lunedì 1 giugno 2009

恋空 (Koizora - Il Cielo Dell'Amore)

Avevo sentito già diverse volte parlare di questo film, l'avevo disponibile in videoteca ma mai avevo concretizzato la sua visione, forse perchè durante l'esame di uno spezzone per il test dei sottotitoli avevo visto un tipo orrendo dai capelli talmente biondi che sin dall'inizio ho sentito antipatia nei suoi confronti... e non mi sbagliavo.

Siamo dentro ad uno di quei treni locali che attraversano la campagna Giapponese. Mika, seduta vicino al finestrino, crea degli origami e pensa ad un uomo, un uomo che le ha cambiato la vita, per sempre. Mika ha l'aria stanca, come fosse reduce da una guerra, e in effetti ne ha passate di tante, troppe.

Balzo indietro di sette anni: Mika è al primo anno delle superiori, sono passati tre mesi dall'inizio delle scuole. Mika è in bagno con la sua gonna cortissima, si mette un gloss sulle labbra: non si é ancora innamorata, e in realtà non sa da dove iniziare. Un giorno poi il suo sguardo s'incrocia con quello di un ragazzo, una specie di folletto biondo-Giapponese che porta la divisa come un teppistello e fa coppia fissa con un altro tipo pieno di Pearcing, di nome Nozomu, che sembra anch'egli un teppistello. La cosa sembra finire lí. Mika perde il cellulare in biblioteca, questo viene ritrovato da uno sconosciuto che lo mette in uno degli scaffali, avendo cura di cancellare tutta la rubrica della ragazza e di prendere il suo numero. Comincia una specie di stalking, lui dice di chiamarsi "segreto", e con Mika inizia una relazione a distanza che la prende sempre di più, fino a quando non s'incontrano. Quando Mika si accorge di avere davanti il biondino, scappa impaurita, lui insiste fino a che non escono assieme ed esplode l'ammmore.
Non posso proprio andare avanti, per non essere spoiler, ma da qui in poi Mika passerà davvero tante gioie, assieme a tanti guai, diciamo più guai che gioie.
Dunque: il film è tratto dal ケータイ小説(keitai shosetsu - romanzo scritto dal cellulare) intitolato 恋空~切ナイ恋物語(Koizora: Setsunai Koi Monogatari - Il Cielo Dell'amore: La Storia Dell'Amore Doloroso): è una specie di romanzo autobiografico scritto da una certa 美嘉(Mika), una tipa alquanto sfigata se davvero le sono accadute tutte le cose che si vedono nel film visto che lei stessa afferma che la storia è totalmente non inventata. La serie di romanzetti elettronici ha raggiunto i 25 milioni di lettori, e da questa è stato tratto nel 2007 questo film, e nel 2008 un drama di sei puntate. L'adattamento cinematografico è in tutto e per tutto un 純愛(Jun-ai – vero amore) e ne rispetta i canoni: storia d'amore dolorosa, morte o malattie varie e lacrime a fiumi.
Devo dire che mi piacciono i 純愛(Jun-ai – vero amore), ma devo fare il "Vincenzo Mollica al contrario" della situazione, dicendo sin dall'inizio che questo film non è bello. E spiego il perchè nei seguenti punti:
1) Il troppo storpia, come dicono i vecchi saggi, e qui questo proverbio non è mai stato così appropriato: la ragazza passa davvero troppi guai, talmente tanti che la storia rasenta il ridicolo. Una storia con così tanti guai andrebbe girata in tutt'altra maniera, magari utilizzando il vero genere drammatico e non il dramma scolastico giovanile, e non perchè in Giappone problemi del genere non esistano, ma perchè a mio parere non si risulta cinematograficamente credibili.
2) Il mieloso delle espressioni goffamente poetiche recitate da attori ragazzini che interpretano "adultamente" dei ragazzini e la fotografia satura di colore; il montaggio quasi da drama (vedere anche il punto "6" a questo proposito); la voce fuori campo e altre cose si scontrano con l'estrema gravità e dolorosa potenza dei temi trattati.
3) Io adoro 新垣結衣(Aragaki Yui), dai tempi del drama マイ★ボス マイ★ヒーロー(My Boss My Hero), di cui è splendida co-protagonista, ma dopo averla vista in questo film penso non sia proprio all'altezza di un'interpretazione cinematografica, e sarebbe davvero meglio che si concentrasse sui drama: certo dopo aver visto un Jun-Ai coi controcoglioni intitolato ただ、君を愛してる (Tada, Kimi Wo Ai Shiteru - Semplicemente, Ti Amo), con una "vera attrice" di nome 宮崎あおい(Miyazaki Aoi), la visione di Koizora fa crescere esponenzialmente la noia e lo scontento.
4) Sarà che dopo anni di cinematografia Giapponese ne ho visto tante, di storie, ma questo film è scontato già dall'inizio, io avevo indovinato il finale già da prima della fine del primo tempo: non ci sono idee concrete in questo adattamento.
5) Se c'è una cosa del cinema Giapponese che ho capito e in fondo apprezzato fin'ora, è che l'atto sessuale in tutte le sue forme, dal bacio, alla carezza spinta al rapporto completo, sono assolutamente sempre omessi o fatti immaginare allo spettatore, ma qui si va sull'esplicito, un'esplicito sgradevole che si materializza sia nelle immagini che nei racconti della voce fuori campo: quello che ho sempre amato dei Jun-Ai è la purezza sensoriale del rapporto amoroso, la distillazione della vera essenza del sentimento cosa che solo questa cinematografia Giapponese nella mia esperienza personale ha saputo esprimere. Siamo anni luce dalla poesia dell'Iwai di Love Letter, e dalla grezza potenza visiva dello Yukisada di Sekachu: persino un Norihiro Koizumi a 26 anni d'età ha fatto di meglio nel 2006 con la sua ottima opera prima Tayou no Uta.
6) Lo sconosciuto Natsuki Imai, regista di questo film, non ha fatto altro nella vita che drama, e la sua inesperienza cinematografica si sente tutta in questo film girato come un micro-drama.
7) Mai come in questo caso il tema la morte è sfruttato e abusato per risolvere il plot.
8) Spesso nei Jun-Ai c'è una piccola componente comica e sdrammatizzante, ma qui, nada.
Ci sono alcuni punti positivi, come alcune battute, ma tutto il resto è piattume e soprattutto alle donne piace (chiedete a Shiho che non ha ancora smesso di piangere).
恋空 (Koizora - Il Cielo Dell'Amore)
Giappone, 2007 - regia di Natsuki Imai

mercoledì 27 maggio 2009

おくりびと (Departures)

Masterpiece e vincitore del Far East 2009 (sia con l'Audience Award che col Black Dragon Award), premio oscar 2009 nella categoria "miglior film straniero", dozzine di premi assegnati nei festival cinematografici di tutto il mondo, e soprattutto in Giappone, quasi sempre nelle categorie "miglior film"; un successo stratosferico al botteghino in madre patria, cosa incredibile per un film con una sceneggiatura originale (pur liberamente basata sul libro autobiografico di Shinmon Aoki, 納棺夫日記(Nōkanfu Nikki), titolo inglese "Coffinman: The Journal of a Buddhist Mortician") non tratta da serie televisive o manga, e con un soggetto non comune, quello della morte e della gestione di un corpo morto, fisiologicamente fuggito e temuto dai "vivi". Corollario non trascurabile di tutto ciò è l'estremo tabù Giapponese della riservatezza della cerimonia funebre, riservata esclusivamente ai familiari stretti e quindi difficilmente esprimibile cinematograficamente senza suscitare contrastanti sentimenti nel pubblico nipponico.

Departures, termine proveniente direttamente dalla traduzione in inglese di una scena divertente del film, non è l'esatta traduzione del titolo Giapponese che è おくりびと(Okuribito): questa parola deriva dal verbo 見送る(Miokuru), che esprime l'azione del salutare dalla terra un defunto che già sta in cielo mentre lo si contempla con gli occhi. Si prende solo la parte del "salutare", 送る(Okuru) e la si unisce all'ideogramma 人(Hito), che unito al verbo precedentemente citato si ingorizza diventando "bito": "Okuribito" è la persona che saluta un morto in cielo, un significato più metaforico che fisico.

Siamo nel rigido inverno di 酒田(Sakata), prefettura di Yamagata. Un giovane 納棺師(nokanshi) esegue il rituale della ricomposizione del cadavere di una giovane e bellissima donna prima della sua deposizione nella bara. Il suo anziano mentore lo segue compiaciuto mettere in pratica gli aggraziati movimenti di un'arte antica ed affascinante, fulgida di pietà, composta dignità, piena dell'amore che i vivi non possono più dare ai morti, delegandolo così a persone uniche e speciali.

Prima di svolgere questo lavoro, Daigo era un violoncellista in una grande orchestra di Tokyo, purtroppo dopo lo scioglimento della stessa, il giovane si trova senza lavoro e decide di trasferirsi nella sua città natale, Sakata. Qui, in un giornale di inserzioni legge un annuncio: "cercasi personale, anche senza esperienza, agenzia specializzata in partenze". Convinto si tratti di un'agenzia di viaggi, Daigo prende contatto con l'anziano proprietario, che lo assume senza neanche leggerne il curriculum. Presto il ragazzo capirà che si tratta di un'agenzia funebre, una 葬儀屋(Sōgiya): il suo iniziale nascondersi lo mette al riparo da odiosi pettegolezzi che però, vista la dimensione ridotta della città non tardano ad arrivare, minando addirittura la solidità del suo matrimonio. Qui comincia per Daigo un nuovo percorso, a volte doloroso, per ritrovare pace e serenità interiori, ed il rispetto degli altri.

Bello, sensibile, struggente ed apparentemente perfetto: un film al quale in termini festivalieri ho dato un bel 5/5 (il voto era 4/5 ma nel mio metro di giudizio al FEFF i film Giapponesi hanno sempre un punto in più). Effettivamente, un non appassionato di cinema asiatico può veramente apprezzare questa pellicola: la classica lentezza cinematografica Giapponese lamentata da chi vi ci si avvicina per la prima volta è meno pesante del solito, il tema trattato è estremamente interessante per la sua rarità e vale pure la visione di due ore e dieci minuti di film: c'è un ottimo bilanciamento totale dell'insieme. Un film esportabilissimo, una scommessa vinta ancora una volta dal lungimirante e temerario produttore esecutivo 間瀬泰宏(Mase Yasuhiro). E' importante notare che Departures ha avuto la sua vittoria più importante in madrepatria, in Giappone, dove un enorme successo di pubblico ha sancito la caduta di un grande tabù, sdoganando cinematograficamente la figura del 納棺師(Nokanshi) e la pratica funeraria, cose che in anni di cinema Giapponese personalmente non avevo mai visto. Nessuno infatti avrebbe scommesso su questa pellicola, e il film parla proprio di questo problema: l'emarginazione di Daigo a causa del suo lavoro viene da un sentimento comune a tante popolazioni del mondo. Tutti abbiamo paura dei becchini, chiunque almeno una volta nella vita ha provato ad immaginare come sarebbe lavorare da becchino, e magari toccare i morti: non è in questo caso la "paura del diverso" ad atterrire le persone, ma la più naturale paura della morte, il fuggire ciò che si teme di più anche solo come idea. Da qui invece si possono creare le basi per creare un film interessante, perchè oltre a mostrare cose che nessuno ha mai visto (la pratica della composizione del cadavere di fronte ai parenti, almeno in Europa non penso sia così diffusa...), permette di mostrare una rassicurante quotidianità anche in un lavoro talmente particolare, ed è allora possibile mettere a proprio agio lo spettatore anche con l'inserimento di situazioni macabramente divertenti: un espediente, quello di giocare con la morte senza mai cadere nel cattivo gusto, assolutamente geniale.

Un'ottima interpretazione di 本木雅弘(Masahiro Motoki) nel ruolo di Daigo, e una non meno valida prova da 広末涼子(Hirosue Ryōko) il visino indimenticabile della figlia di Jean Reno in Wasabi, che interpreta sua moglie; gradevole la presenza di 山崎努(Yamazaki Tsutomu) una grande carriera cinematografica alle spalle e tanti ruoli di spessore (io non dimentico quello del nonno di Sakutaro in Sekachu), che interpreta l'anziano proprietario dell'agenzia.

Insomma, sono contento per questo premio Oscar, assolutamente non immeritato e che dà lustro al cinema Giapponese, dopo quello vinto nel 2001 da Hayao Miyazaki con 千と千尋の神隠し(Sen To Chihiro No Kamikakushi - La Città Incantata). Ma chi conosce bene in cinema Giapponese e ha fatto il callo al genere drammatico Giapponese contemporaneo, non può far altro che notare che anche questo è un film costruito ad arte per strappare lacrime, con un supporto sonoro non brutto nè sgradevole ma ripetitivo che se vogliamo enfatizza ancora di più le scene commoventi e tristi. Forse scontato come struttura, utilizza la morte per i suoi fini di genere, come tutti gli esponenti del genere 純愛(Jun-ai – vero amore), ma senza utilizzare il topic dell'amore. Grazie a questo film le autorità di Sakata dovrebbero ergere un monumento in onore della produzione, visto che l'affluenza turistica nella cittadina è spaventosamente esplosa fino a mettere in ginocchio le sue capacità ricettive, un pò come accadde per Aji, nell'isola di Shikoku, location di Sekachu, che ancora oggi vive di turismo cinematografico (io ho contribuito ad esso nell'estate del 2008).

Unico nel suo genere e irripetibile, come ciò che mostra, assolutamente imperdibile anche pure dal punto di vista della conoscenza della cultura Giapponese, ben fatto e mai noioso, delicato ma ironico, un equilibrio perfetto creato e perfezionato dal bravo regista 滝田洋二郎(Takita Yōjirō), equilibrio senza il quale, parole di Mase, andrebbe davvero tutto a rotoli.

Una foto ricordo al FEFF11 con 間瀬泰宏(Mase Yasuhiro), produttore di questo film, come dei thriller ospedalieri di Nakamura.

おくりびと(Okuribito - Departures)

Giappone, 2008 - regia di 滝田洋二郎(Takita Yōjirō)

lunedì 25 maggio 2009

K-20 怪人二十面相・伝 (La leggenda dell'uomo misterioso dalle venti facce)

Siamo nel Giappone "post-non-bellico", cioè nel 1949 ma senza che ci sia stata la Seconda Guerra Mondiale: l'Impero non ha mai fatto le scelte scellerate che portarono il paese del Sol Levante alla rovina (attacco a Pearl Harbor, ingresso in guerra con le potenze dell'asse etc.), e il paese vive in un irreale futurismo in stile prebellico, strane macchine volanti, una Blade-Runner di ghisa, acciaio e vapore, un bizzarro progresso tecnologico che però non ha toccato la società, persa come fosse congelata in quell'apparente eterno medioevo dal quale, nel bene e nel male il Giappone uscì solo dopo la fine della guerra, dopo lo sterminio nucleare e l'occupazione Americana: una società settorialmente divisa in un'opulenta aristocrazia che domina un poverissimo ceto povero.
Siamo nella immaginaria capitale "Teito". Durante la presentazione di una straordinaria invenzione opera del leggendario dottor Tesla, un misterioso individuo s'impadronisce della macchina e provoca una strage: è il famigerato criminale mescherato chiamato "Venti Facce". Il detective Kogoro Akechi, accompagnato dal suo inquietante assistente bambino, continua le indagini per catturare il manigoldo. Giù nei bassifondi intanto l'impavido acrobata Heikichi Endo, dopo aver terminato la sua esibizione in uno spettacolo veien avvicinato da uno strano signore che lo paga per portare a termine un pericoloso lavoro, che dev'essere portato a compimento al ricevimento per l'annunciazione delle nozze del detective Kogoro con la sua nobile fidanzata, Yoko Hashiba: Le cose vanno male e lo sfortunato Heikichi viene irrimediabilmente scambiato per il criminale "Venti Facce", e braccato. Il ragazzo dovrà così affrontare un'intera città che lo insegue, l'astuto detective Kogoro, il pericoloso criminale, e salvare il mond... beh non per essere spoler, ma insomma i film di super-eroi alla fine sono tutti così...

Non ero eccezionalmente interessato a questo film: adoro i film di super-eroi Giapponesi, ma quelli che non si prendono sul serio, come il bellissimo Zebra-man di Miike, per dirne uno: qui siamo ad un marvel-film Giapponese, e il confronto soprattutto per quello che non vuole essere un film innovativo ma un film che insegue un filone già affermato e con più che autorevoli esponenti, non poteva che essere a suo totale sfavore. Devo dire di essermi ricreduto, anche se in parte. Tratta e adattata dal lavoro di 北村想(Kitamura Sō), la sceneggiatura è agile e frizzante, come la capacità registica della sua scrittrice, 佐藤嗣麻子(Satō Shimako). Ad attirare le masse, soprattutto di ragazze e signore, c'è la star Nippo-Taiwanese 金城武(Kaneshiro Takeshi), un ottimo talento recitativo. La protagonista femminile è interpretata da 松たか子(Matsu Takako), per me identica alla protagonista dei recentissimi thriller ospedalieri di Nakamura, Yuko Takeuchi.
Il film diverte ed intriga, l'intreccio è avvincente ed i colpi di scena non mancano, le scene d'azione sono avvincenti, ma gli effetti speciali del cinema Giapponese, permettetemi di dirlo, non sono ancora all'altezza degli standard Americani e Neo-Zelandesi. C'è sempre la spada di Damocle del confronto coi filmoni targati Marvel, ma non penso si possa proprio volere di più per questo genere cinematografico, dal cinema Giapponese.
K-20 怪人二十面相・伝(K-20 Kaijin Ni-Jū Mensō Den - La leggenda dell'uomo misterioso dalle venti facce)
Giappone, 2008 - regia di 佐藤嗣麻子(Satō Shimako)

venerdì 22 maggio 2009

ジェネラル・ルージュの凱旋 (Il Trionfo del Generale Rosso)

Dopo チーム・バチスタの栄光(Chiimu Bachisuta No Eiko - La gloria del Team Batista) e フィッシュストーリー (Fisshu Sutoorii - Fish Story), incontro per la terza volta Yoshihiro Nakamura al Far East, e qui pur dopo la dolorosa delusione di Fish Story non c'era alcun dubbio sull'assoluta bontà del prodotto: come da anticipazione, una specie di soft thriller investigativo in salsa ospedaliera (per l'appunto il seguito del gradevole "La gloria del Team Batista").

Si ritorna al 東城大学医学部付属病院(Tōjō Daigaku Igakubu Fuzoku Byōin - Ospedale Universitario Tojo), lo stesso immaginario ospedale nella periferia di Tokyo: la timida ma intraprendente dottoressa Kimiko Taguchi, psicologa e brillante improvvisata investigatrice ai tempi delle vicende del prequel, è stata nominata capo della commissione etica dell'ospedale, un compito non certo facile per un animo quieto come il suo. La vita nell'ospedale procede pacifica fino a che la Taguchi riceve una lettera anonima che la mette a conoscenza di presunti loschi affari in ambito di forniture compiuti dal dottor Koichi Hayami, chiamato "il generale rosso", l'onnipotente responsabile del pronto soccorso, con la complicita' della sua capo infermiera, la signora Miwa Hanabusa. Come se non bastasse, sull'eliporto dell'ospedale atterra un elicottero ambulanza che trasporta un paziente speciale: Keisuke Shiratori, pezzo grosso del ministero della sanità e vecchia conoscenza della Taguchi (aveva partecipato all'indagine sui misfatti del team Batista). L'arrivo del signor Shiratori provoca un'improvvisa orticaria alla Taguchi, che sa che una semplice frattura alla gamba del burocrate non giustifica il trasferimento dello stesso in elicottero e che guai grossi sono in arrivo: infatti pure Shiratori ha ricevuto una lettera anonima con lo stesso contenuto, e per di più il fornitore di attrezzature del Generale Rosso muore (suicida?) cadendo dall'eliporto, situato sul tetto dell'ospedale. La Taguchi si ritrova così catapultata in una nuova crisi, in obbligo di investigare visto anche il suo ruolo di capo della commissione etica, e di nuovo con l'insopportabile ma simpatico Shiratori alle calcagna.

Dopo un anno dalla visione di チーム・バチスタの栄光(Chiimu Bachisuta No Eiko - La gloria del Team Batista), come gia' detto sempre di Nakamura, mi tuffo di nuovo nell'atmosfera familiare dell'ospedale Tojo. E' un piacere incontrare di nuovo la gradevolissima figura della dottoressa Taguchi, un personaggio dotato di una grande sensibilita' ed umilta' e che non si fa fatica ad amare a prima vista e interpretato da una sempre brava 竹内結子(Takeuchi Yūko). Non si poteva fare un seguito del blockbuster datato 2008 senza riproporre il mitico 阿部寛(Abe Hiroshi), anche questa volta colonna portante della pellicola e protagonista di scene incredibili (la scena del reparto di pediatria coi bambini che lo sfottono è già da leggenda). Anche qui pochi difetti, forse nessuno, e se vogliamo una migliore gestione generale delle risorse: tralasciando la storia, comunque non originale ed adattata sempre dai lavori di 海堂尊(Kaido Takeru), la sensazione generale è che il sequel sia migliore del prequel. Una regia più audace in certe inquadrature, addirittura effetti speciali in post-produzione per una scena particolarmente estrema, e comunque un meccanismo di personaggi prefettamente collaudato ed oliato.
Dopo la visione, vista la delusione di フィッシュストーリー (Fisshu Sutoorii - Fish Story) ho pensato che Nakamura sia di sicuro un ottimo regista e sceneggiatore, ma che vada assolutamente controllato da qualcuno (in questo caso e in quello del prequel la TBS ha fatto il suo).
Due ore di divertimento senza pensieri. Consiglio questi due film e qualsiasi altro sequel dovesse essere prodotto.
ジェネラル・ルージュの凱旋 (Jeneraru Ruuju No Gaisen - Il Trionfo del Generale Rosso)
Giappone, 2009 - regia di Yoshihiro Nakamura

mercoledì 20 maggio 2009

チーム・バチスタの栄光 (La gloria del Team Batista)

Il film Giapponese più "grande" del Far East 2008. Grande in termini di audience: a detta del presidente della TBS (Tokyo Broadcasting System), presente in sala, un successo di pubblico senza precedenti; grande in termini di budget di produzione: un blockbuster fatto per guadagnare, una macchina da soldi praticamente perfetta; grande in termini di divertimento: si perchè questo film intrattiene alla grande.
Siamo nell'enorme 東城大学医学部付属病院(Tōjō Daigaku Igakubu Fuzoku Byōin - Ospedale Universitario Tojo), un immaginario ospedale nella periferia di Tokyo. Qui opera una famosissima equipe cardio-chirurgica che applica un innovativo e a quanto pare vincente metodo nelle operazioni a cuore aperto. Il Team, dopo gli incredibili successi nella risoluzione di casi disperati che hanno portato lustro all'intera struttura sanitaria, comincia a perdere dei pazienti per decesso in sala operatoria. La dottoressa Kimiko Taguchi, appassionata giocatrice di softball nonchè calma e inoffensiva psicologa, viene incaricata di interrogare i vari componenti del team, per cercare di capire le cause di questa serie inspiegabile ed allarmante di decessi. La sua inchiesta si conclude con un ingenuo verdetto di assoluzione nei confronti del team, apparentemente impotente di fronte a quelli che vengono stabiliti come decessi accidentali. Arriva intanto dal ministero Keisuke Shiratori, un investigatore incaricato di far luce sulla vicenda. Shiratori metterà scompiglio in tutto l'ospedale con la sua impulsività che darà non poco filo da torcere alla timida Taguchi, ma che porterà una nuova luce sugli avvenimenti.
Come dicevo prima チーム・バチスタの栄光(Chiimu Bachisuta No Eiko - La gloria del Team Batista) è un film che fa semplicemente il suo dovere: intrattenere e fare soldi: è una macchina collaudata quella del giallo Giapponese senza sangue e senza violenza. Tratto dall'omonimo romanzo di 海堂尊(Kaido Takeru), è alla fine una lunghissima puntata de "La Signora In Giallo", in cui la mia seconda nonna Angela Lansbury risolveva crimini in ogni dove (sono sempre stato convinto che portasse sfiga perchè ovunque andasse ci scappava il morto), ma gli attori di calibro, la produzione miliardaria e una storia moderna ed intrigante fanno di questo film un bellissimo film giallo con contorni di commedia. I personaggi, pur di contorno, sono ottimamente definiti e ognuno di loro ha un suo misterioso carisma: 竹内結子(Takeuchi Yūko), che interpreta la dottoressa Taguchi è incredibilmente dolce nella sua sincera goffaggine; 阿部寛(Abe Hiroshi), che interpreta il politico Shiratori non ha certo bisogno di presentazioni, e qui sfoggia una faccia da schiaffi da primato e riesce a dare al suo personaggio una potenza carismatica non indifferente: penso che questo film non sarebbe nulla senza di lui. E a quanto pare anche la sanità Giapponese ha le sue magagne, e forse anche a questo scottante tema si deve la grande affluenza di pubblico.
Divertente, intrigante, passa via in un lampo.
チーム・バチスタの栄光(Chiimu Bachisuta No Eiko - La gloria del Team Batista)
Giappone, 2008 - Regia di Yoshihiro Nakamura

venerdì 15 maggio 2009

ドロップ (Drop)

Hiroshi, un tranquillo studente di un liceo privato giapponese, nel pieno dell'enfasi generata dalla sua passione per i manga, decide di emulare i suoi eroi di carta trasferendosi in una scuola pubblica dominata da bande con lo scopo di affiliarsi ad una di esse. La sua nuova acconciatura non proprio convenzionale lo rende subito bersaglio della banda dominante della scuola, portandolo subito ad uno scontro con il capo della stessa, Tatsuya. Hiroshi non e' certo bravo coi pugni, anzi fa proprio pena, e l'incontro si trasforma in un massacro.

La perseveranza del bizzarro nuovo arrivato pero' colpisce il bullo Tatsuya, che alla fine dell'incontro lo invita a mangiare un piatto di Ramen. Il resto della banda, rimasto in disparte durante il combattimento, si unisce al banchetto: sono il martello umano Moriki, il ciccio-bambinone Wanko e il furfantello "Lupin", che pure provvede al pagamento del pasto grazie ai proventi delle sue ruberie. tra Hiroshi e la banda, e soprattutto con Tetsuya nasce una profonda amicizia che li leghera' e li portera ad affrontare, uniti, tutti i "nemici" che sbarreranno loro la strada, in quello che soprattutto per Hiroshi sara' un duro percorso di crescita.

Il film è tratto dal fumetto disegnato da 鈴木ダイ(Suzuki Dai), scritto dal regista 品川祐(Shinagawa Hiroshi) ed ispirato fedelmente al romanzo autobiografico dello stesso Shinagawa (tutte le opere hano lo stesso titolo, ドロップ (Doroppu - Drop)). Hiroshi Shinagawa, figlio di un ricco uomo d'affari ed appassionato di manga basati su storie di teppistelli, si traferì in una scuola pubblica per poter vivere come i suoi eroi: Hiroshi è il suo omonimo e piuttosto fantasioso alter ego.

Chi si avvicinasse per la prima volta al Giappone attraverso questo genere di prodotti d'intrattenimento, parlo dei manga, degli anime e dei film basati su storie di teppismo, potrebbe facilmente farsi un'idea sbagliata sul mondo giovanile nipponico. Da diversi mesi sto portando avanti uno studio sul fenomeno del bullismo in Giappone: non dispongo ancora dei risultati definitivi ma posso dire che lo spazio riservato dai media d'intrattenimento a questo triste fenomeno sociale e' sovradimensionato rispetto alla reale entità dello stesso, che in verità non si discosta come caratteristiche da realtà a noi piu' familiari, come ad esempio quella Italiana: una breve consultazione con la mia ragazza, Shiho, mi ha permesso di capire che anche per quanto riguarda il teppismo, siamo ancora sull'esagerazione. Questo non vuol dire che i teppisti non esistano: ma il loro ambito d'azione soprattutto a livello scolastico è estremamente limitato, vuoi per la dura repressione dei dirigenti, vuoi perchè in una scuola Giapponese non c'è proprio spazio nè tempo per gli scarti della società, che vengono prontamente allontanati da questi ambienti. I reietti sono soliti affiliarsi poi alle bande di motociclisti o di 右翼団体(Uyoku Dantai - Gruppi di estrema destra). Penso che il signor Shinagawa sia rimasto deluso dalla realtà scoperta nella scuola pubblica in cui si era trasferito per fare a botte e vivere come i suoi beniamini.

Ma prendendo il genere nippo-teppista come puro entertainment, ci si può divertire davvero tanto, e le spettatrici possono trovare una vasta varietà di idol di cui immamorarsi. Non è certo un lavoro facile poi quello dell'idol Giapponese: non si tratta di recitare un po' alla rinfusa senza avere idea di cosa sia la recitazione stessa (vedi i nostrani Scamarcio & co.), la maggior parte degli attoruccioli Giapponesi recita alla grande (tralasciando quando fanno l'odiosissima risata finta), ed è un lavoro a tempo pieno perchè nella maggior parte dei casi devono pure cantare e ballare la sigla di coda, come anche fa 成宮寛貴(Narimiya "faccia da schiaffi" Hiroki), l'interprete del personaggio di Hiroshi, perfetto nel suo ruolo e davvero bravo (ma rimandato in "pianto"). Anche l'interprete del personaggio di Tetsuya, 水嶋ヒロ(Hiro Mizushima), al secolo 斉藤智裕(Saito Tomohiro), è uno dei piu' famosi nippo-bellocci del momento.
La mia impressione post proiezione è stata quella di uno scarso bilanciamento tra i momenti topici del film, cioè la parte "teppistica" e quella "umana", definitamente separate temporalmente nell'arco delle due ore di durata della pellicola e forse troppo poco fuse tra di loro: non penso sia facile condensare un manga in due ore di film, considerando che la trasposizione cinematografica di questa storia è estremamente realistica (alcune scene finiscono addirittura in fading con i disegni originali del manga di Suzuki). Un film comunque divertente, allegro e innocente pur nella sua stessa violenza, e nella sempre gradevole per la rilassante non letalità di tutti gli scontri (per questo aspetto, nonostante l'abbondanza di sangue e cerotti, ricorda un pò l'atmosfera dei film con Bud Spencer e Terence Hill), e capace di slanci ardimentosi e assolutamente credibili di profondità morale: secondo me degno di una proiezione serale al Far East Festival, e invece relegato alla mattina. Varrebbe la pena di vederlo solo per la presenza dei cameo di 哀川翔(Aikawa Shō) e 遠藤憲一(Endo Kenichi), il primo interpreta un poliziotto e il secondo un ex yakuza, due grandi attori (fantastica la schermaglia tra i due a colpi di bakayaro).
ドロップ (Doroppu - Drop)
Giappone, 2008 - regia di 品川祐(Shinagawa Hiroshi)

sabato 2 maggio 2009

インスタント沼 (La palude istantanea)

Annunci pomposi in scaletta al Far East 11: "in anteprima mondiale in proiezione l'ultimo film di 三木聡(Miki Satoshi), インスタント沼(Insutanto numa - La Palude Istantanea)". Cosa si prova ad essere una delle prime persone al mondo a vedere un film?
Haname Jinchoge lavora nella redazione di una rivista sull'orlo del fallimento finanziario: dopo aver perso il lavoro e il suo uomo, si rassegna a vivere una vita solitaria, e tenta di aprire una piccola attivita' commerciale. Un giorno, mentre e' in visita al capezzale della bizzarra madre quasi morta annegata mentre era alla ricerca di un folletto acquatico, trova una lettera scritta da un signore che porta il suo stesso cognome: che haname abbia trovato il suo vero padre? Il signor Noburo Jinchoge e' un bizzarro hippie che gestisce un negozio di cianfrusaglie. Da qui la trama letteralmente impazzisce, non so dire altro...
Dopo aver visto quattro dei suoi sei lavori, ho imparato ad amare, ma anche a temere questo folle regista Giapponese: un inizio sfolgorante e promettente con イン・ザ・プール(In Za Puuru - Nella Piscina), del 2005, poi l'ottima prova del piacevolissimo 亀は意外と速く泳ぐ(Kame wa igai to hayaku oyogu - Le tartarughe nuotano più velocemente di quanto si pensi): non ho visto ダメジン(Damejin) del 2006, ma con 図鑑に載ってない虫(Zukan ni nottenai mushi - Deathfix: Die And Let Live) del 2007 c'è stata una caduta terrificante di stile ed inventiva, era una poltiglia appicicaticcia ed informe, come il leggendario vomito-okonomiyaki sul cofano della decappotabile rossa (e buona pace della brava Rinko Kikuchi che appariva come attrice co-protagonista); il 2007 ha visto anche l'uscita di quello che forse è da considerare il capolavoro di Miki Satoshi, e forse uno sei più bei film Giapponesi degli ultimi anni, un gioiellino che s'intitola 転々(Ten-ten - Adrift In Tokyo). Poi buio totale sino ad oggi, ed ecco un'altra ciofeca.
E' possibile che io proprio non capisca una certa comicità, forse sono davvero di un'altro pianeta, ma la visione di questo film era terrificante, era difficile rimanere seduti in sala e mi è capitato pochissime volte, se poi consideriamo l'idiota che stava seduto dietro di me e che diceva "LOL" con voce da scemo ad ogni scena simpatica, il quadro era completo. Cosa si prova dunque ad essere uno dei primi individui sulla terra a vedere un film? Se il film è questo, meglio stare a casa!!
Da dimenticare, in attesa del prossimo capolavoro, che dovrebbe arrivare, tenendo conto della bizzarra ciclicità del nostro amico pazzerello...
インスタント沼 (Insutanto numa - La Palude Istantanea)
Giappone, 2009 - regia di 三木聡(Miki Satoshi)

mercoledì 29 aprile 2009

フィッシュストーリー (Fish Story)

Chi è Yoshihiro Nakamura? Avevo visto nel 2008 sempre al FEFF di Udine il suo チーム・バチスタの栄(Chimu-Bachisuta no eiko - The Glorious Team Batista), un bel blockbuster di massa che non fa altro se non il bravo blockbuster di massa. Quest'anno il buon Mark Shilling ha proposto due film del buon Nakamura: il seguito di The Glorious Team Batista, che s'intitola ジェネラル・ルージュの凱旋(Jeneraru-Ruuju no Gaisen - The Triumphant General Rouge), un altro bel blockbuster di massa che non fa altro se non il bravo blockbuster di massa, e un altro film, meno blockbuster di massa anzi quasi un film indipendente, quello che poteva sembrare il più interessante dei due, フィッシュストーリー(Fisshu Sutoorii - Fish Story)...
Quattro storie separate temporalmente e fisicamente, ma unite da un sottile filo:
Anno 1972: una band inventa il punk un anno prima della sua invenzione ufficiale, ma nessuno tranne una ragazza in un bar se ne accorge (la ragazza rimarrà l'unica ed è solo una comparsa)...
Anno 1982: Uno studente senza palle fa da schiavetto ad un uomo che lo domina, e si accorge a sue spese di quanto possa essere duro essere senza palle...
Anno 2009: una studentessa delle superiori si addormenta su un traghetto senza poter scendere nell'attracco a Tokyo: sarà costretta a pazientare fino all'isola di Hokkaido, ma farà amicizia con uno strano cameriere...
Anno 2012: mancano 5 ore alla fine del mondo, una cometa si shianterà su Tokyo, e due commessi di un negozio di dischi e un indisponente avventore con un cancro in stadio terminale aspettano l'ora ascoltando musica...
La trama è fitta e complessa, le storie si collegano tra di loro in maniera a volte geniale e sorprendente, è impossibile dire di più senza spoilerare. Tratto dal romanzo di Koutaro Isako, Fish Story è un budello temporale, gestito a mio parere in maniera maldestra: un ottimo materiale e un ottimo soggetto, ottima fotografia, ma la composizione delle varie storie smembra la pellicola dell'interesse che la storia potrebbe invece naturalmente suscitare. Non è un collage omogeneo, e alcune storie prevalgono pesantemente sulle altre. La bravura di alcuni attori, Nao Omori, Mirai Moriyama etc. salva in parte questa pellicola, ma rimane l'amaro in bocca per la scarsa prova recitativa di altri (la giovane Mikako Tabe, bravissima a fare il maschietto in Hinokio (2005, Takahiko Akiyama), sembra proprio non carburare, eppure ci sono tante brave giovani attrici in Giappone...), e per il tempo che si passa inutilmente in sala. Sembra che il lavorare fuori dalla frusta delle major non giovi a Nakamura. Vorrei vedere quello che molti definiscono il suo cult: アヒルと鴨のコインロッカー(Ahiru to kamo no koinrokkâ - The Coin Locker of the Duck and Drake), del 2007.
フィッシュストーリー (Fisshu Sutoorii - Fish Story)
Giappone, 2009, regia di Nakamura Yoshihiro

百万円と苦虫女 (One Million Yen Girl)

Un titolo che non si può tradurre, perchè il temine 苦虫(Nigamushi) non ha senso, se non interpretato in maniera ironica. Ho tentato di seguire il discorso di Shiho a proposito di questo argomento ma non ci sono riuscito...

Primo film Giapponese proiettato al Far East 11. Satō Suzuko, una ragazza ventunenne, decide di andare a vivere con una sua collega, e di spartire con lei le spese dell'affitto dell'appartamento. Dopo aver trovato il posto giusto, scopre dalla sua stessa collega che ci sarà un terzo inquilino, il fidanzato della ragazza, che spartirà con loro l'appartamento. Il giorno del trasferimento, solo il ragazzo si presenta nell'appartamento: i due hanno litigato. La situazione per Suzuko non è facile: convivere con uno sconosciuto che non si dimostra per nulla amichevole: un dispetto fattole dal ragazzo la porta a vendicarsi in maniera abbastanza pesante, le conseguenze di questo gesto saranno pesanti e la giovane finisce in carcere.

Finire in carcere in giappone non è come in Italia un lasciapassare per una fiorente carriera politica, ma è una vera e propria condanna alla morte sociale. Tema già trattato da 行定勲(Yukisada Isao) nel suo
Go, si ripropone qui in una chiave meno cruenta ma non meno tragica. Suzuko decide di lasciare la famiglia e di viaggiare in lungo e in largo per il Giappone: si fermerà in ogni luogo fino a che non avrà accumulato un milione di Yen (meno di ottomila euro), per affrontare le spese di un nuovo traferimento. L'essere stati in carcere è una cosa che preclude all'individuo qualsiasi possibilità di vivere nella società civile, non tanto per problemi legali o giuridici, ma a causa dell'emarginazione alla quale si è sottoposti, non solo dagli estranei ma anche da parte della stessa famiglia, che diventa essa stessa bersaglio di emarginazione. Suzuko affronta così un viaggio, alla fine del quale c'è l'ignoto.

Penso che non fosse facile occuparsi di un tema così delicato: penso che chiunque qui a Udine si sia innamorato all'istante della bravura della regista ed autrice Yuki Tanada: una storia difficile raccontata senza falsità, senza luoghi comuni e con un'enorme delicatezza, come forse una donna saprebbe fare. E riguardo il finale, forse il film è così bello per la sua imprevedibilità: la Tanada da rimarcato quest'aspetto in conferenza stampa, la produzione voleva un certo tipo di finale (più da blockbuster che da film indipendente), ma noi tutti le siamo riconoscenti per aver fatto di testa sua! E anche se il film avesse fatto schifo, avrebbe avuto comunque una sufficienza piena per la presenza della bravissima Yuu Aoi e dell'avviatissimo Mirai Moriyama...

Una foto con la Tanada era d'obbligo :)

domenica 15 febbraio 2009

エリ・エリ・レマ・サバクタニ (Eli Eli, Lema Sabachtani)

E' un titolo bizzarro, è una citazione in aramaico, è una delle ultime frasi pronunciate da Gesù morente in croce, riportata da nel Vangelo di Luca (23:24) e nel Vangelo di Matteo (5:44): significa "Dio, Dio, perchè mi hai abbandonato?".

In una speduta località Giapponese, forse nell'isola settentrionale di Hokkaido, due musicisti sperimentano e creano sonorità di ogni genere, e le registrano con delle attrezzature audio professionali. I due vagano in un mondo che sembra deserto, popolato solo di cadaveri. Sono i famosi musicisti alternativi Mizui e Asuhara. Arriva a turbare la loro quiete un furgone bianco con un vecchio magnate, un detective ed una ragazzina legata: pensano che la musica dei due strani sperimentatori sonori possa guarire la ragazzina dalla malattia che l'affligge, e con lei affligge milioni di persone in tutto il mondo: la sindrome di Lemmings, che induce le persone a commettere suicidio.
Beh, oltre a qualche altro avvenimento, non c'è trama, solo rumore e immagini. Mizui e Asuhara, interpretati rispettivamente da 浅野忠信(Asano Tadanobu) e 中原昌也(Nakahara Masaya), creano dei rumori terrificanti coi loro strumenti (tutte le performances sono improvvisazioni live ad opera degli stessi attori). Ispirazione di morte e tristezza, ma allo stesso tempo di fresca giovinezza e bellezza è l'eterea 宮崎あおい(Miyazaki Aoi), la ricorderete nel bellissimo ただ、君を愛してる (Tada, Kimi Wo Ai Shiteru - Semplicemente, Ti Amo), o in 好きだ (suki-da). Il regista 青山真治(Aoyama Shinji) ha creato questo film con l'intento di comunicare qualcosa, ne sono certo, ma penso non ci sia riuscito, o almeno non ha fatto in modo che la mia mente recepisse il suo messaggio. L'idea di un'umanità distrutta è comune in tanti film: l'impostazione sovrannaturale e organolettica di immagini e suoni sembra rendere il nostro mondo come un pianeta extraterrestre, all'inizio addirittura sembra veramente di non essere su questo pianeta, almeno non nel pianeta che vive questa era: l'irruzione in scena dei visitatori che cercano i due musicisti, sembra quasi violentare questa quiete aprendo delle ferite mai rimarginate e scombussolando irrimediabilmente degli equilibri raggiunti dai "rumorosi esuli" con una condizione di allegro ascetismo. La ragazza, Hana, bellissima nel suo nero vestire, quasi un angelo decaduto, penso sia la metafora dell'umanità in difficoltà che chiede aiuto, ma in maniera distratta e svogliata, al contrario del suo ricco zio che pur di curarla ucciderebbe, nel vero senso della parola.
Purtroppo non ci siamo sul fronte della sceneggiatura, incerta, slegata, inconcludente, cerca goffamente di stabilire inaspettati legami con situazioni narrative parallele senza però riuscirci, e il risultato è un pasticcio noioso e assai lungo da sopportare. La fotografia, belli i paesaggi e le scenografie, ma Aoyama va malissimo quando vuole sperimentare sfocature, filtri bluastri etc. E la musica, che pasticcio informe e puzzolente. Quando ero più piccolo imparai a suonare la chitarra. Poi comprai la chitarra elettrica. Ricordo che nessuno sopportava quando stirmpellavo facendo un rumore atroce col distorsore inserito, e in effetti era sgradevole: lo chiamano "noise", questo, "rumore", per me fa semplicemente schifo.
Nonostante la presenza di attori di calibro, sconsiglio altamente questo film. E alzandomi in piedi cito il buon Fantozzi che alla fine dell'ennesima visione della "Corazzata Potëmkin" dice soddisfatto:
"E' una cagata pazzesca!"



エリ・エリ・レマ・サバクタニ (Eri-Eri-Rema-Sabakutani - Eli Eli, Lema Sabachtani)
Giappone, 2005 - regia di Shinji Aoyama

domenica 1 febbraio 2009

東京ゾンビ (Tokyo Zombie)

L'avevo tradotto tempo fa, ma non avevo mai scritto nulla a riguardo...
A Tokyo, parlando di nettezza urbana, le cose sono diciamo "sfuggite di mano" alle autorità, e gli abitanti hanno accumulato la loro immondizia, e non solo immondizia ma automobili da rottamare, elettrodomestici, corpi di persone ammazzate e non, parti di corpi di persone ammazzate, in una specie di montagna, così alta da avere la neve perenne nella sua cima, e da essere chiamata "Black Fuji", il Fuji Nero. La quantità di anime malvage seppellite nella montagna generano una specie di reazione di non so quale genere, che fa rianimare i cadaveri come Zombie. Fujio e Mitsuo, dipendenti di una fabbrica di estintori, si esercitano nelle tecniche del Jujitsu, anzichè lavorare. come al solito. Il loro datore di lavoro li scopre e li sottopone ad una punizione umiliante: Fujio lo ammazza con un colpo d'estintore in testa. I due sepelliscono il cadavere nel Black Fuji. Il padrone della fabbrica, Fujimoto, ritorna in veste di Zombie: Fujjio, da buon idiota quale è, non si accorge di nulla, mentre Mitsuo, lo sveglio, lo mette alla prova facendogli affrontare lo zombie col Jujitsu. Lo zombie nonostante la sua lentezza sembra avere la meglio, e Mitsuo lo annienta con un altro colpo di estintore in testa. L'arrivo di una folla di Zombie li costringe a fuggire, in un viaggio che li porterà verso uno strano destino, in un crescendo di eventi bizzarri.
E cosa ci si può aspettare dal pazzo che ha sceneggiato alcune perle di 三池崇史(Miike Takashi) come 殺し屋1(Koroshiya Ichi - Ichi The Killer) e 極道恐怖大劇場牛頭Gozu (Gokudō kyōfu dai-gekijō: Gozu - Gozu)? Un film altrettanto folle. 佐藤佐吉(Sakichi Satō) qui in veste di regista oltrechè sceneggiatore, adatta per il grande schermo il manga di 花くまゆうさく(Hanakuma Yūsaku) e prende "in prestito" dai suoi precedenti lavori il grande 浅野忠信(Asano Tadanobu) già carnefice sadomaso di Ichi The Killer e il prolifico 哀川翔(Aikawa Shō) protagonista di Gozu e indimenticabile interprete di mille personaggi grotteschi nei film di Miike. Ne esce uno zombie movie che cerca in maniera assai maldestra di essere comico, ma alla maniera giapponese, quindi non è tanto comico, cioè a volte fa ridere, ma è un tipo di comicità poco adatto ad un pubblico occidentale. Ricordo una volta di aver visto il fantasmagorico 茶の味(Cha No Aji - Il Sapore Del The), di 石井克人(Ishii Katsuhito) con degli amici giapponesi: un film di una genialità incommensurabile grazie alla sua sottile comicità. Beh durante la visione di quel film, quando io e mio fratello ridevamo come dei deficienti, i Giapponesi rimanevano zitti e seri, mentre quando loro ridevano, noi ci chiedevamo cosa trovassero di così divertente. Da allora capii la differenza tra comicità giapponese e comicità occidentale. Beh penso che 東京ゾンビ(Tōkyō zonbi - Tokyo Zombie), a suo tempo consigliatomi da un'amica Giapponese come "film estremamente comico", sia un film per far ridere i Giapponesi, punto. Comunque, un buon appassionato di cinema orientale non può non sentirsi appagato dalla presenza di...

...浅野忠信(Asano Tadanobu) che fa l'idiota in versione afro, in coppia con...

...哀川翔(Aikawa Shō) che riesce ad essere serio con quella pelata posticcia e quella tuta con sotto il pigiamone che sembra quello di mio cugino Fabrizio quando era piccolo. Beh almeno chi vedrà il film potrà dire di aver visto uno Zombie movie Giapponese!

Note di traduzione: Ho cercato questo file in lingua inglese per almeno un anno, da quando la mia amica N-chan mi aveva detto che questo film faceva morire dalle risate. Il file era scandaloso, mancavano diverse linee a alcune addirittura non erano assegnate al personaggio giusto. Fortunatamente in questo anno la mia conoscenza del Giapponese è migliorata, non che lo sappia parlare, ma ora riesco a capire il senso di una minima parte delle frasi che sento, quindi ho innnanzitutto eliminato il maggior numero di parolacce possibile, visto che la lingua Giapponese non ne contempla proprio, e ne ho lasciato qualcuna proprio nei punti dove proprio ci voleva (in effetti, è una tentazione troppo grande lo sbizarrirsi nel ricercare le più svariate e volgari variazioni sul tema nella traduzione di ばか(Baka - Stupido), una delle poche parole volgari giapponesi): ho poi modificato il senso di alcuni discorsi che nella traduzione in inglese comunque era sbagliato.

Qui trovate i sottotitoli da me tradotti in Italiano per la versione YUiZ

東京ゾンビ (Tōkyō zonbi - Tokyo Zombie)

Giappone, 2005 - regia di 佐藤佐吉(Satō Sakichi)

mercoledì 28 gennaio 2009

僕の彼女はサイボーグ (La mia ragazza è un cyborg)

Tra le nuvole, sopra la Siberia o giù di lì, il mio amico gigante di alluminio sfrecciava in un cielo limpido d'agosto, solo il dannato rumore dei suoi motori, il chiacchiericcio delle ragazzine giapponesi in divisa scolastica sedute nella fila dietro la mia e il modulo di sbarco da compilare a ricordarmi di essere su un volo di linea della JAL diretto in Giappone. Sarà l'alta quota, o i sensi rallentati dalla noia di 12 ore di volo, insomma sembrava che il PTV di fronte a me stesse trasmettendo un bel film! Si trattava di 僕の彼女はサイボーグ(Boku No Kanojo Wa Saiboogu - La mia ragazza è un cyborg). L'ho rivisto coi piedi per terra, e lontano dal Giappone, e la sensazione è stata diversa.
Jiro Kitamura è un ragazzo abbastanza solo. Talmente solo che, ad ogni compleanno, si compra un regalo, poi si offre una cena in un ristorante chic, si dà il regalo, si fa gli auguri e gioisce per la bellezza del suo nuovo regalo. E la scena è la stessa anche questa volta: una bella action figure di un personaggio di Evangelion. Nella strada per il ristorante, però, una bella ragazza comincia a seguirlo, lo riempie di sguardi ammiccanti ed allegri tanto da spaventarlo un pò: al ristorante riappare, mangia assieme a lui e poi sparisce, alla fine della cena. Jiro passa l'intero anno pensando a questa ragazza, e aspetta con ansia che arrivi di nuovo il giorno del suo compleanno per sperare di rivederla. Il giorno arriva, Jiro scarta il suo auto-regalo e come per incanto appare di nuovo la ragazza. il tempo di cantare gli auguri e un pazzo ciccione all'interno del locale estrae un kalashnikov e comincia a sparare all'impazzata. La ragazza lo annienta in poche mosse. I due vanno a casa di lui, che lei dimostra di conoscere benissimo, e lì dai suoi occhi parte un raggio che proietta un ologramma. E' un messaggio da parte di un signore paralizzato su una sedia a rotelle, è Jiro, nel futuro, che gli dice come stanno le cose: ha creato una ragazza cyborg, l'ha mandata nel passato per salvarlo dalla sparatoria del ristorante che lo avrebbe reso invalido e paralitico. Gli annuncia che in sua compagnia il cyborg imparerà a comportarsi come un essere umano, e lo proteggerà da un'altra catastrofe in arrivo. Jiro ha ora una compagna, anche se strana: è possibile innamorarsi di un cyborg?
Una storia di media importanza, potrebbe essere divertente anche se non indimenticabile: la recitazione è nella media, senza picchi di eccellenza. Il cyborg è interpretato da Haruka Ayase: esperienza cinematografica scarsa, escludendo il debutto nel segmento "Justice" diretto da Isao Yukisada nel lungometraggio corale intitolato Jan Films, la carriera della Ayase è fatta di televisione... e l'ultima sua fatica è un film che s'intitola おっぱいバレー(Oppai baree), titolo letteralmente tradotto come "Il volleyball delle tette" (qui il trailer), dove interpreta una professoressa che per motivare i suoi alunni alla vittoria di un torneo di pallavolo, promette loro di mostrargli il seno. Beh, qualità e sceneggiature di alto livello, e che siano vere o no, la Ayase ha le tette di una grandezza al di sopra della media! Ritornando al nostro film cyborg-amoroso, non ritengo sia facile gestire una storia che include viaggi nel tempo, è facile perdere il filo del discorso e fare dei pasticci, come ha fatto il regista coreano Jae-young Kwak, scelto non si sa perchè per una produzione giapponese abbastanza importante: sarà che i giapponesi vanno pazzo per i dorama coreani, ho in mente l'immagine della mia ragazza giapponese con la mamma che si ammazzano di lacrime guardando suddetti dorama, ma allora non sarebbe stato meglio proporre Cyborg Girl in forma di dorama e non di film? La storia è un intreccio talmente banale che potrebbe essere stato scritto da un bambino, e il finale è talmente forzato da deludere anche il più ben disposto spettatore.
E poi continuo a chiedermi: cosa c'è di Coreano in questo film? Forse l'ho scoperto, ma la rivelazione potrebbe essere spoiler!
僕の彼女はサイボーグ(Boku No Kanojo Wa Saiboogu - La mia ragazza è un cyborg)
Giappone, 2008 - regia di Jae-young Kwak

giovedì 22 gennaio 2009

蟲師 (Mushishi - Bugmaster)

Un giorno ero ospite a casa di amici Giapponesi: uno di loro aveva un DVD di non ricordo quale film (giapponese), e tra gli speciali c'erano i trailer di alcuni film in distribuzione da parte della stessa casa (un pò come fa la Disney nei suoi DVD). Contentissimo ho cominciato a gustarmi i trailer, e tra diverse cose interessanti ne ho visto uno che cominciava dicendo "dal regista di Akira": poi seguivano una serie di immagini tremendamente belle, penso fosse lo stesso trailer che gira in rete. Si insomma, un trailer con le contropalle, e poi alla fine dello stesso due kanji impossibili, 蟲師, che il mio amico si è affrettato a pronunciare come "Mushishi". Ho pensato: "è una bomba, e poi c'è di mezzo Ōtomo, è una garanzia"...
Parlare di trama è difficile, ma ci provo: Un bambino rimane orfano della madre a causa di una frana sul sentiero nel quale camminavano, una donna dai capelli color argento lo soccorre e si prende cura di lui. Un uomo dai capelli color argento si rifugia in un villaggio di montagna durante una tormenta di neve: il suo nome è Ginko, è un Bugmaster, cioè una specie di scienziato/medico che studia i Mushi e cura le patologie che essi causano agli esseri umani: Si perchè al mondo esistono delle entità chiamate Mushi, possono essere di varie forme, per lo più immateriali come fossero spiriti. La padrona della casa in cui Ginko si rifugia chiede i suoi servigi per curare alcuni suoi compaesani che hanno uno strano disturbo alle orecchie. A missione compiuta Ginko torna a casa sua, dove riceve un messaggio dall'assistente di Tanyuu, una giovane bugmaster, che si trova in serie difficoltà. Troverà nella sua strada un compagno di viaggio, che vaga alla ricerca di un arcobaleno sperpente. Qual'è la connessione tra Ginko, la signora dai capelli d'argento (che è anche lei una bugmaster) e il bambino orfano di nome Yoki?
Il film "Bugmaster" è un Live Action Movie, cioè non è un film che cammina sulle sue gambe, ma un lungometraggio che cerca di seguire fedelmente alcuni discorsi intrapresi dal manga dal quale è ispirato, scritto da Yuki Urushibara e intitolato 蟲師(Mushishi). L'adattamento cinematografico è stato curato a quattro mani dallo stesso Urushibara e da Sadayuki Murai, che collaborò con Ōtomo al progetto "Steamboy", sempre come sceneggiatore. Il film copre gli eventi narrati nei volumetti 2; 7; 9 e 15 del manga.
Dal punto di vista sonoro e visivo, Bugmaster è un prodotto di immensa qualità: gli effetti visivi in computer grafica, principamente riguardanti i Mushi e ciò che provocano, sono assolutamente discreti, come piccole opere di precisione quasi svizzera inserite alla perfezione nel contesto. L'ambiente naturale Giapponese è maestoso, quelle montagne ripide e farcite di vegetazione rigogliosa, accarezzate da languide nuvole d'umidità che si vedono all'inizio ti fanno esclamare "cavoli", che bello!
Ma...c'è un "ma", anzi ce ne sono parecchi: non si può fare un film con un collage di cartoline, nè con location da urlo come il villaggio di Gokayama (patrimonio UNESCO dell'umanità), nè mettendo in bocca agli attori un linguaggio "epicheggiante", nè formando un cast stellare che vede attori di calibro come Odajiri Jo e Aoi Yu. Ci vuole una storia valida, con un inizio ed una fine. Per questo critico aspramente la scelta di fare un live action movie e presentarlo al mondo come "Opera cinematografica", con il sottotitolo "dal creatore di Akira": quando nella presentazione dei film c'è il richiamo a grandi successi, è evidente che c'è qualche mancanza da colmare. Sono pure andati a presentarlo a Venezia nel 2006, Otomo con a seguito Odajiri Jo, Aoi Yu e Omori Nao. Se nelle battute iniziali la storia è bella ed intrigante, con il parallelismo tra la storia di Ginko e quella del bambino, e il mistero di questi esseri chiamati Mushi, la tensione cala vertiginosamente quando il film si trasforma in una specie di "Doctor House" del medioevo fantasy, con la narrazione di micro casi "medici" quasi auto conclusivi che il buon protagonista cerca di risolvere. Sono d'accordo sul fatto che ciò serva ad introdurre il personaggio ed i Mushi, ma allora bisognerebbe radicalmente rivedere tutta la storia e creare una sceneggiatura autoconclusiva, si insomma ci vorrebbero delle idee nuove, non uno spezzatino. La componente action, enfatizzata benissimo nei trailer, con quei ritmi da pellicola d'azione in stile americano, non esiste proprio: i ritmi sono morti, sfasati, il film è lunghissimo con le sue 2 ore e 11 minuti, vi sono spezzoni di storia che rimangono improvvisamente tronchi e situazioni stagnanti. I dialoghi, in stile epico e anticheggiante, non sono pienamente credibili.
In conclusione: può bastare il nome "Katsuhiro Ōtomo" per far bello un film? La risposta è "no". Possono bastare attori di qualità eccelsa a fare un film interessante? A meno di non essere fan sfegatati degli attori stessi, la risposta è "no". Penso che un film senza una storia si autodistrugga nel momento stesso in cui viene proiettato. E' un vero peccato perchè le potenzialità tecniche ed artistiche ci sono, la storia ha delle potenzialità enormi, il cast è incredibile, il reparto effetti visivi è all'avanguardia, la colonna sonora è buona...manca solo una cavolo di sceneggiatura!
Un'occasione sprecata, e un nome, quello di Ōtomo, dannosamente (per lui) inflazionato dal marketing del film.
[Note di traduzione] La mia quinta traduzione per Asianworld. Il file originale era sincronizzato su versioni di qualità scadentissima, ho adattato il tutto alla versione CHuMo che mi sembra la migliore in circolazione; interi spezzoni erano assenti, così con Shiho-chan abbiamo tradotto dal giapponese e inserito le linee mancanti: in alcuni punti alcune linee potrebbero sembrare fuori contesto, ma purtroppo i dialoghi sono scritti in un giapponese antico, di difficile interpretazione anche per gli stessi Giapponesi.
蟲師 (Mushishi - Bugmaster)
Giappone, 2006 - regia di Katsuhiro Ōtomo

martedì 20 gennaio 2009

クワイエットルームにようこそ (Benvenuta nella stanza tranquilla)

Dopo aver finito di tradurre 蟲師(Mushishi - Bugmaster), del quale parlerò a brevissimo, mi sono messo a cercare su IMDB la filmografia di 蒼井優(Aoi Yu): penso che la ragazzina sia una delle migliori attrici viventi in Giappone, per fortuna è rimasta fuori dal giro soft porno e idol (solo qualche fugace apparizione in riviste per ragazzine come la mia omonima "Nicola"), per fortuna c'è stato un certo 岩井俊二(Shunji Iwai) che l'ha presa sotto la sua ala protettiva sin da quando aveva 16 anni e l'ha fatta lavorare solo in progetti di qualità. Dopo una miriade di premi vinti, la brava Yu lavora senza sosta e in nove anni di carriera può già contare 29 film. Tra questi, ne ho trovato uno dal titolo interessante: クワイエットルームにようこそ(Kuwaietto Ruumu Ni Youkoso - Benvenuta nella stanza tranquilla). Sarà un film dell'orrore? Sarà un film strano?
Asuka è una reporter per una rivista di moda: la sua vita è correre, telefonare, correre, telefonare, correre. Asuka apre gli occhi, vede un soffitto, delle luci al neon, e sente dei suoni strani. Lo stordimento che attanaglia la sua testa è tremendo, prova a muoversi ma appena lo fa si rende conto di essere legata, completamente immobilizzata in un letto. Prova a chiamare qualcuno ma nessuno arriva, vede solo una ragazza scheletrica che da dietro una porta d'acciaio le bisbiglia qualcosa. Poi arriva un'infermiera, la Eguchi, che la informa di essere ricoverata nell'ospedale psichiatrico Joseikai, reparto di massima sicurezza. Con la piccola grande conquista di potersi per lo meno sedere sul letto, ed incontrare il suo bizzarro fidanzato, Tetsuo (autore di programmi demenziali per la TV Giapponese e famoso per sottoporre le sue natiche ai più tremendi supplizi davanti alle telecamere tanto da essere riconosciuto più dalle natiche che dal viso), Asuka comincia un percorso che la porterà a capire in che modo sia finita su quel letto.
Ritorniamo ad 蒼井優(Aoi Yu) solo per un momento, solo per dire che lei non è la protagonista, ma interpreta una ragazza di nome Miki afflitta da problemi alimentari e sfoggia una costituzione ai limiti dell'anoressia. La protagonista, Asuka, è interpretata dalla bravissima 内田有紀(Uchida Yuki). Questo film è particolare per alcuni aspetti:
- Se avete visto il divertentissimo イン・ザ・プール(In Za Puuru - Nella Piscina), di Miki Satoshi, non potete non ricordare l'attore che interpretava il divertentissimo psichiatra pazzo con la camicia leopardata: beh, l'attore che lo interpretava, 松尾スズキ(Matsuo Suzuki) (che non ha tutte le rotelle al loro posto), è il regista di questo film.
- Questo è uno dei pochi film dove potrete vedere dei mostri sacri del cinema Giapponese come 庵野秀明(Anno Hideaki) (Neon Genesis Evangelion, Ritual, Cutie Honey, Love & Pop) e 塚本晋也(Tsukamoto Shinya) (A Snake Of June, Bullet Ballet, etc.) recitare in dei fantastici cameo.
- Pur essendo un film drammatico, non potrete fare a meno di ridere a crepapelle in alcuni momenti, e comunque di affrontarne la visione con "cuor leggero".
クワイエットルームにようこそ(Kuwaietto Ruumu Ni Youkoso - Benvenuta nella stanza tranquilla) non è una storia di pena e punizione, ma di redenzione. Dalle prime battute, i guardiani della povera Asuka possono sembrare aguzzini: si scoprono invece essere angeli salvatori. Penso che non sia assolutamente facile parlare di depressione. Tanto discussa, inflazionata, sminuita, la depressione è una vera malattia, e per riuscire ad entrarci in questo modo il buon Suzuki Matsuo ci dev'essere passato. E' come se il mondo attorno a te esplodesse: la prima cosa da fare è ricreare un microcosmo di realtà attorno a sè, e allora l'ospedale psichiatrico diventa da prigione un comodo e sicuro rifugio, gli angoli si smussano, gli ingranaggi si oliano, e si ha sotto i piedi un buon terreno morbido di soffice erba verde sul quale camminare e guardarsi intorno. E se ci si guarda intorno con calma si vedono cose che prima non si vedevano. Non c'è più bisogno del cellulare, non si deve più rispettare una deadline, ma ci si può commuovere per un piccolo insignificante avvenimento, per esempio, o tentare di rimettere a posto i pezzi di una vita muovendo le tessere di un puzzle. E la vera sfida, attende all'esterno, all'uscita, quando la cura finisce, il sole illumina di nuovo la pelle, e si ricomincia. E tutto il film sta proprio qui, in un finale che lascia aperto un dilemma, un dilemma atroce.
Una storia scritta estremamente bene, ambientata in un set chiuso (un paio di stanze in tutto), recitata da attori di prim'ordine, come l'incredibile Yuki Uchida, che solo a guardarla legata in quel letto, sporca di lavanda gastrica chiamare "qualcuno" con quella voce giapponesemente cortese ma educatamente disperata, convince e stupisce. Yu Aoi è impressionante nel ruolo di Miki; Ryou interpreta egregiamente l'infermera Eguchi nella sua freddezza "robotica", poi non posso dire che sorte spetta ai cameo interpretati da Shinya Tsukamoto e da Hideaki Anno, ma c'è da ridere, e tanto pure!
Che bel film, davvero, un film ottimista, ma pessimista; un film drammatico ma estremamente divertente, un film leggero ma incredibilmente profondo. Non vedevo un film giapponese così bello da molto tempo. Sarà la mia prossima traduzione.
クワイエットルームにようこそ(Kuwaietto Ruumu Ni Youkoso - Benvenuta nella stanza tranquilla)
Giappone, 2007 - regia di 松尾スズキ(Matsuo Suzuki)

domenica 18 gennaio 2009

亀は意外と速く泳ぐ (Le tartarughe nuotano più velocemente di quanto si pensi)

A parte la pessima esperienza della visione notturna di 図鑑に載ってない虫(Zukan ni nottenai mushi - Deathfix, Live And Let Die) al Far East Film Festival del 2008 (che vede un quasi suicidio artistico della talentuosa Rinko Kikuchi che dopo la candidatura all'Oscar si è buttata in una follia del genere), il regista 三木聡(Miki Satoshi) ha finora creato film estremamente folli e divertenti, e perle di bellezza come il recente 転々(Ten-ten - Adrift In Tokyo). Penso che il film in questione, 亀は意外と速く泳ぐ(Kame wa igai to hayaku oyogu - Le tartarughe nuotano più velocemente di quanto si pensi) si possa annoverare assieme a イン・ザ・プール(In Za Puuru - Nella Piscina) tra uno dei suoi esercizi di comicità surreale meglio riusciti.
上野樹里(Ueno Yuri) è Suzume Katakura, una giovane ragazza che vive la sua vita di moglie e casalinga con la sola compagnia di una tartaruga acquatica: il marito di Suzune infatti lavora all'estero. Nulla d'interessante succede mai nella sua vita, e tutto succede invece agli occhi di uno spettatore incredulo: Suzune è circondata da personaggi incredibilmente bizzarri, come l'idraulico che quasi la costringe ad andare nel suo negozio per vedere un calamaro fritto ripieno di riso che tiene in formalina dopo averlo trovato incastrato in una tubatura (...). Suzune ha un'amica ancora più bizzarra, Kujaku Ogitani, stessa età, assieme sin dalla nascita ma dai caratteri diametralmente opposti. Sembra rassegnarsi alla piattezza della sua bizzarra vita quando, sotto una valanga di mele (...) vede, attaccato ad un palo, un microscopico manifesto pubblicitario di un'agenzia di spie. Il manifesto sarà grande 5 millimetri, Suzune contatta la suddetta agenzia. Il fatto che Suzune l'abbia trovato essendo così piccolo, convince i "titolari" ad assumerla come spia, e come anticipo spese le consegnano 5.000.000 di Yen. La vita di Suzune non sarà più la stessa, è scontato, ma come si evolve questo film, scontato non lo è affatto...vedere per credere!
Cominciamo a dire che mi sono (un pò) ricreduto su Yuri Ueno: la sua recitazione in スウィングガールズ(Swing Girls) è pesante, e anche il suo lavoro nel drama のだめカンタービレ(Nodame Kantaabire) è riportato essere di simile natura, ma qui dimostra innanzitutto di poter reggere bene il ruolo di moglie e casalinga con i suoi 23 anni d'età, le smorfie poi quasi non ci sono ed è gradevolissima pur recitando in dei contesti estremamente bizzarri. Una conferma invece viene da 蒼井優(Aoi Yu), che interpreta l'amica di Suzune, Kujaku Ogitani, e che si conferma estremamente adattabile a QUALSIASI ruolo le venga assegnato nella miriade di film che sta girando. E' interessante l'argomento del vivere una vita monotona e pensare di vivere una vita speciale: le cose diventano incredibilmente più intriganti pur essendo sempre uguali: mi ricorda tanto True Lies, con Arnold Swarzenegger e Jamie Lee Curtis, un film che adoro. Il tema della vita di coppia Giapponese è ormai scontato: secondo me i Giapponesi non dovrebbero proprio sposarsi, tanto conducono una vita da schifo da sposati, ma non a causa di chissà che, ma a causa dei loro stessi comportamenti e della loro mentalità. Il film pur non essendo corto è snello, rallenta e si perde leggermente nei tre quarti della sua durata, ma rimane comunque di buon livello visto il genere e il target di distribuzione da pellicola indipendente. La storia è estremamente originale e non posso che dare atto al mitico Miki Satoshi della sua genialità ed apprezzare la sua comicità: finalmente una comicità Giapponese che fa veramente divertire pur non essendo eccessiva nè forzata (come in Deathfix che NON dovete assolutamente guardare). Questo invece non potete perdervelo!

Ho avuto il privilegio di conoscere di persona quel pazzo di Miki Satoshi al FEFFX (nella foto con me, Weltall e Rosuen)! Formidabile!

亀は意外と速く泳ぐ(Kame wa igai to hayaku oyogu - Le tartarughe nuotano più velocemente di quanto si pensi)

Giappone, 2005 - regia di 三木聡(Miki Satoshi)