF11 con 間瀬泰宏(Mase Yasuhiro), produttore di questo film, come dei thriller ospedalieri di Nakamura.
おくりびと(Okuribito - Departures)
Giappone, 2008 - regia di 滝田洋二郎(Takita Yōjirō)
lunedì 25 maggio 2009
K-20 怪人二十面相・伝 (La leggenda dell'uomo misterioso dalle venti facce)
Non ero eccezionalmente interessato a questo film: adoro i film di super-eroi Giapponesi, ma quelli che non si prendono sul serio, come il bellissimo Zebra-man di Miike, per dirne uno: qui siamo ad un marvel-film Giapponese, e il confronto soprattutto per quello che non vuole essere un film innovativo ma un film che insegue un filone già affermato e con più che autorevoli esponenti, non poteva che essere a suo totale sfavore. Devo dire di essermi ricreduto, anche se in parte. Tratta e adattata dal lavoro di 北村想(Kitamura Sō), la sceneggiatura è agile e frizzante, come la capacità registica della sua scrittrice, 佐藤嗣麻子(Satō Shimako). Ad attirare le masse, soprattutto di ragazze e signore, c'è la star Nippo-Taiwanese 金城武(Kaneshiro Takeshi), un ottimo talento recitativo. La protagonista femminile è interpretata da 松たか子(Matsu Takako), per me identica alla protagonista dei recentissimi thriller ospedalieri di Nakamura, Yuko Takeuchi.
venerdì 22 maggio 2009
ジェネラル・ルージュの凱旋 (Il Trionfo del Generale Rosso)
Si ritorna al 東城大学医学部付属病院(Tōjō Daigaku Igakubu Fuzoku Byōin - Ospedale Universitario Tojo), lo stesso immaginario ospedale nella periferia di Tokyo: la timida ma intraprendente dottoressa Kimiko Taguchi, psicologa e brillante improvvisata investigatrice ai tempi delle vicende del prequel, è stata nominata capo della commissione etica dell'ospedale, un compito non certo facile per un animo quieto come il suo. La vita nell'ospedale procede pacifica fino a che la Taguchi riceve una lettera anonima che la mette a conoscenza di presunti loschi affari in ambito di forniture compiuti dal dottor Koichi Hayami, chiamato "il generale rosso", l'onnipotente responsabile del pronto soccorso, con la complicita' della sua capo infermiera, la signora Miwa Hanabusa. Come se non bastasse, sull'eliporto dell'ospedale atterra un elicottero ambulanza che trasporta un paziente speciale: Keisuke Shiratori, pezzo grosso del ministero della sanità e vecchia conoscenza della Taguchi (aveva partecipato all'indagine sui misfatti del team Batista). L'arrivo del signor Shiratori provoca un'improvvisa orticaria alla Taguchi, che sa che una semplice frattura alla gamba del burocrate non giustifica il trasferimento dello stesso in elicottero e che guai grossi sono in arrivo: infatti pure Shiratori ha ricevuto una lettera anonima con lo stesso contenuto, e per di più il fornitore di attrezzature del Generale Rosso muore (suicida?) cadendo dall'eliporto, situato sul tetto dell'ospedale. La Taguchi si ritrova così catapultata in una nuova crisi, in obbligo di investigare visto anche il suo ruolo di capo della commissione etica, e di nuovo con l'insopportabile ma simpatico Shiratori alle calcagna.
Dopo un anno dalla visione di チーム・バチスタの栄光(Chiimu Bachisuta No Eiko - La gloria del Team Batista), come gia' detto sempre di Nakamura, mi tuffo di nuovo nell'atmosfera familiare dell'ospedale Tojo. E' un piacere incontrare di nuovo la gradevolissima figura della dottoressa Taguchi, un personaggio dotato di una grande sensibilita' ed umilta' e che non si fa fatica ad amare a prima vista e interpretato da una sempre brava 竹内結子(Takeuchi Yūko). Non si poteva fare un seguito del blockbuster datato 2008 senza riproporre il mitico 阿部寛(Abe Hiroshi), anche questa volta colonna portante della pellicola e protagonista di scene incredibili (la scena del reparto di pediatria coi bambini che lo sfottono è già da leggenda). Anche qui pochi difetti, forse nessuno, e se vogliamo una migliore gestione generale delle risorse: tralasciando la storia, comunque non originale ed adattata sempre dai lavori di 海堂尊(Kaido Takeru), la sensazione generale è che il sequel sia migliore del prequel. Una regia più audace in certe inquadrature, addirittura effetti speciali in post-produzione per una scena particolarmente estrema, e comunque un meccanismo di personaggi prefettamente collaudato ed oliato.
mercoledì 20 maggio 2009
チーム・バチスタの栄光 (La gloria del Team Batista)
venerdì 15 maggio 2009
ドロップ (Drop)
La perseveranza del bizzarro nuovo arrivato pero' colpisce il bullo Tatsuya, che alla fine dell'incontro lo invita a mangiare un piatto di Ramen. Il resto della banda, rimasto in disparte durante il combattimento, si unisce al banchetto: sono il martello umano Moriki, il ciccio-bambinone Wanko e il furfantello "Lupin", che pure provvede al pagamento del pasto grazie ai proventi delle sue ruberie. tra Hiroshi e la banda, e soprattutto con Tetsuya nasce una profonda amicizia che li leghera' e li portera ad affrontare, uniti, tutti i "nemici" che sbarreranno loro la strada, in quello che soprattutto per Hiroshi sara' un duro percorso di crescita.
Chi si avvicinasse per la prima volta al Giappone attraverso questo genere di prodotti d'intrattenimento, parlo dei manga, degli anime e dei film basati su storie di teppismo, potrebbe facilmente farsi un'idea sbagliata sul mondo giovanile nipponico. Da diversi mesi sto portando avanti uno studio sul fenomeno del bullismo in Giappone: non dispongo ancora dei risultati definitivi ma posso dire che lo spazio riservato dai media d'intrattenimento a questo triste fenomeno sociale e' sovradimensionato rispetto alla reale entità dello stesso, che in verità non si discosta come caratteristiche da realtà a noi piu' familiari, come ad esempio quella Italiana: una breve consultazione con la mia ragazza, Shiho, mi ha permesso di capire che anche per quanto riguarda il teppismo, siamo ancora sull'esagerazione. Questo non vuol dire che i teppisti non esistano: ma il loro ambito d'azione soprattutto a livello scolastico è estremamente limitato, vuoi per la dura repressione dei dirigenti, vuoi perchè in una scuola Giapponese non c'è proprio spazio nè tempo per gli scarti della società, che vengono prontamente allontanati da questi ambienti. I reietti sono soliti affiliarsi poi alle bande di motociclisti o di 右翼団体(Uyoku Dantai - Gruppi di estrema destra). Penso che il signor Shinagawa sia rimasto deluso dalla realtà scoperta nella scuola pubblica in cui si era trasferito per fare a botte e vivere come i suoi beniamini.
sabato 2 maggio 2009
インスタント沼 (La palude istantanea)
mercoledì 29 aprile 2009
フィッシュストーリー (Fish Story)
百万円と苦虫女 (One Million Yen Girl)
Primo film Giapponese proiettato al Far East 11. Satō Suzuko, una ragazza ventunenne, decide di andare a vivere con una sua collega, e di spartire con lei le spese dell'affitto dell'appartamento. Dopo aver trovato il posto giusto, scopre dalla sua stessa collega che ci sarà un terzo inquilino, il fidanzato della ragazza, che spartirà con loro l'appartamento. Il giorno del trasferimento, solo il ragazzo si presenta nell'appartamento: i due hanno litigato. La situazione per Suzuko non è facile: convivere con uno sconosciuto che non si dimostra per nulla amichevole: un dispetto fattole dal ragazzo la porta a vendicarsi in maniera abbastanza pesante, le conseguenze di questo gesto saranno pesanti e la giovane finisce in carcere.
Finire in carcere in giappone non è come in Italia un lasciapassare per una fiorente carriera politica, ma è una vera e propria condanna alla morte sociale. Tema già trattato da 行定勲(Yukisada Isao) nel suo Go, si ripropone qui in una chiave meno cruenta ma non meno tragica. Suzuko decide di lasciare la famiglia e di viaggiare in lungo e in largo per il Giappone: si fermerà in ogni luogo fino a che non avrà accumulato un milione di Yen (meno di ottomila euro), per affrontare le spese di un nuovo traferimento. L'essere stati in carcere è una cosa che preclude all'individuo qualsiasi possibilità di vivere nella società civile, non tanto per problemi legali o giuridici, ma a causa dell'emarginazione alla quale si è sottoposti, non solo dagli estranei ma anche da parte della stessa famiglia, che diventa essa stessa bersaglio di emarginazione. Suzuko affronta così un viaggio, alla fine del quale c'è l'ignoto.
Penso che non fosse facile occuparsi di un tema così delicato: penso che chiunque qui a Udine si sia innamorato all'istante della bravura della regista ed autrice Yuki Tanada: una storia difficile raccontata senza falsità, senza luoghi comuni e con un'enorme delicatezza, come forse una donna saprebbe fare. E riguardo il finale, forse il film è così bello per la sua imprevedibilità: la Tanada da rimarcato quest'aspetto in conferenza stampa, la produzione voleva un certo tipo di finale (più da blockbuster che da film indipendente), ma noi tutti le siamo riconoscenti per aver fatto di testa sua! E anche se il film avesse fatto schifo, avrebbe avuto comunque una sufficienza piena per la presenza della bravissima Yuu Aoi e dell'avviatissimo Mirai Moriyama...
Una foto con la Tanada era d'obbligo :)
domenica 15 febbraio 2009
エリ・エリ・レマ・サバクタニ (Eli Eli, Lema Sabachtani)
domenica 1 febbraio 2009
東京ゾンビ (Tokyo Zombie)
...浅野忠信(Asano Tadanobu) che fa l'idiota in versione afro, in coppia con...
...哀川翔(Aikawa Shō) che riesce ad essere serio con quella pelata posticcia e quella tuta con sotto il pigiamone che sembra quello di mio cugino Fabrizio quando era piccolo. Beh almeno chi vedrà il film potrà dire di aver visto uno Zombie movie Giapponese!
Note di traduzione: Ho cercato questo file in lingua inglese per almeno un anno, da quando la mia amica N-chan mi aveva detto che questo film faceva morire dalle risate. Il file era scandaloso, mancavano diverse linee a alcune addirittura non erano assegnate al personaggio giusto. Fortunatamente in questo anno la mia conoscenza del Giapponese è migliorata, non che lo sappia parlare, ma ora riesco a capire il senso di una minima parte delle frasi che sento, quindi ho innnanzitutto eliminato il maggior numero di parolacce possibile, visto che la lingua Giapponese non ne contempla proprio, e ne ho lasciato qualcuna proprio nei punti dove proprio ci voleva (in effetti, è una tentazione troppo grande lo sbizarrirsi nel ricercare le più svariate e volgari variazioni sul tema nella traduzione di ばか(Baka - Stupido), una delle poche parole volgari giapponesi): ho poi modificato il senso di alcuni discorsi che nella traduzione in inglese comunque era sbagliato.
Qui trovate i sottotitoli da me tradotti in Italiano per la versione YUiZ
東京ゾンビ (Tōkyō zonbi - Tokyo Zombie)
Giappone, 2005 - regia di 佐藤佐吉(Satō Sakichi)
