lunedì 29 settembre 2008
ただ、君を愛してる (Semplicemente, Ti Amo)
domenica 28 settembre 2008
女子競泳反乱軍 (Giovani Nuotatrici ribelli)
Le ragazze pronte alla guerra, non tutte con una posa agguerrita, ma a noi non interessa, basta che ci sia la "diga"!!
Sayaka ed Aki in una scena di sopracitato amore fraterno e "tette all'esterno"...
E come potevo non citare l'arma definitiva, la pinnetta da nuoto con lame a molla (avvertenza, non è letale se non è portata da una ragazza sexy)
Che dite lo traduco?
女子競泳反乱軍(Joshi kyō eihan rangun - Giovani Nuotatrici ribelli)
Giappone, 2007 - regia di 川野浩司(Kōji Kawano)
スウィングガールズ (Swing Girls)
Giappone, 2004 - regia di Shinobu Yaguchi
そのときは彼によろしく (Say Hallo For Me)
それでもボクはやってない (Comunque sia, non sono stato io)
ト二ー滝谷 (Tony Takitani)
ト二ー滝谷 (Tonii Takitani - Tony Takitani)
Giappone, 2004, regia Jun Ichikawa
フラガール (Hula Girls)
Quando mi sono deciso a vedere questo film, ero preparato ad assistere ad una roccambolesca commediola di ragazzine e donne che tentano di imparare a ballare la danza Hawaiiana: era notte e la mia collega Stefania voleva vedere un film divertente. Già dopo mezz'ora di film ci siamo resi entrambi conto del fatto che Hula Girls era tutt'altro che un filmetto, e cercavamo di nascondere la commozione dietro finte pose di stanchezza o finti improvvisi raffreddori...フラガール (Fura Gaaru - Hula Girls)
Giappone, 2006 - regia Sang-Il Lee
ごめん (Scusami)
ラブ&ポッパ (Love & Pop) e 援助交際( Enjo-kōsai)
Sperimentazione è la chiave visiva di questo film, dove ogni inquadratura è cinematograficamente inedita o quasi, e il regista piazza macchine da presa un mezzo alle gambe di giovani ragazze come dentro forni a microonde o modelli di treni elettrici. Tralasciando una sola inquadratura fastidiosa, il fil è gradevolissimo ed interessante, ed è una gioia vedere i luoghi conosciuti nella realtà, come il canale dei titoli di coda che ho fortuitamente ed inconsapevolmente fotografato quando ero lì, nella strada tra Ebisu e Shibuya!!
ヒノキオ(Hinokio: Intergalactic Love)
Satoru apre gli occhi, tutto è sfumato, le ferite sul suo viso bruciano e tutt'intorno è bianco, sono tutti vestiti di bianco e sono tutti attorno a sua madre, Sayuri, sdraiata in una barella accanto alla sua, inanime. Gli uomini bianchi si accalcano intorno lei e i macchinari attorno a lei gracchiano di suoni d'allarme. Gli uomini in bianco si arrendono, staccano le macchine, e separano i due con una tenda bianca. Sarà l'ultima volta che Satoru vedrà sua madre. Satoru rimane solo con suo padre, Kaoru, un ingegnere robotico. Satoru non cammina più, non riesce più ad uscire di casa, non parla più con suo padre. Kaoru allora costruisce un robot, il modello "603", e costruisce in camera di Satoru una postazione dalla quale il bambino può controllare il robot. Satoru comincia la sua riabilitazione al mondo esterno, rivivendo il mondo attraverso gli occhi del suo robot, e frequenta la scuola elementare che sperimentalmente ha consentito l'accesso a tecnologie come questa. Una realtà virtuale che si capovolge, in questo caso, diventando una "virtualità reale": non è Satoru ad esplorare un mondo nuovo, ma è il "nuovo", un robot, ad esplorare il solito vecchio mondo per lui. Hinokio è composto di leghe di titanio, plastica, e per alleggerire il peso totale, legno di cipresso Hinoki, da qui il soprannome che gli hanno da subito assegnato i compagni di scuola. Le cose non sono subito facili per Hinokio, la scuola giapponese non è un ambiente facile da vivere per nessuno, tantomeno per un robot, ma gli sceneggiatori sono stati abbastanza clementi nei suoi confronti, e per fortuna sua, Hinokio possiede abilità che vanno ben oltre l'immaginazione di tutti coloro che gli stanno attorno. Tra i compagni di scuola di Satoru, poi sta andando di moda un videogioco segreto, Purgatory, al quale si può accedere da porte nascoste in altri videogiochi. Satoru, durante le pause dalla sua navigazione "reale" cerca di accedere a Purgatory, come fanno i suoi compagni. Ci riesce in una manera inaspettata, e poco a poco si accorge che il videogioco è collegato alla realtà. Gli eventi porteranno Satoru e i suoi amici ad una nuova consapevolezza della realtà, con l'aiuto della realtà virtuale che continuano ad inseguire. Per una volta la tecnologia non è alienante, ma è integrante, per chi non è in grado di affrontare il mondo con le proprie forze.青の炎(La Luce Blu)
誰も知らない (Nobody Knows)
La scorsa notte ero a lavoro per coprire un turno N, dalle 22 alle 6. Avevo il computer pronto per la visione di uno dei tanti film che ancora aspettano di essere visti, quando una mia collega mi si è avvicinata dicendo che voleva farmi compagnia nella visione. Considerato che, vista la mia passione per il cinema asiatico e visto che i film che ancora devo vedere sono estremamente particolari, ho pensato di rivedere assieme a lei uno dei film giapponesi che mi ha più colpito per bellezza, tristezza e particolarità: 誰も知らない (Dare mo shiranai), che tradotto in italiano vuol dire "nessuno sa". Finito di girare nel 2004 da Hirokazu Koreeda, tratta in maniera assai meno cruenta degli avvenimenti meglio noti in Giappone come 巣鴨子供置き去り事件(sugamo kodomo okisari jiken), cioè "L'incidente dei bambini abbandonati di Sugamo". Potete leggere il report su quegli avvenimenti qui. I fatti avvennero a 西巣鴨(Nishi-Sugamo - Sugamo ovest, Tokyo) tra il 1987 e il 1988. Nella versione romanzata da Koreeda questi sono gli avvenimenti: Keiko Fukushima, una giovane donna, trova una nuova casa in un nuovo quartiere a Tokyo, assieme a lei il piccolo Akira, di 12 anni. Dopo aver espletato le formalità di rito con i padroni di casa, il signor Yoshinaga e la giovane moglie Eriko, i due danno inizio al trasloco portando nel nuovo appartamento le loro cose, tra cui due grandi trolley. Completate le operazioni e salutati gli operai, i due trolley cominciano a muoversi da soli. L'allegria di Keiko e Akira nel vederli stupisce, e stupisce conoscerne il contenuto: sono i due fratellini minori di Akira: Shigeru e Yuki. La mamma un pò spiantata li ha trasportati in segreto per riuscire a trovare una casa che fosse nelle sue possibilità finanziarie. Alla stazione intanto attende un'altra sorella, Kyoko. Riunita la famiglia dopo il roccambolesco trasloco, Keiko ricorda ai figli le regole: niente chiasso, nessuno può uscire di casa se non Akira, il più grande e il responsabile delle faccende domestiche. Visto che la lavatrice si trova sul balcone, Kyoko, la seconda per età ed addetta al lavaggio della biancheria devo per forza sgattaiolare fuori in balcone. Keiko va avanti così da anni per evitare che i quattro bambini siano separati dai servizi sociali, e addirittura non li manda a scuola. Passano i giorni e Keiko si vede sempre meno a casa, sempre presa da impegni "mondani", uomini e locali notturni. Torna sempre più tardi a casa, spesso puzzolente di alcool, e a volte non torna proprio. La donna ha una storia con un uomo, al quale però non fa menzione dei quattro figli, avuti peraltro da quattro uomini diversi. Dopo un'assenza da casa durata un mese, Keiko torna, e poi riparte per non tornare mai più. Akira all'inizio tiene le redini della situazione abbastanza bene, riesce a pagare le bollette, a nutrire i quattro fratelli, ma ben presto i soldi finiscono, vengono tagliate energia elettrica e gas, poi anche l'acqua. Arriverà presto una terribile e sconcertante conclusione.ラフ (Rough)
Finalmente sono riuscito a vedere Rough, Complice un barbosissimo turno notturno a lavoro. Rough è il secondo film della prodotto dalla Toho tratto da un manga di successo, come prima di esso Touch. Elemento portante del film è manco a dirlo la ormai superstar Masami Nagasawa, cresciuta con amore dalla casa produttrice che l’ha fatta diventare, secondo i sondaggi, la moglie ideale del Giapponese medio: donna per modo di dire, visto che Masami è nata nel 1987, ha solo 20 anni (Questo a dimostrare quanto siano precoci le Giapponesi a crescere ma soprattutto ad arrivare al successo, in una società dove la giovinezza è un mito che da potere e possibilità, e una caratteristica da preservare con sforzi estremamente gravosi).La storia parla di un ragazzo che si chiama Keisuke Yamato, atleta nella squadra di nuoto della scuola e eterno fallito, tanto che il suo soprannome storico è "Baccalito", fusione di Baccalà e fallito. Siamo all’ennesima gara e Keisuke come al solito ascolta musica d’epoca dal walkman a cassetta del nonno e gioca al rompicapo vocale giapponese delle sillabe. L’ultima parola che gli esce, prima che venga dato lo start è "pesce volante", e mentre lo pronuncia si gira verso un minacciosissimo avversario vestito di un costume a pelle di squalo nero tipo impero Star Wars. Il minacciosissimo avversario, al secolo Hiroki Nakanishi, primo anno di università, lo straccia migliorando pure il record del Giappone per i 100 metri stile libero. In tribuna Ami Ninomiya, interpretata dalla Nagasawa, tifa impazzita per l’eroe Nakanishi. Sembra il tripudio per il primatista quando a Keisuke parte un tendine o qualcosa del genere, e getta un urlo ammutolendo il palazzetto. Il suo sforzo di raggiungere lo stesso, nonostante l‘infortunio il traguardo distrae la folla dalla mirabile impresa del nero Nakanishi, e per questo Ami, supertifosa e amica intima dello stesso, si arrabbia a morte con Keisuke. La rabbia della ragazza nei confronti di Keisuke arriva però da molto lontano, le famiglie Yamato e Ninomiya infatti sono state in guerra in passato in quanto entrambe produttrici di dolci, Yamato l’aveva spuntata portando il vecchio Ninomiya alla morte per malattia. Nasce una serie di avvenimenti, schermaglie amorose, rivalità e scene comiche, e viene inserita anche la classica tragedia di ogni buon film romantico giapponese che si rispetti, e il fulcro di tutto questo sarà il percorso fisico, sportivo ed interiore di Keisuke per arrivare a battere il cavaliere nero Nakanishi.
Un racconto estremamente gradevole, ben sceneggiato, in grado di strappare sincere risate e di commuovere come ogni film Giapponese di questo genere sa fare. Amicizia, amore, rivalità, tragedia, delusione. Visto il mio amore per Masami Nagasawa, non potevo assolutamente mancare la visione di questo film, e soprattutto il fatto che questa volta lei non baci nessuno mi rende anche poco geloso! Non ho mai letto il manga, per cui non sono in grado di dare un giudizio sulla sceneggiatura, ma altre fonti riportano una buona trasposizione degli avvenimenti condensati mirabilmente in due ore di girato. Merita una menzione il fenomeno Masami Nagasawa, che dopo 世界の中心で、愛をさけぶ(Sekai No Chushin De, Ai Wo Sakebu - Gridare Amore Dal Centro Del Mondo, di Yukisada Isao, Toho 2004) ha avuto un crescendo inimmaginabile di popolarità: la sua presenza salva a priori il film. Al contrario di molte attricette della su astessa categoria la Nagasawa riesce sempre ad essere credibile e la sua interpretazione coinvolgente. Chiaramente la produzione non ha rinunciato ad attirare il pubblico maschile con delle inquadrature studiate ad hoc della ragazza in costume da bagno (Ami Ninomiya infatti è una tuffatrice dalla piattaforma, se pur di scarso livello agonistico): sono veramente curioso di vedere se i suoi talento e popolarità si preserveranno con l’andare avanti degli anni, o se invece il suo è solo un mito di giovinezza destinato a svanire. Guardando il film non ho potuto fare a meno di riflettere su quanto in Giappone i canoni di età siano diversi rispetto ai nostri: prendiamo il forte Nakanishi, rivale di Yamato: è solo un pischello del primo anno di università, eppure si atteggia a navigato uomo, fulcro di saggezza e dispensatore di perdono e comprensione nei confronti dei più giovani. Da noi un ragazzino al primo anno di università è più o meno una merdaccia pelosa. Ma i ragazzi giapponesi sono tutti saggi come quelli dei teen-movie? Quelli che ho conosciuto non sono così, bah. Abbiamo anche un bel po’ di pubblicità occulta: la Japan Swim, cioè la federazione di nuoto Giapponese è la padrona delle scene di gara e di alcune inquadrature chiave del film: poi gli sponsor collegato come l’italianissima Arena cura lo swimwear degli atleti, in quasi ogni inquadratura, poi la ANA, la Seiko e via dicendo. Per Kentaro Otani, alla prima pellicola di alta popolarità, riprese nella norma per le scene di dialogo, ma assolutamente eccezionali ed entusiasmanti per le scene di gara in piscina: mai visto nulla del genere davvero. Di certo non è un film sopra la media, ma comunque una visione gradevole ed allegra, commovente ed emozionante, che non deluderà nessuno.
嫌われ松子の一生(Kiraware Matsuko No Issho - La Vita dell'odiata Matsuko)
Tradurre letteralmente il titolo di questo film è cosa ardua, soprattutto se si vuole che il titolo non sia brutto. Il verbo 嫌う(kirau) vuol dire "odiare", 嫌われ者(kirawaremono) è una persona odiata fin quasi al disprezzo, quindi 嫌われ松子(kiraware Matsuko) è l'odiata Matsuko. I distributori internazionali hanno preferito smorzare i toni con un semplice Memories Of Matsuko, quasi a voler togliere un che di spoiler a questo titolo controverso che mi ha impegnato assai (da qui la mia ignoranza in lingua Giapponese..). La prima persona che me ne ha parlato è stata Stefy che è stata al Far East Festival di quest'anno, dove appunto è stato presentato questo film, il secondo lavoro di Tetsuya Nakashima. In Giappone il flim ha visto le sale già l'anno scorso, e addirittura si è arrivati a finire il drama correlato (una mini serie TV con attori diversi basata sulla trama di un film famoso, per saziare la gioia dei fan che non si accontentano): questo dimostra la lentezza con la quale vediamo arrivare questi lavori in occidente. Incantato dal bellissimo 下妻物語(Kamikaze Girls), ho subito preso a cuore questo film e visto che non erano disponibili i sottotitoli, ho scaricato quelli in inglese esistenti in rete, li ho adattati alla versione che avevo (ViTO), e li ho tradotti. Risultato: come per 世界の中心で愛をさけぶ(Gridare Amore Dal Centro Del Mondo) ho vissuto per diverse ore con questo film ascoltando ogni dialogo, correggendo il mio file SRT e riassegnando molte linee stranamente attribuite a personaggi sbagliati. Ho passato ben due turni notturni a lavoro attaccato a questo film, fino a sentire un pò come mia questa storia, che, arrivati al finale, mi ha strappato delle lacrime. Queste esperienze di traduzione da un lato rovinano una visione lineare della pellicola, eliminando totalmente quello che il regista vuole trasmettere con il montaggio, il ritmo delle inquadrature; dall'altro lato instaurano una empatia coi personaggi che si sviluppa rivedendoli più e più volte nella recitazione di una scena, nel cercare di capire se quello che stanno dicendo corrisponde esattamente al sottotitolo oppure no. Dopo aver completato la traduzione del film, sono andato da Weltall, abbiamo collegato la memoria Flash al computer, e con Rosuenn ci siamo immersi nella visione di quello che per me era consuetudine, per loro una novità. Una visione non stop a velocità normale mi ha dato così finalmente un'immagine completa del film e della storia.Sho è un ragazzo spiantato e con la testa tra le nuvole che vive a Tokyo, dove si è trasferito per diventare musicista, ma la sua vita è andata a rotoli a causa della sua inedia. Un giorno si presenta a casa sua Norio, il padre, con in mano un'urna cineraria. Si tratta di Matsuko, una zia mai conosciuta, sorella maggiore del padre, assassinata barbaramente qualche giorno prima. Il padre assegna a Sho il compito di ripulire l'appartamento dove viveva Matsuko, un appartamento vicino alla riva di un fiume. L'appartamento è ricolmo di immondizia, lurido come il rifugio di un senzatetto, il vicino di casa è un pazzo metallaro col corpo pieno di tatuaggi, le pareti sono tappezzate di poster degli 光GENJI(Hikaru Genji), una boy band degli anni ottanta non proprio consona ad una signora di 53 anni quale era Matsuko, che a detta del vicino era odiata da tutto il vicinato; e come se non bastasse all'asterno della sua casa ronzano loschi figuri che sanno tanto di Yakuza e si interessano proprio a lui. L'incertezza assale Sho che stordito da questa mole di stranezze viene risvegliato dal detective della polizia che segue il caso, che gli rivela che sua zia era tutt'altro che spiantata: era una amata e popolare professoressa di scuola media. Comincia così un viaggio di scoperte che porterà Sho a conoscere l'esistenza di Matsuko, sua zia, vissuta a cavallo tra le epoche Showa ed Heisei, tra bordelli, attrici porno, personaggi bizzarri, amori folli, botte da orbi, sofferenza: una fantastica e tragica avventura che si concluderà con un pestaggio selvaggio da parte di chissà chi poco sopra l'argine di un fiume.
Tetsuya Nakashima, proveniente dal mondo della pubblicità, sa bene come stupire l'occhio dello spettatore, e come già in 下妻物語(Kamikaze Girls) anche qui non risparmia toni estremamente contrastati nella palette dei colori delle immagini, assieme ad un uso ossessivo di lenti grandangolari, riprese meccanizzate, steadycam e tutto un repertorio tecnico-cinematografico che è assieme un "già visto" e una "novità". Indubbiamente una firma di autore, come Picasso disegnava solo inutili linee senza senso, Nakashima fa i film in questo modo: la critica afferma che questa pellicola possa essere l'affermazione definitiva di uno stile, mentre qualcun altro ritiene l'estremizzazione visiva si interessante ed impressionante, ma non applicabile a tutti i generi di film. Personalmente, una storia tragica come questa, girata in maniera classica, avrebbe raggiunto il baratro della tragicità fine a se stessa oltrepassando un fragile equilibrio oltre il quale non si può andare: intendo, è impossibile che una persona possa vivere un'esistenza così. Secondo me questo stile di ripresa da videoclip accompagnato da una incredibile colonna sonora (scritta da un italiano, Gabriele Roberto, vincitore per questo lavoro dell'oscar Giapponese) in salsa musical, salva il film e lo rende originale. Il montaggio non lineare fatto di continui flashback e flashforward mantiene viva l'attenzione dello spettatore non lesinando colpi di scena incredibili. Ho letto da quanche parte che questa sceneggiatura, nelle mani di un altra persona, avrebbe generato solo un pasticcio. Pensiamo a Crazy Lips, un Pinku Eiga che pretende di fare il musical, l'horror e il film di arti marziali: Memories Of Matsuko è un film estremamente drammatico che vuole fare il musical, il film romantico e la saga. I risultati sono evidenti: Nakashima ha stoffa e se la cava, anche inciampando in un inizio incerto a totale discapito del personaggio di Sho che invece si rivelerà poi elemento in parte risolutore della storia, dimostrando una sensibilità non propria del teppistello che il regista dipinge nei primi minuti. Un altro neo è l'improbabile concentrazione di eventi tragici nella storia, che se pur possibile risulta esagerata: questo però, da un altro punto di vista, potrebbe essere un lato positivo soprattutto se si guarda a come gli stessi eventi tragici conducono inesorabilmente ad un pre-finale assolutamente non scontato. Il finale poi è tutta un'altra cosa, si abbandona alla più classica tradizione Giapponese dello "strappalacrime per forza": lacrimoso ma riappacificatore, risolutore, bello. Se vogliamo fare il gioco del "già visto in", sfido chiunque a dirmi dove ha già visto l'attrice che interpreta Kumi, la sorella malata di Matsuko: dopo diversi minuti non ci sono arrivato e ho guardato su IMDB: è Mikako Ichikawa, interpetava la collega del padre del bambino in 今会いにやきます(Be with you). La superstar del film è senza dubbio Miki Nakatani, bellissima e bravissima sia nella recitazione che nel canto (fa la cantante...). Kou Shibasaki (Ritsuko in Gridare Amore Dal Centro Del Mondo e Mitsuko in Battle Royale) interpreta come quasi cameo la ragazza di Sho; Anna Tsuchiya (Aoi Suzuishi, la ragazza del Go in The taste of Tea, Ichigo la teppista in Kamikaze girls) fa un'apparizione fugace, cossiccome Yu Aoi (Alice in Anna & Alice di Iwai, Shiori Tsuda in All Abou Lily Chou Chou).
In conclusione: un film bello, emozionante, non scontato, una gioia per gli occhi e un esercizio di stile per un bravissimo regista, che non è male neanche come sceneggiatore. Di certo è da vedere.
嫌われ松子の一生(Kiraware Matsuko No Isshou - La Vita dell'odiata Matsuko)
Giappone, 2006 - regia Tetsuya Nakashima

